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16 Marzo 2021

Malleus Maleficarum: il manuale del perfetto inquisitore

malleus maleficarum

Come diventare un inquisitore? Scopriamolo insieme attraverso le questioni contro gli stregoni e tutti gli eretici contenute nel Malleus Maleficarum.

Ti ritieni una persona devota? Credi che sulla Terra aleggi la presenza malefica del Demonio? Vai matto per i barbecue e le caldarroste sulla brace? Fantastico! Sei capitato nel posto giusto. Quest’oggi avrai l’opportunità di ripercorrere i passi dell’eccellentissimo inquisitore e di scoprire le Questioni contro gli stregoni e tutti gli eretici contenute nel Malleus Maleficarum.

Il Malleus Maleficarum (Martello delle streghe) non fu mai adottato ufficialmente dalla Chiesa Cattolica, ma neppure messo all’indice dei libri proibiti. Anche perché in breve tempo divenne un manuale sulla caccia alle streghe famosissimo in tutta Europa. Venne pubblicato sul finire del Quattrocento in Germania dai frati domenicani Heinrich Kramer e Jacob Sprenger ed ebbe ben trentaquattro edizioni diverse per un totale di trentacinquemila copie. Un vero e proprio best seller.

Siccome nel romanzo che sto scrivendo fa la sua comparsa una eccellentissima strega, allora mi son messo a sfogliare questo bel trattato di quasi cinquecento pagine per vedere di scovare qualcosa di interessante. Ed effettivamente nel calderone pieno zeppo di sillogismi forzati, sesso, droga e misoginia, devo dire che di materiale ce n’è a bizzeffe.

Prima di cominciare però voglio sottolineare che il procedimento che segue, ripreso in tutto e per tutto dal Malleus Maleficarum, non era il procedimento standard inquisitoriale. Vari aspetti che qui possono sembrare del tutto arbitrari infatti non facevano parte del modus operandi canonico, soprattutto in Italia e nei paesi sotto il controllo dell’istituzione ecclesiastica preposta. Si tratta dell’opinione dei due autori, il loro punto di vista sulla faccenda; in alcuni casi accolto e imitato, in altri ignorato o addirittura contrastato1.

Molti storici contemporanei concordano sul fatto che l’Inquisizione non fu in generale un organismo assetato di sangue2; lo scopo era quello di reprimere le eresie tramite metodologie che oggi riteniamo sanguinarie o quantomeno violente, ma che facevano parte del sistema giuridico europeo fin dall’Antichità. La tortura, infatti, era un atto giudiziario preposto all’interrogazione, non alla punizione, e che divenne desueto solo in epoca moderna.

Ma basta premesse. Siete pronti a entrare nel meraviglioso mondo di fattucchierie e minchionerie varie?

Indice

  1. Il giudice competente
  2. Sul modo d’iniziare un processo
  3. I testimoni
  4. L’interrogatorio
  5. L’arresto
  6. Che fare dopo l’arresto?
  7. L’avvocato del Diavolo
  8. L’invalidità dei testimoni
  9. La tortura
  10. Cercare le stregonerie
  11. Sul duello e la prova del ferro rovente
  12. La sentenza

Il giudice competente

Nel Malleus Maleficarum le indicazioni sul perseguimento della stregoneria non sono rivolte solo agli inquisitori, ma anche ai giudici temporali (o secolari) ovvero il lato civile e laico della giurisdizione sociale. Perché nella strada che conduce allo sterminio completo delle streghe è necessario che tribunale ecclesiastico e laico collaborino strettamente.

Entrambe le istituzioni possono informarsi, interrogare e giudicare fino alla sentenza definitiva con una sola distinzione: nel caso di una penitenza, questa sarà inflitta dalla Chiesa, mentre nel caso della pena capitale, questa sarà inflitta dal giudice secolare. Non vogliamo mica che i prelati si sporchino le mani!

Sul modo d’iniziare un processo

Come iniziare un processo per eresia o stregoneria? In questo bel manuale vengono elencati tre casi. Il primo si verifica quando un individuo accusa un altro e ha delle prove a sostegno. Il secondo quando un individuo accusa un altro e non fornisce alcune prove a sostegno. Nel terzo caso invece è l’inquisizione stessa a muovere i primi passi, perché basta che in una città o paese corra voce che ci siano streghe per procedere d’ufficio.

Insomma, iniziare una caccia alle streghe per gli autori del Malleus Maleficarum pare che fosse particolarmente semplice, ma tutto sommato in linea con le trasformazioni sociali e religiose del Cinquecento. Le stime che gli esperti ci restituiscono oggigiorno parrebbero confermare questa impressione. Per alcuni storici infatti il numero di processi di stregoneria nella storia della Germania (paese natale degli autori del Malleus Maleficarum) furono più o meno la metà degli accusati di tutta Europa, ovvero circa 90.000 persone. In quest’altro mio articolo vi snocciolo qualche cifra in più sull’argomento.

I testimoni

La regola enunciata dai due inquisitori domenicani riguardo le deposizioni dei testimoni dice che “ogni parola sta nella bocca di due o tre persone“. Dunque a rigor di logica sembrerebbe che siano sufficienti due testimoni per condannare una strega. Tuttavia non tutti i testimoni potrebbero essere mossi dalla buona fede. Potrebbero esserci delle inimicizie tra loro e l’accusata. Perciò è necessario interrogarli sotto giuramento e in maniera ripetuta per scoprire se mentono. Se uno di loro dice “Mi ha stregato la vacca” e l’altro: “Ha stregato mio figlio”, le deposizioni devono essere considerate concordanti perché entrambe riguardano la stregoneria.

Nemici mortali, scomunicati, confidenti e complici di un crimine, infami, criminali e servi contro padroni non sono ammessi a testimoniare in qualunque causa di fede. Neppure gli eretici possono testimoniare contro gli eretici e gli stregoni contro gli stregoni.

Da notare una cosa particolare, che mi ha colpito molto per via delle sue implicazioni narrative: i famigliari dell’accusata non sono ammessi a testimoniare a meno che non vogliano testimoniare contro di lei. Perché secondo gli autori del Malleus Maleficarum se gli stessi parenti della vittima ammettono il crimine allora devono essere creduti. Bella questa. Come se le liti e le cause processuali fra parenti non esistessero.

L’interrogatorio

Dopo averla fatta giurare con una mano sui quattro vangeli e l’altra mano sollevata con tre dita aperte e due chiuse a simulare la trinità, viene fatta interrogare l’eccellentissima strega. Si comincia col chiederle il luogo in cui abita e il suo luogo di nascita per poi chiederle se i suoi genitori sono morti bruciati. Così, a bomba. La risposta a questa domanda è ovviamente un tranello. Perché (secondo gli autori) molto spesso le streghe offrono i figli ai diavoli per educarli e così l’intera progenie s’infetta.

Nel Malleus Maleficarum vengono riportate una lunga sequenza di domande da porre all’accusata, tutte già impostate come una sorta di canovaccio. L’interrogatorio alla strega è una procedura che da sola richiederebbe un’intero articolo per essere descritta. E sinceramente non vedo l’ora di farlo. Anche perché pubblicare queste robe per me è un modo per documentarmi e tenere in ordine gli appunti. Spesso quando ho bisogno di cercare un’informazione da infilare nelle mie storie vengo da queste parti a spulciare; utilizzo il tasto “cerca” e faccio in un lampo. Ganzo, no?

Insomma, attendete con fiducia perché scriverò un articolo apposta per parlarvi dell’interrogatorio alla strega.
Edit dal futuro: Eccolo qui! L’interrogatorio della strega

L’arresto

Se l’accusata nega tutto bisogna tenere in considerazione tre elementi prima di procedere: la cattiva reputazione, gli indizi e le deposizioni dei testimoni. In base a questi elementi il giudice può stabilire la gravità del reato e, a seconda dei casi, incarcerarla. Quella dell’arresto è una fase delicata. E’ importante entrare in casa all’improvviso e impedirle di correre in camera per prendere un qualsiasi oggetto. E’ risaputo che ci sono alcuni oggetti stregati che le consentirebbero di resistere agli interrogatori. Inoltre è lecito sollevarla da terra e rinchiuderla in un cestino o in una gabbia. Perché è capitato molte volte che le condannate al rogo chiedessero di toccare terra con un piede, in modo da liberarsi e fulminare tutti gli altri.

Che fare dopo l’arresto?

E’ probabile che a questo punto l’accusata si dica innocente. E che magari chieda una difesa. Già, una delle cose che non appaiono mai nei romanzi o nei film a carattere medievale sono gli avvocati. Eppure esistevano e svolgevano il loro mestiere in virtù del diritto romano di cui la società si faceva erede (come oggi). In epoca medievale era pieno di avvocati. Perfino in un trattato così estremo come lo era il Malleus Maleficarum si prevede il coinvoglimento di questa figura professionale, la quale però doveva soddisfare determinati prerequisiti per poter essere ammessa al processo.

L’avvocato del Diavolo

L’avvocato della strega non doveva essere uomo litigioso, infido o facilmente corruttibile (sic), inoltre avrebbe fatto bene a rifiutare le cause disperate. Poiché nel caso in cui fossero venute alla luce prove schiaccianti, numerosi testimoni o una piena confessione, l’avvocato doveva farsi da parte e restituire i soldi. Questa naturalmente è l’opinione degli autori del trattato, anche piuttosto ingenua. Un avvocato che restituisce i soldi? Vorrei proprio vederlo.

C’è un altro aspetto molto importante che l’avvocato difensore avrebbe dovuto tenere di conto. Egli doveva essere moderato nell’esercizio della propria funzione, e doveva evitare di chiedere dilazioni o altri atti che rendessero difficile lo svolgimento del processo. Perché se fosse stato troppo bravo sarebbe potuto essere sospettato di complicità e addirittura scomunicato. Insomma, le condizioni migliori per operare con professionalità!

Ci sono numerosi altri “paletti” che un avvocato si ritrovava di fronte, come ad esempio l’impossibilità di interrogare i testimoni e perfino di conoscerne l’identità, che restava segreta per tutta la durata del processo (la strega avrebbe potuto maledirli!). Detto questo, l’avvocato sembrerebbe una figura del tutto inutile, ma non è esatto. Vi sono alcuni casi che testimoniano il successo di una buona difesa.

L’invalidità dei testimoni

Nel caso in cui l’avvocato riesca a scoprire chi siano i testimoni e provare un’inimicizia pregressa fra loro e l’accusata, allora il processo può risolversi con esito positivo (per l’accusata). Nel Malleus Maleficarum viene portato l’esempio in cui il marito o gli amici dell’imputata tormentino ingiustamente qualcuno della parte del denunciante. In questo caso la deposizione dei testimoni avverrebbe per vendetta contro di lei, perciò l’imputata deve essere assolta completamente e lasciata libera. Evviva!

La tortura

Se al termine di questa breve procedura giudiziaria la strega si ostina a non confessare, e come abbiamo visto nei precedenti articoli la confessione era necessaria per emettere sentenza, allora il giudice deve procedere all’interrogatorio sotto tortura. Se volete saperne di più sui tormenti vi rimando all’articolo dedicato, dove mi sono divertito a inserire varie chicche per tutti voi simpatici sanguinari che mi seguite da anni (non vi giudico, tranquilli).

Una cosa interessante di questa fase è che vengono suggeriti numerosi segni da interpretare per aiutarsi col giudizio. Ad esempio, secondo quanto riferiscono antichi racconti degnissimi di fede è stato trovato finora come segno certissimo che una strega non possa versare lacrime. Emetterà flebili voci e cercherà di bagnare le guance e gli occhi di saliva, perciò bisogna usare cautela per accorgersene.

Cercare le stregonerie

Punto fondamentale dell’intero processo è assicurarsi che la strega non porti con sé alcuna stregoneria che le impedisca di superare indenne la tortura o addirittura di sopravvivere alla pena capitale. I due autori del trattato affermano che nella diocesi di Ratisbona alcuni eretici che avevano confessato il proprio crimine rimasero illesi nel fuoco. Il rogo non poté fare nulla contro di loro e neppure l’annegamento. Tutti i presenti rimasero stupiti e alcuni cominciarono a dire che gli eretici fossero innocenti. Tuttavia il vescovo di Ratisbona trovò una stregoneria cucita sotto il braccio degli eretici, fra la pelle e la carne. Dopo averla rimossa poterono proseguire col falò in tutta allegria.

Cosa sia nello specifico questa stregoneria non viene specificato nel manuale. E non si capisce neppure cosa significhi cucita fra la pelle e la carne. Era forse una ciste? Un pelo incarnito? Non lo sapremo mai.

Sul duello e la prova del ferro rovente

Nel Malleus Maleficarum a questo punto ci si interroga sulla possibilità che l’accusata ottenga la grazia tramite la cosiddetta purificazione volgare. La strega potrebbe infatti appellarsi a una prova ordalica di antiche origini, manifestata nella forma del duello o della prova del ferro rovente. Avete capito bene, nel trattato i due domenicani si chiedono se sia lecito permettere alla strega o allo stregone di dimostrare la propria innocenza tramite ordalia, sfidando a duello i propri accusatori o impugnando il ferro rovente per un determinato lasso di tempo.
Se questo era lecito in certe culture antiche e agli inizi dell’Alto Medioevo, con l’introduzione del processo inquisitorio l’ordalia risulta invece illecita.

Il duello infatti conferisce la licenza di uccidere anche quando uno dei due sfidanti sia innocente, e questo è inammissibile al livello teologico. Senza contare che il combattimento servirebbe a manifestare il giudizio di Dio per le mani degli stessi sfidanti, e ciò equivale a tentare Dio. Cosa inammissibile anche questa. Perciò, mi dispiace, ma il perfetto inquisitore non può permettere che la strega si appelli all’ordalia del duello. Lo so, sarebbe fighissimo, ma niente da fare.

Per sconsigliare la prova del ferro rovente nel trattato si porta a esempio un fatto accaduto nella contea di Furstenberg, adiacente alla Selva Nera. Una famosa strega venne arrestata dal conte, ma lei si appellò alla prova del ferro rovente. Il conte, giovane e non molto esperto di queste cose, la concesse. La strega superò la prova portando il ferro rovente perfino più a lungo del tempo concessagli e dunque venne assolta. Tuttoggi, dicono gli inquisitori, costei persevera con le sue stregonerie perseguitando i fedeli in ogni modo.

La sentenza

E finalmente arriviamo alla fase finale dell’intero processo: la sentenza. Come verrà condannata la strega? La bruciamo oppure no? Il Malleus Maleficarum ci dà un’ampia serie di suggerimenti su come comportarci al meglio e scegliere con giudizio. Tuttavia siccome l’argomento è diventato più lungo e complesso del previsto è meglio se affrontiamo tutto questo in un altro articolo.

Restate con me e iscrivetevi alla newsletter. Non vedo l’ora di raccontarvi la marea di aneddoti e curiosità che mi saltano all’occhio mentre lavoro ai miei romanzi.
Ciao!

  1. Nel De prasestigiis daemonum del 1563 e nel De lamiis del 1582, l’autore Johann Weyer attacca con forza le affermazioni del Malleus Maleficarum. Secondo lui le donne che ammettevano di essere streghe erano solo ignoranti e soffrivano di allucinazioni, per questo non dovevano essere processate.
  2. John Martin “Per un’analisi quantitativa dell’Inquisizione veneziana”
Lorenzo Manara