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1 Marzo 2021

I processi di stregoneria e magia in Europa

processi di stregoneria

I processi di stregoneria nel Medioevo erano più rari di quanto si pensi. Ma quante streghe furono processate? E quante condannate al rogo?

Nel corso degli anni trenta del Novecento una società segreta chiamata “Società di Ricerca dell’Eredità Ancestrale” compiva i primi passi attraverso la storia oscura della Germania. Ahnenerbe: era il nome originiario voluto dal numero due del Terzo Reich, Heinrich Himmler. Lo scopo di questa società? Studiare il passato, ma con un occhio di riguardo per le cose occulte e misteriose, tra cui figuravano i migliaia di processi di stregoneria che presero piede in Europa a partire dal tardo Medioevo.

Negli anni scorsi ho già scritto un articolo riguardo la società segreta di Hitler e perfino un testo d’avventura per un gioco di ruolo che potete scaricare gratuitamente dalla pagina delle mie pubblicazioni. Si sa che quando vengono fuori nazisti e misticismo assieme nella stessa frase l’avventura alla Indiana Jones è bella che servita. A me che piace scrivere storie e romanzi queste chicche non possono in alcun modo lasciarmi indifferente.

Per ordine di Himmler venne condotta una ricerca sui processi di stregoneria e magia tenuti in Germania e la documentazione che la società segreta riuscì a reperire corrispondeva a circa 30.000 processi attraverso cinque secoli. Considerato che durante le confessioni emergevano spesso svariati nomi di persone e che molti altri processi sono andati perduti è probabile che il numero totale di tedeschi processati si attesti sui 45.0001.

Per alcuni storici il numero di processi di stregoneria nella storia della Germania furono di più, ma molti sono concordi nel ritenere che si trattasse più o meno della metà degli accusati di tutta Europa, ovvero circa 90.000 persone. Perché, a quanto pare, in Germania ci davano dentro parecchio. In ogni caso, 90.000 persone processate nella storia europea dal tardo Medioevo all’Età Moderna è certamente una stima inferiore a quella che viene comunemente immaginata.

E’ facile pensare ai contadini medievali che con torce e forconi catturavano le donne del villaggio per gettarle tra le fiamme. Si tratta di uno stereotipo diffuso, ma a giudicare dalle cifre parrebbe che non fosse così facile trovarsi in mezzo a una caccia alle streghe. Senza contare che finora abbiamo parlato di processi di stregoneria, non di condanne. Perciò, quante furono le vittime?

Il numero di condanne a morte per magia e stregoneria è ancora più difficile da stimare. Dagli atti dei processi che ci sono pervenuti sappiamo esattamente il risultato delle esecuzioni, ma dobbiamo considerare che sono esistiti processi di cui non ci è arrivata traccia scritta. E talvolta venivano eseguite delle condanne senza il coinvolgimento dell’Inquisizione, o di un qualsiasi altro organo religioso di controllo che archiviava metodicamente gli atti giudiziari.

Se dovessimo fare una media con tutti i dati che abbiamo a disposizione possiamo dire che il tasso delle esecuzioni in Europa a seguito di una caccia alle streghe fu del 47 per cento2. Semplicisticamente potremmo dire che un accusato di stregoneria su due moriva sul rogo, ma questa percentuale è troppo riduttiva e non può che tenere conto sia della posizione geografica che del periodo di appartenenza. Ad esempio troviamo percentuali di esecuzioni inferiori dal 30% in alcune contee inglesi, mentre in altri casi come nel cantone svizzero del Vaud nel corso del Cinquecento il tasso di condanne a morte nei processi per stregoneria rasentava il 90% (anche in Svizzera ci davano dentro parecchio con la diavolina).

Fino a qui stiamo parlando solo di dati presi da processi scritti. Ma ci fu un elevato numero di persone che furono accusate e processate senza che siano state lasciate tracce. A volte si raccoglievano testimonianze e denunce ma il processo decadeva e gli imputati non giungevano neppure dinnanzi al giudice3. E ci furono perfino degli individui il cui nome veniva magari menzionato dall’accusato sotto tortura e che, per una ragione o per l’altra, non furono mai perseguiti.

Insomma, tante società, culture, tradizioni e situazioni diverse. Esistevano cittadine dove bruciava una strega ogni cento anni e altre, come la celebre Quedlinburg in Germania, dove furono messe a morte 133 streghe in un solo giorno. E in Italia?

In Italia la situazione era decisamente diversa dall’area germanica e protestante. Il potere dell’Inquisizione si conservò molto più a lungo nel bel paese che nel resto d’Europa e questo portò, paradossalmente, a una notevole inferiorità di condanne a morte per magia e stregoneria.

Perché l’obiettivo principale dell’Inquisizione era il controllo di ogni singolo aspetto di vita di ogni singolo membro della comunità: dal ricco signorotto all’anziana contadina del borgo più sperduto. La Chiesa si occupava di tutti e di tutto e la dominazione delle antiche superstizioni che la popolazione ereditava dal mondo greco-romano e dalla commistione fra le culture nordiche era il primo ostacolo all’ortodossia.

Nel primo articolo di questo ciclo alle origini del fantasy abbiamo scoperto come il calderone mitologico europeo derivi dalla mescolanza fra le antiche credenze mistiche e religiose di popoli che non facevano altro che viaggiare in lungo e in largo, dal cuore della Germania fino in Britannia, passando dal setaccio della dominazione romana alla discesa normanna. La Chiesa si ritrovò a dover fronteggiare un insieme di miti che il folclore popolare non sembrava voler abbandonare in alcun caso. Uno di questi riguardava proprio la strega: una vecchia megera che viveva d’incanti e malocchio.

Come contrastare queste tradizioni così radicate nelle menti dei fedeli? Semplice, con la conversione. Così come avvenne con le varie festività pagane che scandivano l’anno e che vennero convertite in feste cristiane, anche le streghe dovevano essere convertite. Salvate, non bruciate, perché Dio aveva misericordia per tutti.

Se le streghe confessavano i propri misfatti magici (e se non c’era alcun vero delitto punibile dal tribunale secolare e dalle leggi del regno) allora l’Inquisizione aveva tutto l’interesse di elargire il perdono. A meno che, ovviamente, non si trattasse di accuse gravi.

Nel 1595 venne istituito un processo a Rovigo dove cinque donne furono considerate colpevoli di magia e stregoneria. Le condanne furono le più disparate, emesse a seconda della gravità delle accuse; fustigazione ed esilio per alcune di loro, incarcerazione per altre e, infine, la condanna peggiore: amputazione delle orecchie e della punta del naso per colei che si era macchiata di aver stretto un patto col diavolo4.

In linea di massima l’Inquisizione romana non agiva per bruciare, affogare, squartare o impiccare povere ragazze innocenti. In Italia gli inquisitori che ottenevano una piena confessione sotto tortura (confermata dopo un periodo di riposo per la piena convalida), allora concedevano il perdono tramite l’abiura (pubblica o segreta), fustigazione, carcerazone o esilio. Molti storici concordano sul fatto che in generale quella del Sant’Ufficio non fu un’istituzione assetata di sangue5, e che abbia agito in maniera più moderata rispetto alle autorità laiche del nord Europa nel periodo più cruento della caccia alle streghe. Probabilmente l’obiettivo più importante verso il quale l’Inquisizione concentrava i maggiori sforzi era l’eradicazione dell’eresia che, tra l’altro, stando ad alcune fonti, parrebbe essere stata un’accusa rivolta in maniera predominante agli individui di sesso maschile6. Questo ci aiuta a contrastare il paradigma mentale che (soprattutto grazie a romanzi e serie-tv) dipinge gli inquisitori come individui malvagi e misogini perché sì, e ci consente di inquadrarli meglio come elementi di un sistema istituzionalizzato di gran lunga più complesso di quanto si creda.

E la tortura? La vergine di ferro, la ruota dentata che allunga le membra fino a spezzare le articolazioni, la pera anale eccetera eccetera? Se il compito dell’Inquisizione era quello di salvare le anime, perché ricorrere a mezzi così orribili che ogni giorno schiere di scrittori come me utilizzano nei propri romanzi per far scena? Il motivo è molto semplice: la tortura fa parte del diritto romano.

Anche se la associamo al buio e sudicio Medioevo, la tortura era uno strumento giuridico antico, in uso presso numerosissimi società, comprese quella greca e romana e che venne impiegato a lungo in tutta Europa, fino all’Ottocento.

Ma come funzionava? Come si torturava una strega? Se restate con me lo scopriremo con il prossimo articolo. Disinfettate bene le mani perché andremo a maneggiare strumenti utili a scavare a fondo nell’argomento…

  1. G. Schormann, Hexenprozessen in Deutschland
  2. La caccia alle streghe in Europa – Brian P. Levack
  3. A Venezia, nel periodo 1547- 1583, solo il 38% degli accusati di eresia venne condotto a processo. John Martin – Per un ‘analisi quantitativa dell’Inquisizione veneziana
  4. S. Malavasi – L’archivio del Sant’Ufficio di Rovigo
  5. John Martin “Per un’analisi quantitativa dell’Inquisizione veneziana”
  6. Su un totale di 774 abitanti a Venezia accusati di eresia nel periodo 1547- 1583 La stragrande maggioranza erano maschi (95%)” John Martin – Per un’analisi quantitativa dell’Inquisizione veneziana
Lorenzo Manara