Close

1 Dicembre 2015

Il lanciafiamme medievale

lanciafiamme medievale tromba da fuoco lancia da fuoco

Immaginate un truce guerriero del XV secolo che si erge sui bastioni del proprio castello e impugna un lanciafiamme medievale. Trash fantasy? Solo un pochino.

In questo articolo voglio parlare del lanciafiamme medievale, un artifizio di fuoco di origini antichissime, che alcuni fanno risalire all’impero romano d’oriente nel VII secolo. Creato per essere usato in mischia (specialmente nella variante cinese della lancia da fuoco) per poi subire una serie di migliorie nel Medioevo e nel Rinascimento; epoca di sperimentazione militare in cui sono state progettate le più svariate macchine di morte esplosive e incendiarie. Sono così tante che ci vorrebbe un libro per descriverle tutte (o un blog?). Dopo aver conosciuto la polvere nera quei sanguinari del XV secolo si sono ingegnati parecchio nell’inventare nuovi modi di abbrustolire il nemico…

lanciafiamme medievale
Particolare di una xilografia della battaglia navale turco-veneziana di Zonchio (12 agosto 1499): Due guerrieri turchi imbracciano i propri lanciafiamme sulla coffa della nave.

Il lanciafiamme medievale, (chiamato lancia da fuoco, lanciaffuoco o tromba da fuoco) non era altro che un tubo ripieno di composizione pirica. Fuoco greco? Non lo sappiamo. Perché l’antica e segretissima ricetta del fuoco greco è ancora oggi ignota. Intendiamoci, nel XXI secolo conosciamo infiniti modi di dar fuoco alle cose, ma il punto è un altro: quale di questi modi è quello storicamente identificato come “fuoco greco”?

Nel caso del lanciafiamme medievale, e degli artifici incendiari in genere, grazie alle ricette che ci sono pervenute sappiamo che le materie combustibili erano principalmente pece, zolfo e, probabilmente, nafta. In alcuni casi venivano utilizzate fascine di ramaglia di piante resinose, il tutto mischiato con dosi di polvere nera. Lasciamo stare gli altri ingredienti citati negli antichi formulari come il rosso d’uovo o l’urina di fanciullo1, manifestazione del paradigma mentale che metteva sullo stesso piano quelle che oggi sono due cose nettamente distinte: scienza e magia.

Alcuni modelli di lance da fuoco presenti in un trattato militare di fine Cinquecento2 erano chiamati “trombe da battaglia“: arnesi armati con pallettoni che venivano sparati via in un unico getto infuocato. Sullo stesso trattato troviamo le cosiddette “trombe armate” dotate di una lunga lancia da utilizzare nel caso fosse finito il carburante e, per concludere in bellezza, la “tromba armata di spadone a due mani. Avete capito bene. Uno spadone a due mani con lanciafiamme incorporato. Devo aggiungere altro?

Esempi di lanciafiamme accessoriati:
1 Lanciafiamme con schioppetti trincati per sparare;
2 Lanciafiamme con pallettoni;
3 Lanciafiamme con spiedi acuminati;
4 Il glorioso lanciafiamme con spadone a due mani
5 Lanciafiamme con pignatta di fuoco (una bomba) [Cattaneo G. Degli avvertimenti et essamini intorno a quelle cose che richiede a un bombardiero, 1584]

Arrivando alla conclusione dell’articolo, però, mi trovo anche questa volta a dover smorzare il vostro entusiasmo che, sono certo, si sarà “infiammato”. Ha-ha, che simpatico.

Molti di questi artifizi non hanno mai visto un vero campo di battaglia e quei pochi che sono stati utilizzati non si sono rivelati per nulla efficaci. Erano ingrombranti, difficili da maneggiare e pericolosi perfino per colui che li imbracciava (proprio come un altro arnese apparentemente devastante, ma che in realtà è piuttosto inutile: il lanciagranate a pietrafocaia). Vi lascio con le parole del Capitan Gentilini, il quale riassume perfettamente il senso dell’argomento.

Quando si havesse a fare con uno inimico prattico di esse trombe da fuoco, potria con una rottela (scudo N.d.A.) coprirsi la faccia per la fiamma, e da quelle due punte di ferro, e così facilmente potria andar incontro al portatore, e levargli la tromba con lo aiuto delle sue arme. (La Real istruttione di artiglieria, Gentilini E. 1606)

Nonostante i risultati sul campo si fossero dimostrati così poco “brillanti” (ha ha!), il lanciafiamme medievale sopravvisse nei secoli fino ad approdare nelle guerre ottocentesche. Il suo utilizzo però non riguardava più la sfera offensiva, ma quella pratica degli strumenti da lavoro: venne trasformato in un soffione sputafuoco per infiammare le polveri dei cannoni e innescare lo sparo. L’arnese funzionava così bene che le fiamme resistevano alla pioggia, senza spegnersi. Praticamente un maxi accendino.

Una buona descrizione la ritroviamo in un trattato militare per cadetti d’artiglieria nella Toscana del 1831:

“La lancia da fuoco è una cartuccia o guaina di carta avvolta e incollata piena di una composizione combustibile, lenta, ma che produce molta fiamma. Questa guaina ha una delle sue cime chiuse da un pezzo di legno cilindrico, finito a punta e incollato bene egualmente. Si fa uso di questi soffioni per appiccare il fuco ai cannoni nei tempi piovosi, e quando si trae con celerità: hanno essi la proprietà di non spegnersi, nonostante la pioggia, a meno che se ne tagli la parte che brucia; vibrano abbondantemente un fuoco ardente, vivo e penetrante, che determina la pronta infiammazione del corpo ch’essi toccano.” (Trattato di Pirotecnia militare a cura di Biondi Perelli, 33-34)

Questa è la dimostrazione che spesso le invenzioni si rivelano ancora più utili fuori dal loro originario campo d’azione. iscrivetevi alla newsletter per non perdere i nuovi articoli!

  1. Ne “Il fuoco che arde sull’acqua” Manoscritto arabo di Leida (1225) si menziona l’utilizzo di urina dei fanciulli fra i componenti di una buona composizione pirica
  2. Cattaneo G. Degli avvertimenti et essamini intorno a quelle cose che richiede a un bombardiero, 1584
Lorenzo Manara