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6 Aprile 2021

Il guerriero orco (razze fantasy realistiche)

orco guerriero

Il vero guerriero orco: come creare in modo realistico le creature “verdi” che da Tolkien in poi popolano le ambientazioni di genere fantasy

L’orco del folclore europeo ha prodotto incubi per generazioni e generazioni di bambini, assimilabile all’uomo nero e ad altre creature che i genitori s’inventavano per far star buone quelle piccole pesti che si ritrovavano per casa. L’orco di cui parliamo oggi però non è il “mangiabambini” di stampo popolare, ma l’orco guerriero che appartiene alla narrativa fantastica.

Il nome di questa creatura affonda le sue origini nell’antichità, e più precisamente nella mitologia romana. Orco presso i Romani era uno dei nomi del Dio dell’Inferno, e infatti Virgilio utilizza il soprannome Portitor Orci per lo stesso Caronte, ovvero il Nocchiero dell’Inferno1. L’eroe Beowulf nell’omonimo poema anglosassone combatte contro una creatura definita col nome di orcneas proveniente da una misteriosa zona paludosa. Il mostro viene descritto come un essere di sembianze umane, gigantesco e terrorizzante per i suoi poteri magici di invulnerabilità e di forza2. Il suo antro si trova nel sottosuolo acquatico, che costringe l’eroe a una discesa negli Inferi analoga a quella degli eroi classici.

L’etimologia del termine orco parrebbe quindi aver avuto origine dalla mitologia mediterranea, piuttosto che da quella nordica. Ma come abbiam visto nella breve chiacchierata sulle origini del fantasy, tutto si rimescola in continuazione nel calderone europeo dei miti e delle leggende. In ogni caso, quello di cui vogliamo parlare oggi è il guerriero orco della tradizione fantasy contemporanea, quello con l’armatura chiodata e l’ascia bipenne in pugno, tutto verde e muscoloso. Ecco, per parlare di quello dobbiamo partire per forza dal professor Tolkien.

  1. Il guerriero orco nel fantasy di Tolkien
  2. La mentalità di un orco
  3. Le orde degli orchi
  4. L’equipaggiamento

Il guerriero orco nel fantasy di Tolkien

“E così Melkor originò l’orrenda razza degli Orchi, a invidia e scherno deli Elfi, dei quali in seguito furono i più accaniti avversari. Gli Orchi infatti prendevano vita e si moltiplicavano allo stesso modo dei Figli di Ilúvatar…”

Il Silmarillion, J.R.R. Tolkien, capitolo III

Gli orchi per il creatore dell’universo de Il signore degli anelli sono una razza di creature malvagie, originate dalla corruzione di altre creature e di conseguenza costrutti estranei al Creato. Dio non li ha voluti e non li vuole3. Tutto il contrario di quanto afferma invece la dottrina cristiana riguardo il disegno di salvezza divina, decretato prima della fondazione del mondo4. Insomma, il Dio cristiano essendo onnisciente sapeva della ribellione di Satana prima ancora della sua creazione e dunque ne ha permesso la nascita appositamente. Perché per salvarsi bisogna che ci sia qualcosa che impedisca di salvarsi, e senza il concetto di male non esiste quello di bene eccetera, eccetera.

Attenzione, stiamo sconfinando nella teologia non a caso. Perché per parlare di orchi bisogna affrontare, seppure in maniera superficiale, la concezione filosofica del creazionismo. Prima di mettermi a scrivere questa serie di articoli sulle razze fantasy realistiche sapevo già che quello degli orchi sarebbe stato il tema più interessante. Si tratta di creature posticce, che non fanno parte del Creato originario, e che quindi devono comportarsi di conseguenza. In genere non mi piace scrivere storie improntate su un fantasy così classico, ma al termine di questo articolo gli spunti saranno così divertenti che pure io potrei farci un pensierino.

Tolkien non dà descrizioni molto precise sull’aspetto degli orchi. Vengono a volte raffigurati con la pelle nera, di forma umanoide ma più bassi di un uomo, pelati, con braccia lunghe e gambe corte. I denti sono gialli, affilati, per permettere loro di mangiare qualsiasi cosa, dalla carne umana a quella dei loro stessi simili. Nel Silmarillion (brano che ho messo come citazione d’apertura di questo paragrafo) leggiamo che si riproducono allo stesso modo delle altre razze, quindi dobbiamo mettere da parte l’interpretazione cinematografica di Peter Jackson che li vuole tirati fuori dalla melma, pronti alla battaglia. Gli orchi scopano, e scopano forte.

Come trasporre tutto questo sotto una chiave realistica? Prima di tutto cerchiamo di capire cosa c’è nel cervello di queste creature ributtanti. Come pensa un orco?

La mentalità di un orco

L’orco è un prodotto spazzatura, uno scarto ecologico, un elemento fuori equazione. Nasce dal nulla, dalla corruzione di qualcos’altro, e viene fuori pure male. Partendo da una premessa simile è difficile che gli orchi siano belle persone. I cuccioli di orco possono essere paragonati a quei bambini che vengono tirati su in contesti criminali e che non hanno altra scelta che seguire la stessa strada dei loro mentori; senza alcuna via d’uscita e con il crimine come unico punto di riferimento le generazioni si riproducono, una dopo l’altra, fra violenza e degrado. In sintesi: siamo quel che mangiamo, no? Ecco, l’orco mangia davvero male.

Un orco è un parassita, un essere che vive delle creazioni d’altri. Egoista per pura sopravvivenza. Nella società degli orchi non si coltiva, non si aprono botteghe, non si costruiscono edifici: la vita civile è difficile da portare avanti. Il consumo estremo delle risorse che si trovano per strada, pronte all’uso, è l’unico modo per mandare avanti un’esistenza breve, ancor più breve di quella degli uomini. Ecco perché non c’è tempo per studiare e conoscere, ma solo per far figli, far la guerra e spostarsi.

Gli orchi devono spostarsi perché non producono niente e consumano. Consumano ogni cosa: terra, alberi, fiumi e perfino intere città. Avete capito dove sto andando a parare? Il primo grande parallelo fra gli orchi e la storia umana parte da quei popoli che per necessità viaggiavano in lungo e in largo, conquistando e saccheggiando, per alimentare orde di guerrieri: gli imperi nomadi.

Unni, Cimmeri, Sciti, Tartari… talvolta vengono chiamati anche imperi delle steppe o dell’Asia centrale. Sono intere popolazioni che dall’Età Antica al Medioevo hanno fatto parlare di sé per la loro ferocia, inarrestabilità e per l’insaziabile fame di conquista.

Sono animali selvaggi, bestie a due zampe, semi-uomini che mangiano i loro vecchi, bevono il sangue e si nutrono della carne scaldata sotto le selle dei loro cavalli.”

Jordanes, sugli Unni, V secolo

I romani erano terrorizzati dall’arrivo degli Unni guidati da Attila, che si spinse in Europa fino ad assediare le città d’Italia. Con le loro cavalcate le orde unne devastavano il territorio, sempre bisognose di gigantesche quantità di foraggio per i cavalli. “Dove passo io non cresce più l’erba” diceva Diego Abatantuono nell’Attila cinematografico nostrano. In qualche modo era vero, nel senso che i cavalieri delle steppe distruggevano campi coltivati per trasformare tutto in pascolo. Non a caso quando nel 1242 le piogge e il freddo straordinario trasformarono le pianure ungheresi in un pantano, i Mongoli si ritirarono verso est, trovatisi in serie difficoltà per reperire le risorse di cui avevano estremo bisogno5.

Le orde degli orchi

I mongoli sottomisero gli abitanti di grandi e popolose città e vaste province a tali massacri che difficilmente qualcuno rimase vivo […] In alcune aree di frontiera, attraversate frequentemente dagli eserciti, la popolazione locale fu annientata completamente o se ne fuggì, lasciando loro vasti territori […] Neppure la decima parte delle terre è ora coltivata e il resto è in disuso.

Rashid ad-Din Hamdani, Jami al-Tawarikh

Gli orchi si spostano in massa lasciando terra bruciata alle loro spalle. Conquistano villaggi e città per saccheggiarle, sterminarne la popolazione e consumarne ogni singola risorsa finché non restano altro che involucri di pietra da lasciarsi alle spalle. Un’onda nera che distrugge tutto, come il Nulla del La storia infinita? Be’, non proprio. Vediamo come si comportava l’Impero nomade più vasto della storia.

24 milioni di chilometri quadrati e il 25% della popolazione mondiale rendevano il Khaganato mongolo un impero gigantesco, secondo per grandezza solo all’Impero britannico del XX secolo. Gengis Khan, il cui vero nome era Temujin, nel XIII secolo si trovava al comando di una potenza in grado di far tremare le ginocchia alle popolazioni asiatiche e perfino quelle europee. Il suo dominio però non comprendeva solo tende spelacchiate in mezzo alla steppa, ma un’organizzata struttura governativa accentrata nella capitale dell’impero, con i suoi codici, le sue leggi e tutto il sistema civile necessario al mantenimento di territori così vasti.

Dalla capitale Karakorom Temujin pianificava le sue spedizioni militari, circondato da una corte che durante l’inverno si occupava della consolidazione dell’impero e accoglieva gli ambasciatori delle varie nazioni e tribù dell’Asia centrale che volevano porre omaggio al Gran Khan6. La vita imperiale nelle città conquistate al nemico che sopravvivevano allo sterminio post-assedio era illuminata dalla commistione fra le varie culture, quella dominata e quella dominante, che si mischiavano fino a formare una civiltà ben lontana dalle lunghe giornate trascorse a cavallo, con le carni seccate sotto la sella7. Tuttavia l’impero era formato da un’immensa varietà di tribù, alcune così lontane che non modificarono il proprio stile di vita per secoli.

Quello dell’orda orchesca è un impero come quello mongolo, con un Gran Khan seduto sul trono di una gran città conquistata al nemico al cui cospetto s’inchinano innumerevoli khan di tribù orchesche, sparse per gli enormi territori su cui marciano eserciti oceanici. Tribù diverse fra loro nella cultura, nella lingua e perfino nell’aspetto, provenienti da ogni angolo del continente: dalle distese sabbiose mediorientali alle lande verdeggianti cinesi. Ora che abbiamo raccolto le informazioni di base possiamo finalmente definire gli strumenti di morte del nostro guerriero orco.

L’equipaggiamento

Il guerriero orco è uno fra tanti, minuscola pedina sacrificabile dell’orda. Si muove assieme ai compagni della propria tribù, con mogli e famiglie al seguito, spostandosi di villaggio in villaggio per reperire cibo, oggetti, armi. Gli orchi sono tanti, tutti diversi, tutti con le proprie caratteristiche e di certo nessuno regala loro armature di ferro e altre robe costose.

Il guerriero orco comune veste tuniche o farsetti imbottiti lunghi fino alle ginocchia, composti da cuoio con due o tre decine di strati di stoffa robusta alternati a stoppa o crine o cotone8; si tratta di armature povere fra le più antiche ma che offrono una solida difesa contro frecce scagliate da archi poco potenti e colpi di taglio. Protezioni per la testa sono fornite dai nemici abbattuti, e quindi elmi di ferro provenienti dalle più svariate culture (nani, elfi e uomini). L’orco tribale che abita i confini del mondo conosciuto non porterà altri indumenti protettivi e le sue armi saranno quelle legate al mondo della caccia, fra cui al primo posto: l’arco.

Abbiamo già trattato l’arco in maniera approfondita per quanto riguarda il guerriero elfo, ma in questo caso ovviamente siamo limitati dalla tecnologia e dalle disponibilità orchesche. L’arco dei nostri eroi verdi sarà anch’esso un arco composito in legno e corno, piccolo ma potente, come lo erano gli archi in uso dai mongoli di Temujin.

guerriero orco
Arco composito. Cagaan Khad, Övörhangay aimag, Mongolia XIII secolo

Nonostante l’apparenza sgangherata e primitiva, gli archi mongoli compositi erano armi da guerra temibili. Il guerriero orco tribale vive di caccia e la sua specialità primaria sarà quella dell’arco. Per lo scontro ravvicinato prediligerà armi da botta come bastoni, mazze e all’occorrenza una lancia di circa due metri, di fattura semplice, dalla punta a foglia aguzza come le lance in uso presso le popolazioni antiche.

Il Khan mongolo però non era circondato soltanto da unità tribali. Dalla sua capitale poteva comandare una guardia personale di 10.000 guerrieri d’elité, i kesikten9, che svolgevano funzione di protezione e anche di forza militare specializzata da sfruttare nei momenti decisivi di una battaglia. L’orda orchesca, proprio come i corrispettivi asiatici che abbiamo scelto per questa analisi fantastica, possono contare su una forza d’élite che consente loro di reggere il confronto con le razze meglio equipaggiate.

Il guerriero orco della guardia personale del Khan indosserà una tunica imbottita lunga fino alle caviglie e protezioni in ferro laminari, come avvenne per i mongoli che adottarono i costumi militari dei popoli conquistati10. Una descrizione di questa armatura la ritroviamo in una cronaca del XII secolo.

Mentre la maggior parte [dei Mongoli] indossa armature di cuoio, alcuni hanno la loro imbracatura completamente lavorata in ferro, realizzata nel modo seguente. Battono in gran numero piastre di ferro sottile, larghe un dito e lunghe una mano. In ciascuna, praticano otto piccoli fori, attraverso i quali tirano tre cinghie dritte di cuoio. Sistemano queste piastre una sopra l’altra, per così dire, ascendendo per gradi, e legano le piastre alle cinghie menzionate per mezzo di altre piccole e tenere cinghie infilate nei fori. Nella parte superiore allacciano un unico, piccolo perizoma, raddoppiato su ogni lato, e cucito su un altro, affinché le piastre possano essere ben unite insieme.

Giovanni da Pian del Carpine, Historia Mongalorum
Armatura Yuan, Inner Mongolia Museum. Le lamine di ferro potevano trovarsi all’interno dell’imbottitura, come nelle brigandine e nelle coat of plates occidentali, oppure all’esterno e quindi visibili a occhio nudo.

L’orco guerriero della guardia oltre ad essere ben più corazzato del resto dell’orda, porta con sé anche uno scudo e delle armi semplici, ma brutali, come delle scuri da battaglia, di chiara derivazione dagli strumenti necessari per la costruzione degli innumerevoli accampamenti sparsi per la steppa.

Una delle unità d’élite più celebri della storia è divenuta tale grazie alla grande ascia che usavano imbracciare in battaglia: sto parlando degli huscarls anglosassoni e dell’ascia danese a due mani. Gli huscarls combatterono tra le schiere del re d’Inghilterra Harold Godwinson contro gli invasori normanni nella battaglia di Hastings del 1066. A dispetto del nome, è probabile che quel tipo di ascia fosse più facile da scorgere fra le schiere inglesi che non quelle danesi e scandinave in genere11.

Durante quella battaglia che decretò la conquista normanna dell’Inghilterra, i difensori misero in atto la famosa formazione difensiva del muro di scudi, tenuta per l’intera giornata sulla cima della collina dove oggi sorge Battle Abbey e uno spettacolare museo dell’English Heritage che ho avuto la fortuna di visitare proprio qualche anno fa. William di Poitiers riportò che gli inglesi erano così vicini l’uno all’altro che “i morti facevano fatica a cadere al suolo e i feriti non potevano ritirarsi dal combattimento”12. Dal fitto muro di scudi gli huscarls menavano fendenti poderosi con le loro asce impugnate a due mani, percuotendo gli scudi e le armature nemiche. Armi simili potevano procurare gravi lesioni interne o perfino spaccare le ossa, a dispetto delle protezioni in maglia di ferro dei normanni. Un guerriero orco non potrebbe desiderare di meglio!

Huscarl anglosassone che mena una smazzolata di ascia a due mani contro un cavaliere normanno, Bayeux Tapestry

Giunto al termine di questi tre articoli di analisi delle razze più famose del genere fantasy mi rendo conto che non avendo trattato la magia e neppure un bestiario fantastico sono costretto ad appioppare l’uso del cavallo pure agli orchi, cosa forse non troppo adatta all’archetipo cui siamo abituati. La cavalleria è importante per un tipo di esercito che si sposta in continuazione, tuttavia andrebbe definita in maniera più particolareggiata come avviene con i mannari selvaggi de Il signore degli anelli di Peter Jackson. Anche il mondo di Warcraft, e soprattutto quello di Warhammer della Games Workshop, sono un esempio lampante di quali creature fantastiche possono svolgere il ruolo di cavalcatura per il guerriero orco. Per quanto mi riguarda ho esaurito il compito di guidarvi nel magico mondo di spade e ammazzamenti realistici, adesso tocca a voi decidere se gli orchi debbano cavalcare un porco crudele o un Main Coon gigante.

Se vi siete persi gli altri articoli di analisi delle razze fantasy più famose potete partire dal guerriero elfo.

Ci rileggiamo presto con un nuovo articolo, ciao!

  1. Dizionario d’ogni mitologia e antichità – Girolamo Pozzoli, Felice Romani, Antonio Peracchi. Volume 1
  2. Beowulf, A cura di Lud ovica Koch
  3. Il Silmarillion, capitolo III “Fu forse questa l’azione più abietta di Melkor, e la più odiosa a Ilúvatar.
  4. Apocalisse 13:8
  5. Büntgen, U. and Di Cosmo, N., 2016. “Climatic and environmental aspects of the Mongol withdrawal from Hungary in 1242 CE”. Scientific reports
  6. History of Genghis Khan, Jacob Abbot
  7. Daily life in the mongol Empire, George Lane
  8. La macchina da guerra, Santi Mazzini
  9. The mongols and their state inthe twelfth to the thirteenthcentury, Sh. Bira
  10. Storia della guerra Tim Newark
  11. The Norwegian Invasion of England in 1066, Kelly DeVries
  12. Battle Abbey and battlefield, English Eritages guidebook
Lorenzo Manara
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