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25 Maggio 2021

L’ordine degli Assassini di Alamut

ordine degli assassini nizariti

Il leggendario ordine degli Assassini della fortezza di Alamut: Ashashin, la setta dei guerrieri Nizariti seguaci del Vecchio della Montagna

“Quando il Vecchio della Montagna vuole fare uccidere alcuna persona, sceglie il giovane piú vigoroso per affidargli la missione. E coloro che sono suoi seguaci lo fanno volontieri, poiché se muoiono durante il compito ritorneranno al paradiso.”

Marco Polo, Milione, 1298 (capitolo 41)

Nella cronaca di Marco Polo e dei suoi viaggi attraverso l’Asia ci imbattiamo in una leggenda che “Messer Marco intese da più uomini”1, e che risulta tanto affascinante da ritagliarsi vari capitoli del resoconto. Dopo aver vagato per otto giorni in un deserto arido, senza frutti né acqua, il gruppo di mercanti ed esploratori veneziani si ritrovò in un luogo chiamato Milice, dove si diceva che il “Veglio della Montagna soleva abitare anticamente”.

Di questo personaggio mitico, a volte indicato col nome di Principe degli Assassini, ne troviamo traccia in svariate fonti medievali, alcune delle quali mi sono capitate sotto gli occhi mentre cercavo spunti per il romanzo che sto per concludere (mancano davvero una manciata di capitoli). Vi ho già parlato dell’incontro fra il re dei franchi e l’emissario degli Assassini, tuttavia ci siamo lasciati con un interrogativo: chi erano davvero questi Assassini?

Oggigiorno in lingua italiana (e in molte altre lingue occidentali) usiamo la parola “assassino” come sinonimo di omicida. L’origine di tale parola però deriva dall’arabo e il suo impiego compare per la prima volta durante le crociate.

“Esiste una certa razza di saraceni che, nel loro dialetto, si chiamano Heyssessini. Questi uomini vivono senza leggi; mangiano carne di maiale, inosservanti alla legge dei saraceni, e dispongono di tutte le donne, senza distinzione, comprese le proprie madri e le proprie sorelle. Vivono sulle montagne e sono, di fatto, invincibili perché trincerati in castelli ben fortificati.”

cronaca di Arnoldo di Lubecca, XII sec.

Quel che sappiamo sul loro conto non è molto, ed è inquinato da antiche leggende arabe a loro volta riprese dagli occidentali e infine reinterpretate nella cultura esoterica, che in alcuni casi vede l’ordine degli Assassini come un concentrato di fanatici religiosi al pari dei moderni terroristi.

Il primo indizio su chi fossero i seguaci del Vecchio della montagna lo si intuisce già dalle prime righe del resoconto di Marco Polo, al capitolo 41. Il luogo che lui chiama Milice, talvolta indicato come Milect, Mulect o Mulehe, è la traduzione della parola molhed o mulhid ovvero eretico2. Questo epiteto che lui attribuisce erroneamente all’intera regione è un riflesso di come potevano essere visti questi adepti agli occhi del mondo islamico: ovvero dei miscredenti.

L’ordine degli Assassini faceva parte di un gruppo religioso più ampio, quello degli Ismailiti Nizariti: una corrente scismatica minoritaria della religione islamica. E subito dobbiamo fare una precisazione che spesso viene tralasciata anche dai siti di divulgazione più importanti, come ad esempio Wikipedia, ovvero che non tutti i nizariti erano assassini di fatto. Pare quasi banale dirlo, ma è così.

“La parola assassino, che l’Occidente usa per gli assassini terroristi in generale, era originariamente un soprannome della setta e non aveva nulla a che fare con l’uccisione. Ha ricevuto questa connotazione nella nostra lingua solo per analogia con i famosi omicidi degli “Assassini” – il cui “oggetto principale”, tuttavia, non era l’omicidio, e soprattutto non “assassinare i crociati”.

Hodgson, Marshall G. S. (2205) “The Secret Order of Assassins”

Il termine Assassini viene spesso ricondotto all’arabo Hashashin, “coloro che fanno uso di Hashish”. Questa affermazione nacque nel XIX secolo sulla scia delle leggende che circolavano fin dall’epoca crociata, attribuendo all’uso di droghe la capacità di affrontare l’estremo sacrificio col sorriso sulle labbra3. Tuttavia questa ipotesi non è mai stata confermata. Altri ancora credono che il termine derivi da Hasan, nome del primo capo della setta, traducendosi quindi in “guardie di Hasan”. Ma qual era lo scopo di questi assassini? E come si componeva l’ordine?

L’ordine degli Assassini era una setta capeggiata da un capo militare e spirituale; un gran maestro o Vecchio della Montagna come lo chiamavano gli occidentali: Shaykh al Jabal, in arabo, “Signore della montagna”. Le similitudini con gli ordini militari cristiani (in particolare templari e ospitalieri) sono numerose, a cominciare dalla fede incrollabile per la dottrina e la pratica della guerra.

Gli Assassini originari della Persia (l’attuale Iran) formavano un’organizzazione ramificata in tutto il Vicino Oriente, in grado di conquistare e mantenere obiettivi militari per stabilirvisi permanentemente. Nel corso del Medioevo s’impossessarono di varie fortezze e insediamenti spingendosi fino ai confini del regno crociato, in Siria. Niente covi segreti o quartier generali sotterranei, insomma, ma una società con una propria economia, un proprio contingente armato e un rigido sistema gerarchico la cui fondazione si perde fra le aride colline a sud del Mar Caspio, nella fortezza di Alamut.

Alamut, Nido dell’Aquila, era la leggendaria fortezza dell’Ordine degli Assassini, situata a quasi duemila metri d’altezza. Fra le sue antiche mura di pietra il Vecchio della Montagna predicava la dottrina, istruiva i seguaci e pianificava strategie di conquista. Si narra che all’interno vi fosse una biblioteca ricca di antiche conoscenze scientifiche, magiche ed esoteriche, e che gran parte degli omicidi più celebri del Medioevo fossero stati commissionati proprio lì, fra le sale di Alamut. Perché se da un lato è vero che non tutti i seguaci della setta erano Assassini, è vero anche che alcuni lo erano eccome.

L’assassinio più celebre da sempre associato all’ordine di Alamut fu quello di Nizam al-Mulk, visir dell’Impero Selgiuchide, nonché uno dei più grandi uomini di Stato del mondo islamico antico. Egli venne pugnalato mentre percorreva la strada verso Baghdad, nel 1092. L’Assassino travestito da derviscio (una specie di monaco mendicante) si avvicinò alla lettiga del visir e l’ammazzò in pubblico, affinché tutti sapessero.

Un seguace dell’ordine degli Assassini pugnala a morte il visir, Topkapi Palace Museum

Gli Assassini mieterono molte vittime illustri, ma l’omicidio che ha permesso all’ordine di ritagliarsi un posticino fra le leggende occidentali è stato quello di Raimondo II di Tripoli, il primo cristiano caduto tra gli artigli del Vecchio della Montagna. Il conte di Tripoli venne assassinato fuori la porta della sua città, assieme a due cavalieri della sua masnada.

L’ordine degli Assassini puntò gli occhi pure su uno dei personaggi più celebri delle crociate: Saladino. Egli scampò non una, ma a ben due tentativi di farlo fuori. La prima volta, nel 1174, durante l’assedio di Aleppo; un assassino dell’ordine penetrò nel campo del Saladino ma venne subito riconosciuto da un emiro e ammazzato sul posto. Un secondo tentativo prese luogo l’anno successivo durante l’assedio di Azaz. Gli assassini questa volta erano più di uno e si travestirono da soldati. Riuscirono ad approcciare la vittima e perfino a pugnalarla, ma il Saladino grazie alla sua armatura si ferì solo lievemente e gli assassini furono uccisi dalle guardie4.

Uno degli assassinii più famosi fu quello del sovrano del regno crociato, Corrado del Monferrato, signore di un feudo piemontese che fu re di Gerusalemme per circa due anni; finché non finì nelle grinfie dell’ordine degli assassini, appunto. Si racconta che i seguaci del Vecchio della Montagna si travestirono da monaci cristiani e vissero a Tiro per sei mesi, acquisendo la fiducia del sovrano. Lo pugnalarono non appena ne ebbero occasione e avrebbero fatto lo stesso perfino con Riccardo Cuor di Leone se non fossero stati catturati5. Insomma, una rete di pianificazioni e intrighi che oggi risulta abbastanza difficile da districare, poiché il vero motivo del regicidio non è mai venuto a galla. Ma quanto erano potenti questi Assassini? Non c’era nessuno che riuscisse a tener loro testa?

Grazie alla cronaca di Guglielmo di Tiro sappiamo che gli ordini dei cavalieri del Tempio e dell’Ospedale ricevevano dagli Assassini un consistente tributo annuale di 2.000 bisanti d’oro. E nel precedente articolo in cui abbiamo parlato dell’incontro fra l’emissario del Vecchio della Montagna e i templari abbiamo notato come questi ultimi fossero in una posizione di forza, in grado di tenere a freno le mire espansionistiche degli Assassini. Come era possibile tutto ciò?

Dopo la morte di re Corrado del Monferrato l’ordine dei cavalieri templari, assieme agli Ospitalieri che in quegli anni erano entrati in possesso del Krak, la fortezza militare fra le più imponenti mai costruite durante le Crociate, diedero inizio a una campagna militare punitiva nei confronti della setta dei Nizariti, e più specificamente dell’ordine degli Assassini6. I rapporti fra queste organizzazioni, così opposte ma al tempo stesso unite da un sottile legame, continuarono a stringersi sempre di più fino alla caduta di Acri del 1291 e alla fine del regno cristiano di Gerusalemme.

Non esistono fonti che ci spieghino nel dettaglio che tipo di accordi ci fossero, se ci fossero, ma quei 2000 bisanti d’oro di pagamento annuale restano a testimoniare un accordo politico che per adesso può essere riempito solo con la speculazione narrativa, quella di cui mi occupo io che sono appassionato di scrittura e romanzi.

La fortezza del Vecchio della Montagna cadde nel 1256 sotto l’attacco dell’orda mongola. I difensori furono sterminati e la loro casa distrutta, compresa la leggendaria biblioteca con tutto il sapere che vi era custodito; un tesoro di conoscenze segrete che gli amanti dell’esoterismo ritengono fra i più preziosi dell’antichità.

Talvolta, da qualche parte nel mondo, compaiono tomi scritti in antico persiano che si credono sopravvissuti alla perduta Alamut; e su questo assunto si basano le storie moderne che tra Assassin’s Creed e il romanzo di Vladimir Bartol hanno come protagonisti i membri dell’ordine degli Assassini. Io non ho ancora in progetto un romanzo incentrato su questo tema, ma non si sa mai cosa potrebbe dirmi il cervello fra qualche anno.

Per ora concludiamo così. Iscrivetevi alla newsletter se volete leggere altri articoli sull’argomento e restare informati sul mio cervello. A rileggerci!

  1. Marco Polo, Milione, 1298 (capitolo 41)
  2. Amelia Carolina Sparavigna, Marco Polo in Persia, 2020
  3. Fra i primi ad affermarlo troviamo S. de Sacy, nel suo “Exposé de la religion des Druzes”, 1838
  4. Kamal al-Din, Zudbat al-ḥalab fī taʾrīkh Ḥalab, XIII sec.
  5. Salah al Din and Syrian Assassins, George Narimanishvili
  6. Isma’ilis and Crusaders in Syria, University of Cambridge
Lorenzo Manara
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