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18 Maggio 2021

L’emissario del principe degli assassini

il principe degli assassini

Di come il principe degli assassini, o vecchio della montagna, divenne alleato di un santo (con l’aiuto di templari e ospitalieri)

In un’antica cronaca scritta da un cavaliere crociato che partecipò alle campagne militari per la riconquista di Gerusalemme1, viene descritto un episodio che ha dato inizio a una di quelle leggende che ancora oggi fanno sognare milioni di lettori e, soprattutto, appassionano folle di videogiocatori. Il mito è quello del principe degli assassini, chiamato anche vecchio della montagna (o veglio della montagna), a capo di un ordine di sicari musulmani responsabili di efferati e rocamboleschi omicidi.

Ricordo ancora quando uscì il primo videogioco della serie Assassin’s Creed che permetteva di vestire i panni di Altair, maestro di una confraternita araba che durante la Terza Crociata si occupava di assassinare coloro che venivano reputati pericolosi per la società. All’epoca (quindici anni fa?!) avevo già iniziato a nutrire la mia passione per la scrittura di romanzi fantastici, l’avventura e la storia antica, e un titolo del genere non me lo sarei perso per nulla al mondo. Il legame tra mito e realtà è una tematica sempre presente nei miei libri e, come avrete notato, anche negli articoli che pubblico. Oltre agli onnipresenti ammazzamenti e smazzolamenti, ovviamente.

Insomma, non vedo l’ora di parlarvi di quello che ho scoperto mentre scartabellavo fra le cronache medievali, alla ricerca di robe misteriose e leggendarie.

“Quando gli altri seguono ciecamente la verità, ricorda: nulla è reale. Quando gli altri si piegano alla morale e alle leggi, ricorda: tutto è lecito. Agiamo nell’ombra per servire la luce. Siamo Assassini. Nulla è reale, tutto è lecito.”

Credo degli Assassini nel videogioco Assassin’s Creed

La cronaca del cavaliere crociato narra di una battaglia in cui fu coinvolto con i suoi compagni d’armi contro una schiera di seimila saraceni, sulle rive di un fiume. Fra lanci di frecce, palle di fuoco e combattimenti all’ultimo sangue che videro protagonista lo stesso Re Luigi IX (il re, circondato da sei saraceni che gli tenevano fermo il cavallo per le briglie, riuscì a liberarsi da solo a furia di spadate2), finalmente si giunge al tramonto e sul campo saraceno devastato dalla battaglia fanno la comparsa un gran numero di beduini razziatori.

Questi beduini, come li definisce il cavaliere, sono coperti da capo a piedi di pellicce di montone chiamate pelli di Damasco. Quasi tutti tengono la testa avviluppata da fasce di tessuto che passano sotto il mento e “son brutti e sconci a vedersi, ché hanno tutti neri i capelli e la barba3. Non abitano nelle città, ma dormono in tende fatte di cerchi di botte legati con pertiche, ricoperte di pelli che resistono al vento e alla pioggia. Nessuno saprebbe dire quanti sono, ma molti di loro pagano tributi ai saraceni, contro i quali non perdono occasione di ribellarsi.

Questo racconto ci permette di intuire quanto fosse eterogenea quella gran massa di infedeli spesso ridotti al nome di saraceni (ma anche turchi e, più tardi, mamelucchi). La realtà è molto più complicata di quel che appare e il cavaliere crociato se ne rende conto non appena i beduini accorrono in massa per razziare il campo dei saraceni. Ma la cosa ancor più straordinaria, quella che veramente ci interessa per questo articolo, è il loro credo.

“I Beduini non credono in Maometto, bensì alla legge di Alì (…) e al Veglio della Montagna, colui che alleva gli Assassini…”

Jean de Joinville, Vita di San Luigi (LI)

I seguaci del Vecchio della Montagna sono eretici e miscredenti agli occhi degli altri musulmani. Spesso vengono dipinti come fanatici, incuranti della morte, che scendono in battaglia senza armatura poiché sanno che un posto in Paradiso spetta loro di diritto. Ma chi è questo Vecchio della Montagna? Per capire meglio di cosa stiamo parlando dobbiamo fare un passo avanti nella cronaca, fino all’incontro tra il re di Francia e l’emissario del principe degli assassini.

Si racconta che mentre il re era di stanza ad Acri col suo esercito venne in visita da lui un emiro importante, ben vestito e armato. L’emiro stringeva nel pugno tre coltelli preziosi e si accompagnava a un nobile guerriero con un sudario legato attorno al braccio. Questi oggetti rappresentavano il potere degli Assassini: le lame dell’omicidio e il sudario della sepoltura; se il re si fosse rifiutato di accogliere la proposta diplomatica dell’emissario, il Vecchio della Montagna avrebbe emesso la sua sentenza di morte: uccidere il sovrano.

Avete capito bene, al primo contatto col potente re dei franchi, nonché comandante dell’esercito cristiano della settima crociata, il principe degli Assassini assume un atteggiamento di completa superiorità, arrivando addirittura a minacciarlo. Quanto doveva essere potente il leader di questa frangia religiosa islamica per arrivare a tanto?

Re Luigi IX, che non dimentichiamoci è un santo canonizzato dalla Chiesa, sulle prime decide di far finta di niente. Lascia perdere la minaccia di morte e chiede quali siano le volontà del Vecchio della Montagna. L’emissario risponde che il suo signore si è alquanto stupito di non aver ancora ricevuto alcun dono da parte dei franchi, a differenza di quanto accade con l’Imperatore dei Germani (si riferisce a Federico II, che pagò un totale di 80.000 denari), il re d’Ungheria e il sultano di Babilonia; tutti leali debitori che ogni anno pagano il loro tributo per avere salva la vita. Praticamente un’estorsione.

Proprio come nella mafia moderna, gli antichi seguaci del principe degli Assassini esigevano una forma di pagamento ai regnanti vicini, promettendo loro che così facendo avrebbero potuto dormire sonni tranquilli, “avendo per certo di non poter vivere se non quanto piacerà al Vecchio della Montagna4. Ma era davvero così?

In realtà non tutti temevano le minacce degli Assassini. Anzi, vi erano alcuni che non solo si rifiutavano di pagare questa estorsione, ma esigevano a loro volta un tributo al Vecchio della Montagna, il quale era obbligato a pagare per non incorrere in spiacevoli ripercussioni: sto parlando degli ordini dei cavalieri del Tempio e dell’Ospedale, che ricevevano un consistente tributo annuale di 2.000 bisanti d’oro5.

Queste due potenti organizzazioni monastico-militari si erano così ben radicate in Terra Santa nell’ultimo secolo da aver intessuto una fitta rete di relazioni con i regni vicini, amici o nemici che fossero, compresi i seguaci del Vecchio della Montagna. Proprio come nel videogioco di Assassin’s Creed: cavalieri templari, ospitalieri e Assassini erano parte dello stesso legame che, a causa della scarsità di fonti, possiamo solo intuire.

Un esempio di quanto fosse esteso il potere di questi due ordini ci viene dall’assedio di Acri del 1291. Quando il sultano dei mamelucchi mise in piedi un esercito di centinaia di migliaia di uomini e si diresse verso l’ultima città fortezza del regno crociato, il destinatario della sua dichiarazione di guerra non fu il sovrano del regno crociato. E nemmeno un principe o uno dei numerosi baroni o gran signori che si trovavano in Terra Santa. Il sultano volle parlare col maestro dei templari e nessun altro, perché la considerazione che aveva del Tempio era più alta di qualsiasi altro cristiano, perfino del re (per approfondire questo episodio, non perdere l’articolo Così muore il maestro dei Templari).

Nella cronaca del cavaliere crociato questo complesso sistema di alleanze viene liquidato con una spiegazione fin troppo semplice. Secondo Jean de Joinville, autore del testo, i maestri dei due ordini non finivano nel mirino degli Assassini perché potevano essere rimpiazzati facilmente: “subito verrebbe posto in loro luogo un altro dello stesso valore.” Insomma, il Vecchio della Montagna non ci avrebbe guadagnato a scontrarsi con questi monaci cavalieri che, al contrario di re e principi, venivano nominati uno dopo l’altro in rapida successione. Sembra una spiegazione logica, ma secondo me non basta a motivare il tributo annuale che gli Assassini pagavano ai due ordini. Insomma, c’è qualcos’altro sotto che necessita di un approfondimento.

Re Luigi, dopo aver subito tutte queste minacce, ha bisogno di una pausa per pensare. Chiede all’emissario di incontrarsi più tardi, in giornata, verso l’ora di pranzo. L’emiro con i tre pugnali, il sudario, eccetera eccetera, acconsente e dopo essersi fatto un giretto per la città di Acri se ne torna dal re. Questa volta però non sono soli. Ai lati del trono ci sono il maestro dell’Ospedale e il maestro del Tempio. Tutti e due. E, a questo punto, la situazione si ribalta completamente a favore dei cristiani.

I maestri degli ordini dicono all’emiro che c’ha proprio una bella faccia tosta a presentarsi così al cospetto del loro sovrano, con i pugnali e tutto il resto. E aggiungono che se non fosse che re Luigi è un santo (perché lo sapevano tutti che era un santo) avrebbero già scaraventato lui e gli altri messaggeri “nel sudicio mare di Acri“. Davvero una bella strigliata. Ma aspettate, il bello deve ancora arrivare.

Quindici giorni dopo l’emiro torna ad Acri e invece di stringere nel pugno i simboli di morte degli Assassini porta con sé un elefante e una giraffa di cristallo “d’assai bella fattura“, frutti, giochi da tavolo (!) e scacchi tempestati d’ambra con incisioni d’oro finissimo, racchiusi in scrigni che non appena aperti rilasciano nella stanza profumi di prezioso balsamo.

E ancor più preziosi furono gli ultimi due doni. Il principe degli Assassini fece consegnare al re dei franchi una camicia, simbolo di vicinanza e benevolenza, e un anello d’oro, simbolo dello sposalizio fra i due sovrani, “che d’ora in avanti fossero essi tutt’uno”. Tutto è bene quel che finisce bene, insomma: il santo e l’assassino, amici per la pelle.

A giudicare dalla cronaca sembrerebbe che quello degli Assassini fosse stato un bluff, imbastito per tentare di far la voce grossa nel primo incontro ufficiale col re; atteggiamento subito soppiantato da un impostazione diplomaticamente più cauta, per evitare d’infastidire i due ordini militari più importanti del regno crociato (e di rompere un qualche tipo di accordo con loro?).

Siamo arrivati alla conclusione di questo episodio fantastico, tuttavia resta ancora una bella incognita: chi erano davvero questi Assassini? E che legame avevano con gli ordini del Tempio e dell’Ospedale? Restate con me perché lo scopriremo nel prossimo articolo: L’ordine degli Assassini. Iscrivetevi alla newsletter se non volete perderlo. Ciao!

  1. Storia di San Luigi, Jean de Joinville
  2. Storia di San Luigi, XLIX
  3. LI
  4. LXXXIX
  5. Cronaca di Guglielmo di Tiro
Lorenzo Manara