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1 Marzo 2016

La palla di fuoco medievale: la prima bomba a mano

palla di fuoco

La palla di fuoco, una bomba medievale all’origine dell’incantesimo di Dungeons and Dragons: dall’antica piromanzia greco-romana al fantasy

Convenzionalmente l’anno 1492 segna l’inizio dell’Evo Moderno. Ci si lascia alle spalle il sudicio Medioevo per fare spazio a un’illuminata era di scoperte geografiche, scientifiche, artistiche, sociali. Tutto questo rinascimento però viene offuscato da un elemento storico determinante, qualcosa che era già apparso sui campi di battaglia europei e orientali; misterioso e terrificante come il nome che porta: la polvere nera.

La scoperta della polvere nera ha dato origine a un’incredibile quantità di marchingegni sanguinari, scatenando lo sconvolgimento del mondo intero; una rivoluzione che già durante la metà del Trecento vide i potenti comuni italiani equipaggiarsi con bombarde, palle di ferro e “scatole da tenere polvere da bombarde1.

Oggi però voglio parlarvi di un altro tipo di arma esplosiva, decisamente più subdola e facile da maneggiare delle bombarde, dal nome così affascinante che riecheggia ancora oggi: la palla di fuoco. Esatto, proprio come il famoso incantesimo di Dungeons and Dragons; la stregoneria più celebre della narrativa fantasy e delle storie di genere (sull’argomento ho caricato anche un video sul mio canale YouTube, non perdetelo!).

La piromanzia era la forma di divinazione legata al fuoco2. Tramite la lettura di elementi sacrificali avvolti dalle fiamme (solitamente piante, ma anche oggetti), dal loro movimento e dalla forma delle fiamme stesse, i sacerdoti e le sacerdotesse del mondo greco-romano erano in grado di predire eventi futuri. Molti libri di narrativa e videogiochi hanno preso in prestito questo termine per indicare una branca della magia al cui vertice si trova l’incantesimo “palla di fuoco”. Tuttavia, come avrete intuito, si tratta di una reinterpretazione. La piromanzia antica non era una conoscenza magica offensiva, ma una tra le varie arti divinatorie (pŷr “fuoco” e mantéia “divinazione”).

Nonostante la cultura fantastica contemporanea si riveli spesso fuffa inventata di sana pianta, in questo caso c’è un fondo di verità. La palla di fuoco fu infatti una delle prime armi esplosive a comparire sulla scena bellica europea, protagonista di svariate cronache e portatrice di morte e devastazione. Una delle testimonianze più significative del suo utilizzo in guerra proviene dal celebre assedio di San Giovanni d’Acri del 1291; l’ultimo avamposto dei crociati in Terra Santa, assediato dal nemico mamelucco di venti volte più numeroso.

I mamelucchi d’Egitto diedero sfogo a tutte le loro conoscenze scientifiche basate sugli studi degli antichi autori Greci. Sterminarono la maggior parte dei crociati (compreso il maestro dei templari) e lo fecero in grande stile, riversando su di loro una vera e propria tempesta di fuoco.

“E quelli che gettavano fuoco greco lo gettavano così frequentemente e così fitto che il fumo era tanto e si vedevano gli altri a malapena, e in mezzo al fumo gli arcieri tiravano fittamente i dardi piumati (…) E accadde che per il fuoco che gettavano fu colpito un povero cavaliere inglese tanto che prese fuoco la sua cotta d’armi, e non vi fu nessuno a soccorrerlo, così che ebbe bruciato il viso e poi tutto il corpo, e bruciava come fosse un calderone di pece. E morì là…”

Cronaca del Templare di Tiro

Ma com’era fatto questo ordigno infernale?

Diretta precorritrice della bomba a mano, la palla di fuoco era impiegata soprattutto in ambito navale per la sua indiscutibile capacità di dar fuoco alle cose. Si trattava di una pentola di terracotta colma di una composizione di polvere nera, ragia e zolfo, il tutto impastato con olio di lino. Una spoletta faceva da miccia e, una volta lanciata, la pentola si frantumava spargendo il composto che si incendiava e produceva qualcosa di simile a un’esplosione.

palla di fuoco
La prima è una palla di fuoco in terracotta, la seconda presenta dei triboli per appiccicarsi alle superfici di legno. Illustrazione presa da “De Gli Avvertimenti, Et Essamini Intorno A Quelle Cose Che Richiede A Un Bombardiero, Cosi circa all’Artegliaria, come anco a fuochi arteficiati”, di G. Cataneo [1584]

La palla di fuoco veniva accesa e lanciata dai soldati, possibilmente di notte dentro le fortezze assediate, per bruciare vivi i nemici (più o meno le parole del buon G. Cataneo nel suo manuale per piromani). Tanto per non farci mancare nulla, esisteva anche la variante palla di fuoco appiccicosa. Si prendevano tre ferri acuminati e si incrociavano a mo’ di tribolo, poi si avvolgeva intorno della corda formando una palla grossa come un’arancia. Negli spazi vuoti che si formavano all’interno della matassa aggrovigliata veniva inserita la polvere nera. Poi si avvolgeva altro spago, cotone e stoppa impregnati di una mistura composta da: zolfo, orpimento, colofonia, pece, trementina e il sempre presente olio di lino 3. Stando attendi a non ricoprire troppo le punte dei ferri acuminati, la palla di fuoco appiccicosa veniva compattata per renderla più stabile e resistente. Una volta infilato uno stoppino, la palla poteva essere lanciata per conficcarsi nel legno grazie alle punte di ferro.

Credevate che solo Batman usasse gadget esplosivi? Mi dispiace, ma sono arrivati prima i fanti medievali, quelli con le armature e le spade. Adesso che lo sapete potete vantarvi con i vostri amici. Magari tirate fuori questa vostra nuova conoscenza durante la sessione di D&D. Io l’ho già fatto. E c’ho perfino scritto un romanzo sopra, nel senso che l’ho descritta nelle mani di un personaggio un po’ maldestro…

Aspettate però, non è mica finita qui. Dopo la palla di fuoco quei simpatici sanguinari medievali se ne uscirono con un altro congegno incendiario piuttosto elaborato e che sono certo vi lascerà a bocca aperta: il lanciafiamme.

  1. documento n. 9.51363, ASS, Casseri e fortezze 33, contenuto in “Archi e balestre, un approccio storico, Daniele De Luca – Roberto Farinelli”
  2. Servio nel commento all’Eneide di Virgilio, Aeneidem, “Maurus Servius Honoratus in Vergilii carmina comentarii”, riporta una distinzione di Varrone sui vari tipi di divinazione: aria (aeromanzia), acqua (idromanzia), terra (geomanzia), fuoco (piromanzia)
  3. G. Cataneo “De Gli Avvertimenti, Et Essamini Intorno A Quelle Cose Che Richiede A Un Bombardiero, Cosi circa all’Artegliaria, come anco a fuochi arteficiati”, Libro V, 1584
Lorenzo Manara