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24 Ottobre 2022

I bambini verdi di Woolpit

i bambini verdi di woolpit

Un episodio sovrannaturale tratto dalla cronaca di William of Newburgh: la comparsa dei bambini verdi di Woolpit

Abbiamo imparato a conoscere molto bene William of Newburgh, da queste parti, prete agostiniano, nonché storico inglese, che all’interno della sua Historia rerum anglicarum, scritta nel XII secolo, ci ha lasciato una gran quantità di storie fantastiche, come l’avventura del Prete Cane, uno dei racconti horror medievali d’ispirazione per la cultura fantasy contemporanea alla Dungeons and Dragons e perfino per il mio ultimo romanzo La Stirpe delle Ossa. Oggi voglio raccontarvi un episodio di “cronaca” che si allontana dalle vicende di spadate e ammazzamenti e rientra nel filone misterioso ed esoterico: la storia dei bambini verdi di Woolpit.

“Né sembra giusto trascurare un inaudito prodigio, che, come è noto, ebbe luogo in Inghilterra durante il regno di re Stefano. Sebbene sia affermato da molti, tuttavia sono stato a lungo in dubbio sulla questione, e ho ritenuto ridicolo dare credito a una circostanza non supportata da un fondamento razionale, o almeno di carattere molto misterioso; eppure, alla fine, sono stato così sopraffatto dal peso di così tanti e così competenti testimoni, che sono stato costretto a credere e a meravigliarmi di una questione che non ero in grado di comprendere, o di svelare, da qualsiasi facoltà dell’intelletto.”

William of Newburgh comincia col giustificarsi, spiegando d’essere stato a lungo dubbioso riguardo la questione dei bambini verdi, indeciso se inserirla nella sua cronaca oppure no. E’ evidente che a prima vista possa sembrare un episodio inventato, frutto della fantasia popolare, tuttavia lo storico ci racconta d’averne sentito parlare così tanto e per bocca di così tante persone d’incontrovertibile “competenza”, da essersi convinto, infine, a crederci pure lui. Ed è per questo che ci descrive come si svolsero i fatti.

“Nell’East Anglia c’è un villaggio, distante, come si dice, quattro o cinque miglia dal nobile monastero del beato re e martire Edmund; nei pressi di questo luogo si vedono delle cavità antichissime, dette “Wolfpittes”, cioè, in inglese, “Pits for wolves”, e che danno il nome al villaggio attiguo. Durante la mietitura, mentre i mietitori erano impegnati a raccogliere i prodotti dei campi, da questi scavi emersero due bambini, un ragazzo e una ragazza, completamente verdi nelle loro persone, e vestiti di vesti di uno strano colore e di materiali sconosciuti.”

In un villaggio nei pressi del monastero del re martire Edmondo dell’Anglia Orientale, ucciso dagli invasori norreni al tempo dei regni anglosassoni prima dell’unificazione, vi è una località oggi denominata Woolpit. Il nome deriva dall’antico inglese che significava “Fosse per lupi”, ovvero una serie di fenditure nel terreno ritenute antiche già nel Medioevo.

Durante la mietitura, da queste fosse emersero due bambini, un maschio e una femmina, che vestivano abiti “strani” e avevano la pelle completamente verde. La loro fuoriuscita dalle fosse, e quindi dal sottosuolo, è già indicativa della loro provenienza: i bambini erano originari di un’altro mondo, probabilmente l’Aldilà.

“Mentre vagavano per i campi con stupore, furono presi dai mietitori e condotti al villaggio, e molte persone vedendo uno spettacolo così nuovo, furono trattenute alcuni giorni senza cibo. Ma quando furono quasi sfiniti dalla fame, e tuttavia non poterono assaporare alcuna specie di sostentamento che fosse loro offerto, avvenne che alcuni fagioli furono portati dal campo, che subito afferrarono con avidità, ed esaminarono il gambo per il polso, ma non trovandolo nell’incavo del gambo, piansero amaramente. Al che uno degli astanti, prendendo i fagioli dai baccelli, li offrì ai bambini, che li presero direttamente, e li mangiarono con piacere. Da questo cibo furono sostenuti per molti mesi, finché non impararono l’uso del pane”

I due bambini verdi vennero presi dai contadini e condotti al villaggio dove furono visti da moltissime persone, le stesse che testimoniarono l’accaduto e permisero a una storia così singolare di giungere fino alle orecchie dell’autore della cronaca. I due bambini non mangiavano niente che venisse loro offerto, come se il cibo dell’Inghilterra medievale fosse loro sconosciuto, o addirittura dannoso.

Un giorno, però, i due bambini verdi scoprirono i fagioli direttamente dai baccelli, e cominciarono a mangiar quelli, crudi, sfamandosi così per moltissimo tempo finché non impararono a mangiare il pane e tutti gli altri cibi dei contadini.

“Alla fine, a poco a poco, cambiarono il loro colore originario, per effetto naturale del nostro cibo, e divennero simili a noi, e impararono anche la nostra lingua. A certe persone discrete sembrò opportuno che ricevessero il sacramento del battesimo, che veniva amministrato di conseguenza. Il ragazzo, che sembrava essere il più giovane, sopravvissuto da poco al battesimo, morì prematuramente; sua sorella, tuttavia, rimase in buona salute, e non differiva affatto dalle donne del nostro paese. In seguito, come si dice, si sposò a Lynne, e da allora visse almeno qualche anno, così si dice.”

Con questa nuova dieta, i due bambini verdi si integrarono nella comunità inglese. Impararono la lingua e mutarono perfino il loro colore originario, diventando sempre più simili ai contadini che li avevano accolti. Vennero anche battezzati. Poco tempo dopo, però, il maschio morì per cause sconosciute. La sorella, invece, rimase in buona salute e finì per sposarsi. I bambini venuti dall’Oltretomba avevano abbracciato la vita terrena, divenuti cristiani, ormai del tutto simili agli altri normali abitanti.

Ma qualcuno volle indagare oltre…

“Inoltre, dopo aver appreso la nostra lingua, alla domanda su chi e da dove fossero, si dice che abbiano risposto: «Noi siamo abitanti del paese di San Martino, che è guardato con particolare venerazione nel paese che ci ha partorito». Interrogati ulteriormente dove fosse quella terra e come vi venissero qui, risposero: “Noi ignoriamo entrambe queste circostanze; ricordiamo solo questo, che un certo giorno, mentre pascolavamo le greggi di nostro padre nei campi, noi udimmo un gran suono, quello che ora siamo abituati a sentire a St. Edmund’s, quando suonano le campane, e mentre ascoltavamo il suono con ammirazione, siamo rimasti improvvisamente, per così dire, estasiati, e ci siamo trovati in mezzo a voi nei campi dove mietevate». Interrogati se in quel paese credessero in Cristo, o se sorgesse il sole, risposero che il paese era cristiano e possedeva chiese; ma essi dissero: “Il sole non sorge sui nostri concittadini; la nostra terra è poco rallegrata dai suoi raggi; siamo contenti di quel crepuscolo, che tra voi precede il sorgere del sole, o segue il tramonto. Inoltre, un certo si vede un paese luminoso, non lontano dal nostro, e diviso da esso da un fiume molto considerevole».”

Dopo che avevano imparato a parlare, i bambini verdi poterono essere interrogati sulla loro origine e provenienza. Costoro, sollecitati dai curiosi, risposero d’essere nati nel cosiddetto “paese di San Martino”, un luogo cristiano che non vedeva mai il sorgere del sole, avvolto da un crepuscolo perenne. Questa descrizione parrebbe confermare la natura sotterranea dei due bambini, abitanti del sottosuolo dove non arrivano i raggi del sole.

La causa scatenante del loro emergere in superficie, nei pressi di Woolpit, fu il suono delle campane d’Inghilterra, che con il loro rintoccare riuscirono a oltrepassare la soglia dei mondi e catapultare i due bambini fuori dal sottosuolo. Il tema delle campane e del loro suono apotropaico si unisce alla funzione di “porta fra i mondi”, elemento ancora oggi sfruttato nelle opere d’intrattenimento fantastico, come avviene nella celebre saga di Dark Souls.

“Si dice che queste e molte altre questioni, troppo numerose per essere specificate, siano state raccontate a curiosi indagatori. Ognuno dica come vuole e ragioni su tali cose secondo le sue capacità; Non provo alcun rimpianto per aver registrato un evento così prodigioso e miracoloso.”

L’autore della cronaca conclude con un’alzata di mani, astenendosi dal giudicare la bontà della storia. L’evento così prodigioso e miracoloso avvenuto nei pressi di Woolpit andava raccontato, che fosse vero o no, e William of Newburgh non ha provato alcun rimpianto nel farlo.

Se ti appassionano le storie fantastiche radicate nella realtà antica e medievale, non perdere il mio ultimo romanzo, La Stirpe delle Ossa, dove le spadate in faccia si mischiano con i misteri di un’Italia perduta.

Lorenzo Manara