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30 Marzo 2021

Il guerriero nano (razze fantasy realistiche)

nano guerriero

Che aspetto avrebbe un guerriero nano in un’Europa fantastica medievale? Quali sarebbero le sue armi e le sue armature?

Dopo il colossale articolo che ho scritto riguardo il guerriero elfo, è giunto il momento di stappare la birra migliore e buttarsi in una nuova analisi fanta-militare. Questa volta abbandoniamo la società apatica e indifferente di creature tecnicamente immortali per avvicinarci a una società più simile alla nostra, basata sugli interessi, sul denaro e, soprattutto, sulla guerra. Diamoci dentro col guerriero nano.

Devo essere sincero, nonostante la mia lunga carriera spesa nell’ambiente fantasy fra romanzi, giochi di ruolo come Dungeons and Dragons e videogiochi vari, non ho mai preso le parti del popolo nanico. Forse a causa del costante stereotipo che li vede come creature goffe, che in virtù della loro spigliatezza fungono da spalla “ironica” durante lo svolgimento delle vicende magari troppo drammatiche di una storia.

Nella trilogia cinematografica de Il Signore degli anelli di Peter Jackson, ad esempio, il ruolo narrativo del nano Gimli è proprio quello di spezzare la tensione in momenti strategici ben piazzati durante la pellicola; lo scopo è quello di far tirare il fiato al pubblico con qualche battuta, così la trama fila via liscia in maniera più dinamica e leggera.

Questo stratagemma però viene replicato costantemente dappertutto. I nani sono quasi sempre quei tipi divertenti che vengono presi un po’ meno sul serio rispetto agli altri; comunque violenti e capaci di menar le mani, eh, nessuno lo mette in dubbio, ma ricoperti sempre di una patina caricaturale. Un’eccezione forse la fa l’universo di Warhammer fantasy, che estende il tono ironico solitamente delegato al nano a un sacco di altre razze, compresa quella degli orchi (forse, per la prima volta interpretati con un taglio più simpatico). E quindi l’effetto, essendo più generalizzato, lo fa apparire meno evidente nei confronti dei nostri amici barbuti.

Mi sono sempre sentito a mio agio nell’interpretare personaggi umani perché concettualmente sono quelli che presentano un’individualità più naturale. Nel senso che è più semplice immaginare differenti tipi di umani, proprio come la realtà che ci circonda, colma dei più svariati comportamenti e inclinazioni. Invece con nani ed elfi è si cade spesso preda dello stereotipo: solennità elfica da una parte e rozzezza nanica dall’altra. Ma come li vedeva Tolkien? Com’è l’archetipo del nano? Andiamo a scoprirlo.

  1. Il guerriero nano nel fantasy di Tolkien
  2. La mentalità di un nano
  3. Gli eserciti dei nani
  4. Una guerra di Limes
  5. L’equipaggiamento

Il guerriero nano nel fantasy di Tolkien

Il nano come creatura fantastica assume un ruolo di rilievo nelle opere di Tolkien, soprattutto ne Lo Hobbit, dove lo vediamo protagonista indiscusso di una sgangherata spedizione avventurosa alla riconquista di un reame perduto. Come sappiamo però, il professore di Oxford ha svolto un enorme lavoro di rielaborazione di miti e leggende, soprattutto della tradizione nord-europea, ricercando le origini del fantasy più antico. Nani di questo tipo comparivano abbastanza di frequente nelle mitologie nordiche europee. L’esempio più famoso è quello della Canzone dei Nibelunghi, poema epico del XIII secolo che fa da ispirazione per l’universo de Il signore degli anelli.

Nella Canzone dei Nibelunghi compaiono svariati personaggi nani, uno dei quali possiede un meraviglioso anello magico che permette a chiunque lo porti di produrre oro, all’infinito. Il nano si chiama Andvari, ed è presente in numerose altre opere della mitologia norrena assieme a un mucchio di altri suoi simili.

«Anche questi erano nani e abitavano nelle rocce; quelli nominati per primi, invece, nel fango:
Draupnir, Dolgþvari,
Haur, Hugstari,
Hleðiolfr, Glóinn,
Dóri, Óri,
Dúfr, Andvari,
Heftifili,
Hár, Svíarr.»

Edda in prosa, 1220 ca. – Snorri Sturluson

Gloin, Dori, Ori… Riconoscete questi nomi? Sono alcuni dei nani che prendono parte alla spedizione organizzata da Gandalf per la Montagna Solitaria; nomi che appartengono alle antiche leggende nordiche e che Tolkien ha preso in prestito per creare la sua rielaborazione epica, donando alla Britannia una mitologia propria, come era suo desiderio fin da ragazzo1.

I nani della Terra di Mezzo non si differenziano molto dalla tradizione antica. Creature avide, che abitano il sottosuolo, abilissimi nella lavorazione di pietra e metalli, robusti, resistenti2 e, soprattutto, pelosi, con lunghissime barbe. Tutte qualità innate che, a differenza degli elfi, non derivano da una caratteristica soprannaturale (l’immortalità). Sono semplicemente bravi a costruire, forgiare, creare e ingegnarsi; personcine laboriose e segrete.

Considerata questa premessa sembrerebbero pochi gli appigli per renderli realistici. Perché a parte la lunga vita e la robustezza fisica, i nani non presentano alcun tratto particolarmente stravolgente. Dunque per calarli in un mondo verosimile dobbiamo tentare di entrare nella loro mente e cercare di capire come sarebbe strutturata la loro società.

La mentalità di un nano

Per poter definire il guerriero nano, le sue armi e le sue armature dobbiamo prima entrare nel suo cervello. Lo stesso metodo che utilizzo ogni volta che invento personaggi per scrivere una nuova storia, romanzo o sceneggiatura di fumetto. Come pensa un nano?

L’archetipo vuole una creatura fisicamente sgraziata, piena di peli su tutto il corpo, che abita prevalentemente sottoterra. Be’, le analogie col mondo animale si sprecano. Per giustificare queste inclinazioni abitudinarie non possiamo fare altro che trovare un motivo biologico, qualcosa che li costringa ad agire così: come ad esempio un’avversione per i raggi solari.

Il nano deve ritagliarsi uno spazio al buio, dentro le montagne, perché la sua vista è simile a quella di un animale notturno. In campo aperto, a mezzogiorno, soffrirebbe molto; il fastidio agli occhi provocherebbe dolore e altre complicazioni come mal di testa e, a lungo andare, perfino malattie gravi. Questa è la giustificazione migliore a cui sono giunto. E non credo che esistano molte altre spiegazioni plausibili per costringere una razza senziente a occupare specifici ecosistemi. Noi esseri umani, ad esempio, occupiamo tutti gli ecosistemi dove siamo in grado di sopravvivere, perfino quelli più estremi. E la stessa cosa deve avvenire per i nani.

Abitando luoghi profondi, chiusi, e uscendo all’aperto solo quando il sole è debole o fa buio, i nani si troveranno a passare la maggior parte del loro tempo a stretto contatto gli uni con gli altri. Cogliendo analogie col mondo animale li vedo simili a delle formiche, animali estremamente legati l’uno all’altro, uniti da una rigida catena di cooperazione e, di riflesso, dominati da un granitico sistema legislativo. Gerarchia, controllo, legge, cooperazione, tradizione: tutte caratteristiche di una società che si rispecchia benissimo nell’archetipo che conosciamo.

A differenza degli elfi individualisti, che non hanno bisogno di niente e nessuno perché immortali, i nani devono vivere sotto l’egida di una società che esercita un controllo capillare su ogni aspetto della vita quotidiana. Le fasi della loro lunga esistenza sono scandite da eventi sociali pubblici ai quali è impossibile sottrarsi, il lavoro di costante manutenzione delle gallerie dei reami e di controllo dei confini è svolto da squadre di lavoratori specializzati, ognuno dei quali membro di una corporazione d’arti e mestieri. Il denaro viene battuto tramite ingegnosi macchinari mossi dall’energia di fiumi sotterranei, come accadeva nel complesso sotto la Torre della Zecca di Firenze, dove nel XVI secolo si coniavano monete3.

Una società simile a quella dei comuni medievali italiani, organizzatissimi e industriosi, arroccati dietro mura di pietra per proteggersi dalle scorrerie delle compagnie di ventura che devastavano il territorio esterno. Ecco la motivazione che spinge i nani alla guerra: la necessità di difendersi dal territorio ostile intorno a loro, che a causa della limitazione visiva risulta di difficile espansione superficiale; un territorio minacciato costantemente dalle razze che si muovono sotto il cielo assolato, come quegli invasati degli elfi e la loro guerra sacra.

Il guerriero nano è un difensore di confini, bene equipaggiato dalla stessa corporazione da cui trae il suo stipendio e a cui versa le tasse. La coscrizione dunque è obbligatoria, come avveniva nei comuni italiani: ogni cittadino ha il dovere di difendere la propria città ed è ben felice di farlo. La sua libertà economica è dovuta a quelle mura di pietra che proteggono la sua esistenza e quella della sua famiglia.

Gli eserciti dei nani

I nani sono animali sociali, come gli uomini, e lo sono nella forma più civilizzata del termine, nel senso letterale della parola civiltà. Abbiamo tirato in ballo l’Italia dei comuni per alcuni aspetti riguardo le corporazioni, ma un’altra grande analogia civile che avevo anticipato nell’articolo sul guerriero elfo non può che rifarsi al mondo dell’Antica Roma. Questo ci dà un bello spunto sulla strutturazione dell’esercito nanico.

La macchina da guerra romana in alcune fasi della sua storia si è ritrovata in una situazione analoga a quella che abbiamo tratteggiato per i nostri protagonisti barbuti. La difesa dei confini sulle fasi finali della massima espansione imperiale ci aiuta a comprendere le problematiche che sorgono quando ci si debba difendere su più fronti senza rinunciare a tutto ciò che si è conquistato fino a quel momento, culturalmente e territorialmente.

L’imperatore Costantino, per esempio, trovatosi a difendere un vasto territorio minacciato da ogni parte, mise in piedi nel 300 d.C. un’ampia serie di riforme militari. Reintrodusse un uso massiccio della coscrizione obbligatoria come metodo di reclutamento, cosa che in passato era attuata solo nei momenti di grave emergenza, obbligando i proprietari terrieri a privarsi di alcuni braccianti per rifornire l’esercito4. Le corporazioni naniche dovranno fornire la loro quota di guerrieri proprio come nella Roma tardo imperiale, ricalcando una forma di pagamento sociale pari a quella di una qualsiasi tassa.

Il guerriero nano scalpellino, membro della corporazione dei carpentieri, se richiamato a svolgere il proprio dovere dovrà dunque recarsi al campo d’addestramento e poi servire la propria città nanica sotterranea per un certo periodo di tempo, che secondo la riforma di Costantino non doveva essere inferiore ai 20 anni, ma che noi invece abbasseremo a 6 anni, come accadeva durante la Repubblica, nel II secolo. Perché l’arruolamento del tardo Impero, basato sulla rendita fondiaria, si rivolgeva prettamente ai figli dei contadini lasciando esclusi gli abitanti delle città5, aspetto che non si addice molto ai cittadini nanici.

La società barbuta rifornisce i propri guerrieri di tutto il necessario: armi, armature, vestiti, vitto, alloggio e perfino uno stipendio. Li tiene sempre impegnati nelle loro attività di difesa del territorio, in lotta con le razze di superficie e quelle del sottosuolo (se nell’ambientazione fantasy ce ne sono). Ma come si difende un territorio nanico? Si sta tutto il giorno dietro le mura della città ad aspettare? Nossignore.

Una guerra di Limes

Una città nanica non è un buco sottoterra, ma una rete industriosa e civilizzata di cunicoli con strade, sale, palazzi eccetera. L’insediamento deve avere numerosi accessi, estendendosi quasi senza controllo, come avveniva per l’urbanistica medievale. Dovrà avere numerosissimi sfiati che rigettano i fumi dei focolari in superficie e altrettanti per smaltire rifiuti. La ragnatela di gallerie sotterranee (per quanto ben realizzate) sarà più simile a un labirinto che alle miniere di Moria cinematografiche (che hanno una entrata e una uscita).

Gli eserciti dei nani quindi non sono legioni dislocate agli estremi confini del regno, lontani dall’abitato, rinchiusi in accampamenti solitari e sperduti, preda di incessanti incursioni nemiche. Le truppe stanzieranno a casa, in città, pronte a muoversi ovunque serva una rapida difesa; proprio come accadde con la riforma costantiniana.

Il limes nanico è integrato con la rete cittadina. Il mescolarsi del mondo militare e quello civile però non è tutto rosa e fiori. Esattamente come nel Tardo Impero del IV secolo, anche nel nostro mondo fantastico possono generarsi dei problemi.

“Procurò alle città tranquille il danno generato dalla soldataglia, per questi motivi molte città risultano deserte. Lasciò anche che i soldati rammollissero, frequentando i teatri, ed abbandonandosi alla vita dissoluta.»

Storia Nuova, Zosimo, VI secolo.

Ecco spiegata la propensione del guerriero nano per la birra e la vita “dissoluta”: soldati coscritti, tenuti lontani dal loro mestiere e dalle loro famiglie, che cercano di svagarsi da una carriera militare obbligatoria all’interno di caserme di pietra.

Naturalmente ci saranno nani che decidono di affrontare il mondo aperto, sotto il cielo che risplende. Lo potranno fare tranquillamente di notte (e troveranno grande vantaggio grazie alla loro vista), ma anche di giorno. Una società così industriosa infatti non faticherà a trovare un modo tecnologico per superare i propri limiti. Ed ecco che assisteremo a una gran quantità di occhiali dalle lenti scuri dalle più svariate fogge: integrate in un cappuccio a coprire la parte superiore del capo, oppure semplici occhiali modello aviatore. Questo espediente ovviamente non risolverà del tutto il problema, ma permetterà delle rapide escursioni all’aperto, esplorazioni, spostamenti e magari qualche scaramuccia.

L’equipaggiamento

Come veste un guerriero nano? Visto il modello di società possiamo assistere a una struttura militare organizzata in differenti unità, ciascuna differenziata per compiti ed equipaggiamento; fanterie come lo erano quelle romane oppure quelle dei comuni italiani, unite in formazioni serrate e compatte, che incentrano la loro strategia sulla difesa. Se per il guerriero elfo ho cominciato parlando dell’arco, per il nano devo aprire le danze con lo scudo.

Lo scudo, una delle armi più frequenti in qualsiasi epoca e civiltà. Dopo la clava, lo scudo è la cosa più semplice ed efficace che possa venire in mente al prototipo primordiale di guerriero. Non a caso si tratta di un arnese sopravvissuto per millenni, dall’Età Antica fino all’avvento delle armi da fuoco. Il guerriero nano che combatte in formazione assieme ai suoi compagni coscritti e stipendiati deve avere per forza uno scudo. Quale scudo?

Lo scutum romano pare perfetto per lo scopo. Squadrato e convesso, lungo quattro piedi e largo due piedi e mezzo secondo Polibio6; 1 piede romano equivale a 29,6 cm, dunque le misure dello scudo erano di 120 x 75 cm. In pratica la superficie di un comune tavolo da cucina o da studio, tanto per avere un’immagine mentale di quanto doveva essere grande. E infatti i greci lo paragonavano proprio alla porta di un’abitazione chiamandolo thyreos7.

E’ importante mantenere la forma rettangolare dello scudo, perché rappresenta una forma di distanza culturale da tutte quelle popolazioni germaniche che invece utilizzavano scudi rotondi (come gli scudi degli elfi). Nel Tardo Impero infatti, quando la sopravvivenza di Roma richiedeva il reclutamento di barbari, si assiste al mutamento dello scudo del legionario dalla forma rettangolare a quella ovale o rotonda; proprio perché vi erano molte più truppe ausiliarie.

Anche i pavesi dei comuni italiani erano rettangolari. Scudi così grandi da poter difendere uno o due uomini assieme. Visto che i nani necessitano di quanta più difesa possibile, ci vedrei bene l’impiego tra le loro fila anche del pavese (o palvese), portato da un nano pavesaro, addetto cioè al solo trasporto del pesante scudo da piantare a terra e tenere bene sollevato a formare una muraglia. Era così che combattevano i fanti delle milizie italiane: formazioni serrate di uomini nascosti dietro tavolacce di legno dipinte con i colori del loro signore o corporazione, tanto lunghe che sembravano muraglie di città8.

Tutti questi scudi uno di fianco all’altro offrono riparo, e questa è un’ottima cosa se il nostro guerriero nano è specializzato in un’arma che richiede copertura per la sua lenta ricarica… sto parlando ovviamente della balestra.

In Italia la balestra era un’arma molto comune. Meccanismo semplice ed efficace che, al contrario dell’arco da guerra, permetteva a tutti di poter scagliare proiettili senza la necessità di chissà quale addestramento e, soprattutto, di farlo con una forza fino ad allora impensabile. Nella prima metà del Quattrocento, con l’introduzione dell’arco d’acciaio9 e del sistema di caricamento a girella (o martinetto, diventato successivamente arganello), la balestra diviene un’arma sofisticata e incredibilmente potente. Ed è proprio il modello perfetto per il guerriero nano tiratore che, assieme al compagno che regge lo scudo pavese, va a comporre i ranghi di una squadra di tiro in grado di perforare le armature a maglia di ferro del nemico senza troppi problemi.

la balestra del guerriero nano
Balestra e arganello, HARMUTH E. “Die Armbrust”

Quelle dei nani sono formazioni abbastanza statiche, che attendono il nemico tempestandolo di dardi per attirarlo al centro dello schieramento e poi chiudersi con ali formate da nani legionari. Dopotutto la loro scarsa mobilità fa parte dell’archetipo tolkeniano.

L’armatura del nano guerriero, come tutte le altre cose, gli viene fornita dall’esercito. I portatori di pavesi non avranno bisogno di vestire di ferro e possono accontentarsi di una tunica o farsetto imbottito lunghi fino alle cosce, con un cappuccio di cuoio bollito. Stessa cosa per i balestrieri che agiscono in coppia con loro. Il metallo risparmiato sulle formazioni di tiro viene quindi investito al meglio sulle fanterie pesanti, che vestiranno adeguate lamine di ferro articolate su spalle e torso, come la lorica segmentata del legionario romano (mi raccomando, niente armature chiodate!).

L’industria nanica permette un’elevata produzione di metallo e la posizione sotterranea delle città garantisce un semplice rifornimento dei minerali ferrosi, dunque non sarà un problema vestire di ferro gran parte dell’esercito. Anche perché le tasse dei cittadini contribuiranno in larga parte a finanziare la macchina da guerra dei nostri amici barbuti. Per concludere l’equipaggiamento del guerriero nano arriviamo all’arma principale, lo strumento più adatto a un simile stile di combattimento. Ascia? Purtroppo no, l’ascia non è per nulla indicata per uno stile di combattimento simile. Piuttosto opterei per una bellissima lancia.

Quale esempio storico possiamo andare a pescare riguardo formazioni serrate, con grandi scudi? La falange, ovviamente. I nostri nani saranno simili a dei tozzi e barbuti opliti spartani, che erano un tutt’uno con la loro lancia lunga dai 210 ai 280cm, con la punta di ferro lunga 30cm a forma di foglia e pesante in tutto 1 o 2kg10.

guerriero nano come un olpita greco
Opliti con le lance “dory” su vaso, museo archeologico di Atene

Arma ideale per combattere a ranghi serrati, coperti da grandi scudi, e affondare di punta contro il nemico, senza dar fastidio ai compagni di fianco. L’equipaggiamento si conclude quindi con una arma da fianco secondaria, una semplice spada, anch’essa da affondo, con punta pronunciata a sezione triangolare simile a uno stocco. Perché i nani sono specializzati nell’affondo, proprio come fanno di solito quando picconano la pietra.

Niente asce, quindi, o martelli giganti. Ma ottime fanterie che mischiano antichità greco-romana e medioevo italico. Devo dire che al termine di questa analisi ci ritroviamo con un nano molto vicino al nano fantasy tolkeniano, con la sola eccezione dell’avversione per i raggi solari per poter giustificare la sua fissazione per il sottosuolo. Si tratta comunque di un bel guerriero nano, realistico e giustificato in tutto e per tutto, senza cose strane perchésì. Se dovessi scriverci un romanzo, mi focalizzerei di certo sugli aspetti socio-economici della sua cultura applicate agli elementi fantastici, perché sarebbero il punto più interessante.

Visto che li ho già citati in passato, durante questa serie di articoli incentrati sulle razze fantasy classiche, direi che è il momento di annunciare il piatto forte, quello che tutti stavate aspettando: il guerriero orco. Restate da queste parti perché con gli omini verdi il divertimento è assicurato.

guerriero nano
Il nostro guerriero nano disegnato da Isabella Manara
  1. Lettera n°231 di Tolkien, 1956
  2. Il signore degli anelli, appendice F
  3. Le monete della Repubblica fiorentina, Mario Bernocchi
  4. L’esercito romano, Armamento e organizzazione – Giuseppe Cascarino, Carlo Sansilvestri
  5. The later Roman Empire, Jones, Arnold H. M
  6. Storia antica e romana, Carlo Rollin
  7. Evoluzione dello scudo romano, Filippo Crimi
  8. Durante la battaglia di Campaldino il vescovo Ubertini, miope, scambio il muro di pavesi della fanteria fiorentina come le mura di una città, “Dante, Alessandro Barbero”
  9. Novità e tradizione nell’armamento bassomedievale toscano, Mario Scalini
  10. Thermopylae: The Battle that Changed the World, Paul Cartledge
Lorenzo Manara
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