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15 Febbraio 2022

Un maestro di negromanzia al tribunale dei demoni

tribunale dei demoni

Da una cronaca medievale ambientata in una scuola di magia, fra maestri di negromanzia, studenti e tribunali infernali presieduti da demoni

Molti strumenti economici che sono parte integrante della società contemporanea, come i prestiti, gli assegni e i contratti firmati, hanno cominciato a diffondersi su larga scala proprio nel Medioevo. Non mi riferisco alla loro prima apparizione, la quale in certi casi è ben più antica, ma al fortissimo legame che si instaurò fra gli individui e le sovrastrutture normative. Nel Medioevo fiorirono istituzioni di raccolta ed erogazione di credito (banche, assicurazioni, organizzazioni corporative), le persone si rivolgevano alle relative figure competenti (banchieri, avvocati, notai) e questo generò una metamorfosi nel pensiero comune.

Era più che normale sottoscrivere un contratto per regolamentare una qualsiasi questione commerciale, come il diritto di pescare anguille nel fiume di pertinenza dell’abbazia o la registrazione della “paga gabelle”, ossia una “taglia” sulle merci in transito nel castello che doveva essere versata al camarlengo1, le cui modalità di riscossione potevano a loro volta esser messe sotto contratto, appaltando ai privati che agivano individualmente o in forma associata2.

Questa rivoluzione socio-economica, che ha tutte le carte in regola per esser considerata all’origine del capitalismo, non poteva limitarsi alla sola sfera lavorativa. Perché di firme e contratti si cominciò a parlarne anche in ambito soprannaturale, grazie ai fantastici racconti di patti col diavolo che ci son pervenuti tramite i manoscritti, cosa che non era mai avvenuta prima di allora.

Cesario di Heisterbach nel suo “Dialogo sui Miracoli” mette in scena un’affascinante rappresentazione della burocrazia infernale, raccontandoci di un maestro di negromanzia che per colpa di uno stuolo di studenti scapestrati finisce ad arringare demoni in un vero e proprio tribunale dell’Aldilà3.

“Il nostro compagno monaco, Gotteschalk, di Volmarstein, mi ha raccontato una storia che non devo omettere. Un giorno chiese al suddetto Filippo di dirgli qualcosa di più riguardo le cose straordinarie che aveva visto nella pratica della sua arte, e l’altro rispose così: “Ti dirò una cosa meravigliosa che è effettivamente accaduta a Toledo durante la mia stessa vita. C’erano in quella città molti studiosi di diversi paesi che studiano l’arte della negromanzia, e tra questi alcuni giovani della Svevia e della Baviera, che, udendo dal loro maestro certe incredibili affermazioni, e determinati a cercare la verità, gli dissero: “Maestro, ti preghiamo di darci una dimostrazione oculare di quello che ci hai detto, così da migliorare i risultati dei nostri studi. Il maestro cercò di scoraggiarli, ma non ci riuscì, a causa della testardaggine comune fra i popoli delle loro nazioni.”

A Toledo, nella Spagna medievale, secondo l’autore si studiavano le arti della negromanzia in vere e proprie scuole, dove si raccoglievano studenti di diversi paesi. Questo mito è ripreso anche da Guglielmo di Malmesbury, che giustifica le conoscenze magiche del “Papa diavolo” con gli studi nel regno della magia saracena: Hispalis (Siviglia), dove abitavano i più importanti astrologi, profeti, evocatori e negromanti.

Il prete negromante di nome Filippo, che abbiamo già conosciuto grazie a una sua precedente avventura demoniaca (vedi l’articolo “Storie di evocazioni demoniache e patti col diavolo“), ci racconta di un maestro di quella che potrebbe essere definita come una vera e propria scuola di magia (Dipartimento specialistico in “Negromanzia”), e della strana richiesta portata avanti dai suoi adepti. Insomma una Hogwarts medievale in una realtà storica accurata.

Gli adepti, fra cui figurano alcuni giovani di Svevia e Baviera (riconosciuti come i più irrequieti dall’autore proprio in virtù dei loro luoghi d’origine), si aspettano una dimostrazione pratica su come evocare demoni. Il maestro dapprima tenta di dissuaderli, poi cede all’insistenza delle giovani menti. All’ora prestabilita, probabilmente mezzogiorno “perché il potere demoniaco è al suo massimo a quell’ora”4, il maestro dà inizio all’evocazione.

“E così, all’ora prestabilita li condusse in un campo, disegnò un cerchio intorno a loro, e li avvertì, sotto pena di morte, di restare all’interno del cerchio, e di non dar nulla a chiunque voglia chiedere o prendere nulla a chiunque voglia offrire. Poi si allontanò da loro e chiamò i demoni con i suoi incantesimi.”

Come da tradizione, il maestro di negromanzia porta i suoi adepti in un campo e dopo aver tracciato intorno a loro un cerchio (probabilmente con una spada), li avverte di non abbandonare mai quel segno, per nessun motivo. Inoltre si raccomanda di non accettare o offrire alcunché, poiché i servi del maligno avrebbero sfruttato lo scambio per i loro fini diabolici (altra rappresentazione della “burocrazia infernale”).

“Immediatamente i demoni si mostrarono sotto l’aspetto di soldati ben armati, che cominciarono a combattere intorno ai giovani. Facevano finta di morire, stendevano le lance e anche le spade contro di loro, cercando in tutti i modi di indurli a lasciare il cerchio. Quando scoprirono che ciò non serviva, si trasformarono in ragazze molto belle e danzarono attorno a loro, invitando i giovani con ogni genere di movimento seducente. Uno dei demoni, il più bello del gruppo, scelse uno degli studiosi, e tutte le volte che gli si avvicinava danzando gli porgeva un anello d’oro, infiammandolo di suggestione interiore e movimenti del corpo per amarlo. Dopo averlo fatto più e più volte, il giovane fu finalmente sconfitto, e mise il dito fuori dal cerchio per ricevere l’anello, e subito il demone lo tirò fuori prendendolo per il dito, e scomparve con lui.”

I demoni si palesano sotto forma di soldati armati e cominciano a combattere intorno al cerchio, dando inizio a una mischia per spaventare i giovani e indurli a uscire. Non riuscendoci però cambiano strategia. Si tramutano in belle ragazze e provano a sedurli. Un demone riesce a infilare un anello d’oro al dito di un giovane e così facendo infrange la “legge del cerchio”: lo afferra per il dito e lo porta via con sé, all’Inferno.

“Non appena la preda fu catturata, il gruppo di giovani fu avvolto in una nebbia vorticosa. Gli adepti sollevarono un grido, il maestro corse da loro, e tutti si lamentarono con lui della perdita del loro compagno. Rispose: “Non è colpa mia, voi avete spinto a questo; Vi avevo detto cosa sarebbe potuto accadere; non lo rivedrete mai più.”
Loro subito risposero: “Se non lo porterai indietro, ti uccideremo”.
Temendo per la sua vita, perché sapeva quanto sono pazzi i bavaresi, il maestro rispose: “Proverò a vedere se ci può essere qualche speranza per lui.” Allora evocò il capo della banda dei demoni, gli ricordò tutto il suo fedele servizio e gli disse che sarebbe stato un duro colpo per il suo insegnamento e che sarebbe stato ucciso dai suoi allievi se il giovane non fosse stato portato indietro.
Il diavolo fu mosso a compassione e rispose: “Domani terrò un consiglio in un luogo simile per amor tuo; devi essere presente, e se riuscirai in qualche modo a riportarlo indietro dal voto dell’assemblea, ne sarò lieto”.

Non lo rivedrete mai più” dice il maestro ai suoi adepti. Tuttavia, quei pazzi dei bavaresi non ci stanno. Arrivano perfino a minacciarlo di morte per rivedere il proprio compagno. E quindi il maestro è costretto a dare inizio a una nuova evocazione, questa volta indirizzata al capo dei demoni. Il capo dei demoni emerge dall’Oltretomba e, “mosso a compassione“, lo rassicura che avrebbe fatto il possibile, l’indomani, all’assemblea demoniaca. Gentilissimo!

“Il consiglio dei demoni si riunì al comando del capo, e il maestro sporse denuncia della violenza fatta al suo discepolo. Il demone avversario rispose: «Signore, non gli ho fatto né male né violenza, era disobbediente al suo padrone, e non ha osservato la legge del cerchio.”
Mentre discutevano in questo modo, il capo demone parlò a un certo suo coadiutore, riguardo la decisione che dovevano prendere: “Oliver, sei sempre stato un buon consigliere, e non hai mai rispettato le persone in contrasto con la giustizia; risolvi la questione di questa disputa.”
L’altro rispose: “Decido che il giovane debba essere riportato al suo maestro,” e voltandosi subito verso il demone avversario disse: “Tu restituiscilo, perché sei stato troppo importuno.”
Gli altri demoni diedero il loro assenso, e al comando del giudice, lo studioso fu subito liberato dall’Inferno e riportato al suo maestro, il consiglio fu sciolto, e il maestro tornò dai suoi discepoli, rallegrandosi del bottino ottenuto”

In questa bellissima rappresentazione di un tribunale demoniaco, il maestro di negromanzia si mette a tu per tu col suo avversario cercando di far valere le proprie ragioni. E l’avversario, puntualmente, chiama in causa la “legge del cerchio” affermando di non aver fatto né male né violenza al giovane, ma di averlo portato all’Inferno solo perché era stato disubbidiente.

Se questo atteggiamento pacato ci sembra contrastare con le solite rappresentazioni di demoni malvagi e senza scrupoli, quello che fa il capo dei demoni risulta ancora più assurdo. Poiché si rivolge al suo consigliere di fiducia, il demone Oliver (!), chiedendogli di deliberare in via definitiva poiché notoriamente il più giusto di tutti. E quindi il demone Oliver decide di rilasciare il giovane.

“Ma il volto del giovane così riportato era così smunto, e così spettralmente pallido come la morte, che sembrava essere emerso dalla propria tomba. Disse ai suoi compagni ciò che aveva visto all’Inferno, e mostrò loro l’esempio fattuale, piuttosto che la parola, di quanto fosse odiato da Dio e maledetto tutto quell’insegnamento; e lasciando Toledo, divenne monaco in un monastero del nostro Ordine.”

Come nel finale delle migliori storie dell’orrore, il giovane tornato dall’Inferno porta con sé il trauma della catabasi (di cui abbiamo un esempio anche nella visione dell’armata delle tenebre di Gualchelino). Abbandonerà gli studi di magia nera per dedicarsi alla preghiera, morale presente in molte altre storie del “Dialogo sui miracoli.” L’episodio si conclude poi con il commento dell’autore e di un ipotetico novizio.

“Novizio: “Mi ricordo ora quegli altri due, cioè il giovane che prese i voti a Toledo su avvertimento del suo compagno morto, e il chierico che si convertì vedendo la punizione del Langravio, come mi hai detto nel 33 e 44 capitolo del primo libro.”
Monaco: “Corrado, uno dei nostri monaci più anziani, mi disse che prima della sua conversione un certo negromante si mostrò a lui una notte, e vide demoni sotto diverse forme alla luce della luna piena. Pertanto non ci possono essere dubbi riguardo la loro esistenza, poiché possono essere visti, ascoltati e toccati dagli uomini.”
Novizio: “Anche se mi è stato dimostrato che ci sono demoni, tuttavia dovrei essere più contento di sentire la testimonianza dei religiosi piuttosto che quella degli uomini del mondo.”
Monaco: “Che i demoni esistono, e che sono molti, te lo mostrerò, non con esempi di dubbie persone mondane, ma per le testimonianze più fedeli dei religiosi, su cui non puoi avere dubbi.”

Insomma, parrebbe che la vera scuola di magia medievale fosse perfino più pericolosa di quella che troviamo nella saga di Harry Potter. Poiché il principale antagonista, nella realtà storica, è l’Ingannatore in persona: il Diavolo! Restate con me e iscrivetevi alla newsletter per scoprire nuove storie fantastiche.

  1. La comunità di Fucecchio nel Medioevo. Alberto Malvolti
  2. “Già nel 1321 Ser Nino di Ser Pepo aveva comprato la ricca gabella delle porte del castello per la somma di 810 lire da pagare in tre rate di 270 lire ciascuna, mentre quella del vino fu comprata per 200 lire da un’altra “società” formata da sei notabili locali e quella del gioco da altri due esponenti dell’aristocrazia fucecchiese, tutti uomini che occupavano posti di rilievo nella gestione del comune.” La comunità di Fucecchio nel Medioevo. Alberto Malvolti
  3. “Di un chierico a Toledo, che è stato portato via dalle astuzie dei demoni e trascinato all’inferno.” Il dialogo sui miracoli, Cesario di Heisterbach, Capitolo IV
  4. Del cavaliere Enrico che non credette nell’esistenza dei demoni, e li vide con i suoi occhi attraverso un negromante, Dialogo sui miracoli, Cesario di Heisterbach
Lorenzo Manara