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4 Maggio 2021

Storie di animali antropomorfi: dal mito al fantasy

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Divinità egizie con la testa di falco e coniglietti armati di spada nei manoscritti medievali: storie di animali antropomorfi fra mito e leggenda

L’essere umano è egocentrico per natura, questo lo sappiamo bene; una creatura che adora alimentare il proprio ego in ogni modo e in ogni campo di applicazione. Visto che sono appassionato di storie fantastiche (e adoro sia leggerle che scriverle), oggi voglio parlarvi di un tema in cui tutto questo appare evidentissimo: ovvero la rappresentazione degli animali antropomorfi nei miti e nelle leggende. Avete presente gli dei egizi con la testa di falco? O i coniglietti armati di spada dei manoscritti medievali? Ecco, buttiamoci a capofitto nel meraviglioso mondo dell’antropomorfismo, parola difficile da pronunciare e che riassume il 90% della produzione Disney dagli anni ’50 a oggi.

Gli animali sono protagonisti delle nostre storie fin dall’Antichità. I cartoni animati non hanno inventato niente, perché già svariati millenni prima dell’anno zero eserciti di personaggi pelosi popolavano i miti e le leggende sparsi per tutto il mondo. A questo punto viene più che naturale tirare in ballo la mitologia egiziana e voglio farlo attraverso l’animale forse più irresistibile per l’essere umano: il gatto.

Utilizzo la parola irresistibile perché oggigiorno è una verità misurabile grazie alle statistiche di internet1. I gatti sono creature che affascinano per le loro abilità circensi, per l’atteggiamento indipendente e, soprattutto, per la serietà con la quale affrontano la vita di tutti i giorni. Cosa che fin dai tempi delle piramidi non è cambiata di una virgola.

Contrariamente a quanto si pensa, gli antichi egizi non veneravano i gatti. Non li consideravano divinità e non s’inginocchiavano in mezzo di strada per pregarli. Tuttavia le caratteristiche feline corrispondono per larga parte a quelle di molti dei del pantheon egizio e concedevano a questi simpatici pelosetti un’aura “sovrannaturale”.

Ra, il celebre dio del sole che durante il corso della lunga storia antica si mischiò con altre divinità, evolvendosi tante di quelle volte che non basterebbe un solo libro per spiegarle tutte, era spesso associato ad alcuni animali: dallo scarabeo al falco, passando anche per il gatto. E fu proprio quella del gatto la forma animale che il dio del sole scelse di assumere per battere il suo acerrimo nemico: Apep.

Apep è un gigantesco serpente che risponde ai titoli di Signore del Caos, Serpente del Nilo, Drago Malvagio e, ovviamente, Nemico di Ra. Incarna l’idea dell’oscurità, del sottosuolo, e di tutte le cose che vengono considerate “cattive”. Il serpente come animale maligno è infatti una costante di moltissime mitologie e religioni, fra la quali quella cristiana; e pure nell’ambito del fantasy gli esempi si sprecano. Il primo che mi viene in mente è il serpente primordiale del videogioco Dark Souls, fautore di un destino piuttosto gramo per il protagonista.

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Ra trasformato in gatto che sconfigge Apep in una lotta fra animali antropomorfi. Tebe (Egitto), pittura murale nella tomba di Inher-kha Wall (1164-1157 a.C.)

Apep è un gigantesco serpente che quando si muove causa terremoti sulla Terra, tanto grande che potrebbe far calare le tenebre perpetue se Ra non fosse presente ogni giorno per ricacciarlo nell’abisso.

Lo scontro fra i due avviene a ogni nuova alba e talvolta si fa così violento da scatenare tempeste e altre calamità naturali. Una divinità come Apep sembrerebbe pressoché imbattibile (e infatti non può morire), ma il dio del sole sa bene come trattare con un mostro simile. Come nel migliore dei sequel di Godzilla, Ra sceglie spesso di assumere la forma di gigantesco gatto per affrontare il suo acerrimo nemico Signore del Caos-Serpente del Nilo-Drago Malvagio-eccetera eccetera e sconfiggerlo. I gatti in natura riescono ad ammazzare facilmente qualsiasi tipo di serpente e non si fanno neppure tanti scrupoli ad andare in faccia a rettili dieci o venti volte più grandi di loro2.

Il felino funge da protettore, pericoloso e mortale ma al tempo stesso benevolo, che ama sdraiarsi al sole, sull’uscio di casa o sul davanzale, a trascorrere le giornate sonnecchiando. Questa abitudine di presiedere luoghi di passaggio venne interpretata dagli antichi egizi come un atto di protezione: i gatti sono i guardiani della soglia, non a caso venivano piazzate immagini feline agli ingressi degli edifici importanti, come i templi e i palazzi. Una consuetudine in uso ancora oggi, quando le ville più lussuose si ornano di leoni di pietra al cancello d’ingresso; ornamenti il cui significato si perde nella storia egizia.

La grande sfinge di Giza è posta a guardia delle piramidi, sdraiata come un leone al sole ma con lo sguardo attento, che vede tutto. Altre rappresentazioni feline di animali antropomorfi si riscontrano nelle divinità più famose, come Bastet (la dea gatto), Tefnut o Sekhmet (dee leonesse). Gli antichi egizi non avevano internet e non condividevano 3,8 milioni di immagini di gattini ogni giorno, però sapevano bene che questi animali cacciavano ratti e topi, bestie dannose, portatrici di malattie e pericolose per la salute. Nonostante la loro cattiva fama però, anche i topini sono stati a lungo protagonisti delle nostre proiezioni intellettive, diventando personaggi di svariate storie o, più precisamente, favole.

La favola del topo di città e del topo di campagna che ancora oggi raccontiamo ai bambini è antichissima e risale alla Grecia Antica. Nel VI secolo a. C. un autore di nome Esopo, di cui si sa pochissimo e alcuni storici mettono perfino in dubbio la sua esistenza, scrisse un vasto numero di favole conosciute ancora oggi, seppure in versione un tantino rivisitata. Quella del topo di città e del topo di campagna è una di queste, un breve racconto di due animali antropomorfi che pensano come esseri umani e che sono in grado di regalarci perfino una morale.

La favola narra di un topo di città che invita suo cugino di campagna a stare da lui, nel benessere della civiltà. Nelle città stato della Grecia classica l’organizzazione urbana permetteva una varietà di lussi che in campagna erano impensabili, così come lo erano per molte altre popolazioni europee; basti pensare agli edifici per l’intrattenimento e la salute pubblica: teatri, ginnasi e palestre dove allenarsi al pugilato per poi farsi un bel bagno di vapore.

Il topo di campagna è più che contento di andare a trovare il cugino benestante. Si ritrovano dunque nella ricca abitazione di città per consumare un pranzo raffinato quando all’improvviso vengono interrotti da due mastini, che li costringono alla fuga. Scampato il pericolo il topo di campagna decide di andarsene e spiega al cugino che preferisce mangiare fagioli e lardo nella sua umile casa di campagna piuttosto che rischiare la vita. Ed è proprio questa la morale della favola: meglio vivere una vita modesta e tranquilla, che vivere nell’angoscia che scaturisce dalla ricchezza.

Nel Medioevo, a giudicare dai manoscritti che ci sono giunti, il consiglio del topo di campagna non sembra essere stato recepito. Già, perché fra levrieri che tirano frecce, lumache assassine giganti, conigli che difendono castelli armati di spadone e monaci che sputano rospi come nei libri di Harry Potter, i “Secoli bui” sembrano voler rovesciare tutto quello che abbiamo detto finora. Attraverso quelli che vengono chiamati marginalia dipinti, ovvero le illustrazioni che decorano le pagine dei manoscritti a margine del testo, si apre un mondo all’incontrario, dove tutto sembra assurdo e molto pericoloso. Soprattutto per quanto riguarda i conigli.

Dal Breviario di Marguerite de Bar, 1302 ca.

E’ molto facile scorgere illustrazioni di conigli assassini nei manoscritti medievali, ma perché? Perché proprio i conigli? L’ipotesi più accreditata fra gli storici è che questo tipo di animale funziona bene al livello umoristico, dato che si tratta di una creatura innocua, che nessuno si aspetterebbe di vederla impugnare spade, asce o addirittura balestre per cacciare esseri umani e cibarsi delle loro carni.

Nel film Monty Python and the holy grail, si gioca proprio su questo. Re Artù in persona deve affrontare il pericolosissimo coniglio assassino di Caerbannog, che nonostante le apparenze si rivela la minaccia più pericolosa dell’intera impresa. Il coniglio protegge l’entrata di una caverna circondato da una distesa di ossa e scheletri e nessuno dei cavalieri della tavola rotonda riesce ad avere la meglio su di lui. Anzi, muoiono uno dopo l’altro come mosche. Per poter abbattere questo temibile nemico Artù è costretto a ricorrere a un’arma divina: la bomba sacra d’Antiochia (Holy hand grenade), poi ripresa nella serie di videogiochi Worms3. Si tratta di una bomba a mano che quando esplode s’accompagna con un frammento musicale di coro a cappella, appunto per rimarcare il fatto che è sacra.

Ovviamente il coniglio assassino di Caerbannog e la bomba sacra d’Antiochia sono invenzioni moderne, ormai diventate cult (non tanto in Italia, quanto più che altro nel mondo anglosassone), che testimoniano alla perfezione l’efficacia del ribaltamento concettuale alla base dell’umorismo, come avviene con gli animali antropomorfi medievali. I quali, per concludere questo breve articolo, sono riassunti praticamente tutti nel Romanzo di Renart la volpe, una raccolta di racconti del XIII secolo da cui ha tratto spunto la Disney per il suo fantastico Robin Hood animalesco.

Renart è una volpe che vive a Malpertugio, astuta e intelligente, che si ritrova spesso a combattere il lupo Isengrin, incarnazione della forza bruta. La volpe non può battere un lupo in duello e dunque non fa che escogitare imbrogli e scherzi per avere la meglio sul suo avversario. Accanto a loro ruotano tutta una serie di altri animali antropomorfi, che pensano e agiscono come esseri umani, e di cui ancora oggi ne conosciamo i nomi. Avete presente il gallo Chantecler del celebre sapone? Oppure quello del film d’animazione diretto da Don Bluth “Eddie e la banda del sole luminoso“? Ecco, quel gallo nasce proprio dai racconti medievali.

Nella favola de “La volpe e il gallo” Renart, sempre affamato, decide di papparsi il gallo Chantecler. Per farlo però escogita un piano che gli permetterebbe di azzannarlo senza fatica, mentre è distratto: una sfida di canto. Il gallo, punto sull’orgoglio, accetta la sfida della volpe e comincia a cantare. Tuttavia la volpe lo ferma subito, spiegandogli che così sarebbe troppo facile. Per poter vincere la sfida il gallo deve riuscire a cantare a occhi chiusi. E non appena Chantecler chiude gli occhi, la volpe lo azzanna alla gola e lo trascina via dal pollaio.

La favola sembra finire qui, ma in realtà si conclude con un lieto fine. Perché i contadini cominciano a inseguire la volpe, armati di forconi, e il gallo, che è ancora vivo tra le fauci della volpe, prova a giocarsi l’ultima carta: l’imbroglio. Ssuggerisce a Renart di spiegare ai contadini che la preda gli spetta di diritto, e che quindi devono smetterla d’inseguirlo. La volpe accetta il consiglio, apre le fauci per parlare e il gallo si libera, riuscendo così a salvarsi.

Nel Romanzo di Renart la volpe le favole sono tutte simili a questa, anche se alcune si risolvono in un modo alquanto macabro. In una di queste ad esempio, la lepre Couart cattura un povero pellicciaio (umano) e lo trafigge su uno spiedo per arrostirlo. Il che ci conferma l’assidua presenza di conigli assassini nel Medioevo (oltre all’amore per la carne arrosto).

Nel romanzo che sto finendo di scrivere in questo momento, ambientato in un Italia medievale fantastica, non ci sono conigli assassini. Però ci sono tanti ranocchi e sanguisughe succhiasanghe, maneggiate con cura da sottili dita di strega… Non posso dirvi altro per il momento, ma se restate con me presto rivelerò i particolari più interessanti della vicenda. Iscrivetevi alla newsletter se non volete perdervi niente. A rileggerci!

  1. Ogni giorno vengono condivisi 3,8 milioni di immagini e video di gatti, più del doppio del numero di selfies (1,4 milioni) – Telegraph.co.uk, Why cool cats rule the internet, 1 luglio 2016
  2. Basti cercare “cat vs crocodile” su Youtube
  3. Il killer bunny appare anche nel videogioco Minecraft
Lorenzo Manara