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2 Novembre 2021

Echtra Nerai, una storia di Halloween dall’Oltretomba

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Gli orrori del Samain celtico racchiusi in una storia di Halloween dell’antica mitologia irlandese: le avventure di Nera o “Echtra Nerai”

Echtra Nerai, “Le avventure di Nera”, è un antichissimo racconto a tema catabasi, ovvero la discesa dell’eroe nell’Oltretomba. Fa parte della mitologia irlandese e del folclore antico1, trasmessa oralmente per secoli fino alle trascrizioni dei monaci cristiani in epoca medievale2. Le sue atmosfere macabre e la correlazione con le festività dei morti la rendono una perfetta storia di Halloween, pregna di simbologie ben radicate nella realtà storica, al contrario delle cazzate new age che dilagano oggigiorno nel web.

La storia ha inizio la vigilia di Ognissanti, ovvero il 31 ottobre, quando la tradizione celtica festeggiava il Samhain (o Samain), l’evento che alcuni storici considerano all’origine della contemporanea festa di Halloween. Nel castello di Cruachan (Rathcroghan), oggi identificato nel complesso archeologico omonimo nel nord-ovest dell’Irlanda, aveva luogo un gran banchetto. Re Alill e la sua regina Medb ospitavano la masnada di eroi e guerrieri protagonisti delle antiche saghe e leggende celtiche; felici di prendersi un momento di pausa fra una battaglia e l’altra per festeggiare l’ultimo raccolto prima dell’inverno.

Quell’antica festa oggi divenuta Halloween non era solo un evento agricolo mangereccio, ma un momento importante del calendario celtico. Sanciva l’inizio dell’inverno e del periodo connotato dai momenti più bui e pericolosi dell’anno, quando la quantità di cibo raccolto in estate poteva decidere le sorti di un’intera comunità; una dinamica economico-naturale che si rifletteva anche nel mondo spirituale, spalancando le porte fra il mondo dei vivi e quello dei morti: lo stesso castello faceva da portale per l’Oltretomba, in quanto si ergeva sulla sommità di un “sidh” (o sid), un tumulo megalitico dove vivevano gli spiriti ancestrali dei morti3; le “genti del sid” hanno dato origine ai più svariati miti, da quello delle fate e degli elfi a quello dell’armata dei morti.

La notte di Samain assumeva quindi un’importante valenza religiosa, che perdurò con l’avvento del Cristianesimo anche dopo l’introduzione della festa di Ognissanti4. Re Alill sapeva bene quanto fossero facilmente suggestionabili i suoi guerrieri durante quei momenti di raccoglimento e contemplazione, dunque decise di ravvivare un po’ la serata con una bella “quest” in stile ciclo arturiano.

Mentre la zuppa cuoceva nel calderone, il re si rivolse alla corte e sfidò gli uomini a uscire, nel buio, fino alla sala delle torture dove penzolava il corpo di un uomo che era stato condannato a morte il giorno prima. Chiunque fosse stato così coraggioso da legargli attorno alla caviglia una fascia di vimini avrebbe ricevuto in dono la sua spada d’oro.

Nel castello di Cruachan scese il silenzio. In mezzo a quella masnada di eroi abituati alla guerra serpeggiò un brivido gelido. Pochi di loro avevano il coraggio di vagare nel buio fino al luogo dell’impiccagione; questo perché le fortificazioni antecedenti all’epoca medievale erano comunemente composte da un edificio principale, di solito in legno, posto sulla sommità di un terrapieno circondato da una palizzata e da un fossato. Il resto dell’insediamento sorgeva tutto attorno, sguarnito, allo scoperto; e quindi pericoloso, soprattutto la sera del Samain, quando l’Oltretomba spalancava le porte come nella migliore storia di Halloween.

Nonostante tutto, alcuni guerrieri si arrischiarono fuori dalla soglia per portare a compimento la missione del re, ma poco più tardi ritornarono a mani vuote perché “l’oscurità era troppo profonda così come gli orrori di quella notte, quando apparivano gli spiriti“.

Nerai (o Nera), fu l’ultimo guerriero ad accogliere l’invito. Indossò l’armatura (dopotutto la notte era piena di orrori) e varcò la soglia del castello per recarsi alla sala delle torture. Trovò il corpo dell’impiccato, gli legò la fascia attorno alla caviglia e assistette a un evento straordinario: l’impiccato si rianimò.

Per la verità del tuo valore, prendimi sulla schiena, affinché io possa bere qualcosa con te. Avevo molta sete quando sono stato impiccato.

Il non morto chiese a Nera di bere qualcosa e il nostro eroe si rese disponibile ad aiutarlo. Può sembrar strano, dopotutto è una richiesta alquanto inquietante, ma la cieca obbedienza di Nera può essere spiegata secondo le tradizioni magico-religiose irlandesi: il “geis”.

Il geis è un obbligo magico, o anche proibizione, che lega gli uomini a un determinato compito o “comando”. Si tratta di un impegno che non deve essere infranto, pena il disonore o, in alcuni casi, la morte.

Uno dei nemici di re Alill e della regina Medb è l’eroe Cú Chulainn, protagonista del ciclo dell’Ulster e tra i personaggi più importanti della mitologia celtica (il quale non compare in questa storia di Halloween); egli era legato a due proibizioni: non mangiare mai carne di cane e non rifiutare mai cibo offerto da una donna. Quando al termine delle sue avventure una megera gli offrì carne di cane il suo destino venne segnato, poiché non vi era modo di rispettare il geis.

Anche nella letteratura e nella narrativa fantastica ci sono svariati esempi di simili “maledizioni”. Nel Macbeth di Shakespeare, ad esempio, a Macbeth stesso viene profetizzato che nessun uomo partorito da donna avrebbe potuto fargli del male (cosa che poté fare invece MacDuff, nato da un parto cesareo ed escluso quindi dalla profezia). Ne Il signore degli anelli di J.R.R. Tolkien abbiamo una profezia simile, pronunciata dall’elfo Glorfindel sul re stregone di Angmar, uno dei nove spettri dell’anello, il quale non sarebbe mai caduto per mano di un uomo. E infatti ad annientarlo sono l’hobbit Merry e la principessa Eowyn.

Perfino io, nel romanzo che ho appena concluso e che sarà pubblicato nel 2022, ho inserito un geis che trae le sue origini dalla mitologia celtica. L’ambientazione della mia storia è un medioevo trecentesco dove le guerre feudali si mischiano con atmosfere misteriose, a tratti soprannaturali, delle desolate paludi italiane; niente a che vedere con le verdeggianti terre irlandesi, anche se il tema dell’eroismo e del macabro è sempre presente, come avrete ormai capito dagli articoli che pubblico qui, sul blog.

Nelle circostanze del Samain e dell’impresa di re Alill, Nera si sentì in dovere di obbedire alla richiesta del morto redivivo. Dopotutto la faccenda era già strana di per sé e non c’era alcun motivo di fare incazzare un dannato e rischiare una maledizione.

Nera si caricò sulle spalle il cadavere dell’impiccato e lo trasportò fino alla prima casa in cerca di una bevanda rinfrescante. E’ probabile che la sete del morto sia un rimando simbolico a qualche credenza celtica per noi ignota, così come la strana richiesta del re di legare una fascia alla caviglia del defunto. Dopotutto se nel brano questi aspetti vengono lasciati senza alcuna spiegazione può darsi che fossero alla portata di tutti. Pure il termine “impiccato” (traduzione da “hanged”), potrebbe condurci in errore. Hanged infatti vuol dire anche “appeso”, magari per i piedi, proprio come ci viene mostrato nel calderone di Gunderstrup5, un manufatto celtico dell’Età del ferro decorato con scene mitologiche fra le quali risalta il sacrificio a Toutatis (dio della guerra), che solleva un condannato per la caviglia, appeso a testa ingiù, davanti a un barile.

La scena rappresentata sul calderone (altro elemento ricorrente nella mitologia celtica, fonte di ispirazione per numerose opere narrative fra le quali “Il calderone nero” di L. Alexander e la trasposizione cinematografica “Taron e la pentola magica”), potrebbe mostrare un qualche rituale connesso alla “quest” del re e dell’appeso, il quale penzola sopra un barile che non potrà mai raggiungere (e che quindi spiegherebbe la sua eterna sete). Ma sono solo supposizioni. Gli aspetti culturali che emergono da quest’antica storia di Halloween sono ancora troppo misteriosi per consentirci di arrivare a delle conclusioni.

Nera col cadavere sulle spalle raggiunse la prima abitazione, quella più vicina. Ma una linea di fuoco la circondava rendendo impossibile l’accesso. “Non c’è niente da bere, qui”, disse il morto. Si diressero quindi alla seconda casa, ma un lago d’acqua la circondava. Neanche lì andava bene, poiché con tutta quell’acqua fuori dall’uscio gli abitanti della casa non avevano certo bisogno di tinozze per bere. Dunque non restava che una terza casa da visitare, il cui ingresso era libero.

Nera trasportò il morto all’interno, dove i proprietari possedevano svariate tinozze per lavare, farsi il bagno e bere; tutte con un po’ d’acqua rimasta all’interno. Il morto bevve una sorsata da ciascuna tinozza e dopo essersi dissetato sputò le ultime gocce contro i proprietari della casa che, all’istante, morirono tutti. Questo evento, apparentemente inspiegabile, è in realtà una sorta di insegnamento “sanitario”. Non era consigliabile lasciar acqua di scarto in casa nelle ore notturne senza svuotarla, poiché avrebbe portato alla proliferazione dei germi e, di conseguenza, di malattie. Ovviamente nell’antichità non avevano microscopi e neppure conoscevano il termine “germi”, tuttavia erano in grado di mettere in pratica i rimedi più semplici per proteggersi, tramandati tramite gli episodi soprannaturali della mitologia6.

Completata la missione Nera se ne tornò al castello, ma questa macabra storia di Halloween non è ancora terminata. La collina dove un tempo sorgeva la dimora del suo re era infatti avvolta dalle fiamme; pile di teste degli uomini che fino a quel momento stavano festeggiando il Samain occupavano le rovine del castello devastato dalla battaglia e una schiera di guerrieri del sid marciavano verso il sottosuolo, di ritorno dal massacro, fra le tenebre del tumulo.

Nera non capiva cosa fosse successo. Erano morti tutti i suoi compagni, sterminati dai guerrieri immortali fuoriusciti dall’Oltretomba. Perché avevano fatto una cosa del genere? Per scoprirlo non aveva altra scelta che seguire gli spiriti nel sid e varcare la soglia del regno dei morti.

L’Aldilà è un luogo pericoloso e Nera non sarebbe sopravvissuto un solo istante senza l’aiuto di una misteriosa donna che viveva di sotto. Ella lo avvertì che per non incorrere nell’ira del re degli spiriti, sovrano del sid, Nera avrebbe dovuto portargli in regalo un ceppo per il fuoco ogni giorno. E Nera la prese in parola, appesantito da un nuovo geis e trascorrendo le sue giornate raccogliendo ceppi.

Mentre si trovava là sotto, al buio, portando ceppi sulla schiena avanti e indietro per le lande infernali, incontrò una coppia di strani personaggi: uno storpio sulla schiena di un cieco. I due vagavano in cerca della corona d’oro del re dei morti in un’eterna “quest” senza possibilità di riuscita. Questo continuo portar cose sulla schiena dietro comandamento è un altro elemento fortemente simbolico della mitologia celtica. Si tratta del concetto di sovranità unito alla sofferenza scaturita dal fardello di una determinata missione, che è anche il tema portante della saga de Il signore degli anelli, ripreso dalle antiche storie nord-europee (un anello magico che “pesa” sul fisico e sulla coscienza).

In ogni caso, Nera ne aveva abbastanza di starsene là sotto. Chiese alla donna del sid cosa diavolo fosse successo e perché i dannati erano usciti dall’Oltretomba per sterminare tutti i vivi. La donna rispose che in realtà si era trattata di una visione e nulla più. Che Nera aveva potuto scorgere un frammento del Samain dell’anno seguente, quando le armate dei morti sarebbero uscite per davvero dal sid per sterminare i vivi.

Si trattava dunque di una profezia: Nera aveva tutto il tempo di avvertire il re (quello vivo, di sopra), e scongiurare così il massacro. Ma non era finita qui. La donna aggiunse anche un’ultima rivelazione, degna del miglior colpo di scena da serie-tv: lei era incinta. Evidentemente fra un ceppo e l’altro i due ci avevano dato dentro in un rapporto al limite della necrofilia.

Comprensibilmente sconvolto, Nera scappò dal sid e se ne tornò al castello, trovandolo esattamente come lo aveva lasciato la notte di Samain, col re e la regina attorno al calderone e tutti i guerrieri in attesa della zuppa. Senza indugiare oltre raccontò ciò che gli era successo. Il re lo prese in parola e radunò l’esercito per la battaglia che si sarebbe tenuta l’anno seguente; la battaglia fra i vivi e gli spiriti del sid.

Grazie all’intervento di Nera, i vivi riuscirono a vincere contro i morti, recuperare la corona d’oro dell’Oltretomba e distruggere per sempre il tumulo; giusto in tempo per la zuppa del Samain. A Nera invece toccò un destino ben più oscuro. Egli si ritirò nelle profondità con la sua nuova famiglia, e di lui non si seppe più nulla.

Questa antica storia di Halloween lascia in sospeso una marea di connessioni con quella che è la misteriosa cultura celtica, di cui ancora oggi sappiamo ben poco (e quel poco che sappiamo viene infangato dalla cultura pop-new age). Per questo intendo scrivere una serie di articoli sui vari aspetti in cui mi sono imbattuto mentre studiavo questa bellissima storia millenaria. Di corone d’oro dell’Oltretomba, abitanti dei sid ed eroi celtici ne riparleremo molto presto.

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  1. Ciclo dell’Ulster o di Conchobar e Cuchulainn, e del reame di Connaught di re Ailill e della leggendaria regina Mebd, o Maeve; che narrano dell’Età del Ferro delle isole britanniche che alcuni storici datano I secolo a.C.
  2. La versione della storia presente in questo articolo proviene dalla trascrizione del Echtra Nerai o Tàin Bé Aingen di Egerton, del 1516-1518
  3. The Epics of Celtic Ireland: Ancient Tales of Mystery and Magic Di Jean Markale, p 67
  4. festa cristiana calendarizzata a partire da papa Gregorio III (731-741)
  5. Calderone di Gunderstrup
  6. A structural analysis of Echtra Nerai, Alden Watson
Lorenzo Manara