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14 Dicembre 2018

Lo scafandro del palombaro

scafandro da palombaro con elmo

L’equipaggiamento protettivo dell’esplorazione sottomarina: l’invenzione dello scafandro da palombaro

Fin dai tempi di Leonardo da Vinci l’uomo ha sempre sognato di fare principalmente due cose: volare ed esplorare gli sconosciuti fondali marini. Grazie a innumerevoli tentativi, studi scientifici ed esperimenti rocamboleschi questi sogni primordiali sono stati esauditi nel meraviglioso Lungo Secolo: l’Ottocento! Dopo aver parlato della mongolfiera (o meglio, del disastro di una mongolfiera) oggi vediamo come ha avuto inizio l’affascinante mondo delle immersioni subacquee.

L’elmo da palombaro è uno degli oggetti più iconici dell’immaginario tecnologico ottocentesco. Si tratta di un’invenzione ingegnosa che consentiva al subacqueo di immergersi fino a toccare il fondale e respirare aria compressa tramite un lungo tubo collegato a una pompa posta in superficie.

L’elmo era solitamente realizzato in rame stagnato e presentava 4 visiere in vetro disposte una davanti, due ai lati e la quarta in alto. Una spessa rete metallica proteggeva il vetro da eventuali urti e permetteva al palombaro di godere di un’ampia visuale. Sul retro dell’elmo era assicurato il tubo di arrivo dell’aria mentre sul lato anteriore fuoriusciva l’aria espirata attraverso a una valvola. Il palombaro poteva regolare il flusso dell’aria a seconda delle sue necessità: chiudendo la valvola l’aria si sarebbe immagazzinata velocemente nel casco e nella muta dando inizio a una rapida risalita; viceversa, aprendo la valvola, la muta si sarebbe svuotata d’aria riportando il subacqueo con i piedi sul fondo.

L’elmo era imbullonato alla muta: un unico pezzo realizzato in tela foderata con uno spesso strato di gomma. Concludevano l’outfit un paio di stivali in piombo e un pugnale legato alla cintura che sarebbe servito per rimuovere eventuali ostacoli e difendersi dagli attacchi degli ignoti abitanti dei mari1.

La traspirazione all’interno dello scafandro era nulla, ma nonostante questo il subacqueo indossava un berretto, dei pantaloncini, un gilet e calze di lana per evitare che il sudore si raffreddasse con conseguenti ripercussioni sulla salute.

Perché buscarsi un raffreddore mentre si esplora antiche rovine perdute negli abissi marini non è per nulla avventuroso, giusto?

  1. Les Merveilles de la science, La Cloche à plongeur et le Scaphandre – Louis Figuier, 1870

Lorenzo Manara

Lorenzo Manara ha scritto il suo primo romanzo nel 2012 e da allora non può fare a meno di sedersi davanti alla tastiera del computer, la sera, per scrivere storie d'avventura fino a tarda notte.
Lorenzo Manara

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