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12 Settembre 2022

La canzone del bambino zombie

la canzone del bambino zombie

La storia medievale di un bambino zombie con doti canore, narrata dalla Madre Priora nei Racconti di Canterbury, di Geoffrey Chaucer

Fra le 24 storie che compongono I Racconti di Canterbury, di Geoffrey Chaucer, narrate da uno stuolo di personaggi che si alternano uno dopo l’altro a ricalcare la struttura del Decamerone di Boccaccio, ne figurano alcune molto particolari. Come, ad esempio, la storia del bambino zombie cantante.

Questo macabro racconto viene narrato da una suora, una priora, “dal sorriso semplice e modesto”. La descrizione del personaggio è molto dettagliata e fa da prologo alla storia vera e propria, come avviene per tutti gli altri pellegrini. Le informazioni di vita quotidiana che emergono, sono molto interessanti, specialmente quelle riguardo alla tavola.

“La sua più grande imprecazione era “Per Sant’Eligio!” ed era conosciuta come Madre Eglentina. Cantava il servizio divino alla perfezione intonando con un bell’accento nasale il francese, che parlava speditamente e con eleganza come aveva imparato alla scuola di Stratford-Atte-Bowe poiché non conosceva il francese parlato a Parigi. A tavola era in tutto ben educata: non si lasciava cadere una briciola dalle labbra, né intingeva troppo le dita nella salsa, sapeva portarsi il cibo alla bocca facendo attenzione che nessuna goccia le cadesse sul petto. Le belle maniere erano la sua dote più grande. Si asciugava sempre il labbro superiore così bene che nella sua coppa non si scorgeva la più piccola traccia di unto quando aveva bevuto e si serviva dei cibi con moltissimo garbo.”

La Madre Priora, che conosceva bene il francese, ovvero la lingua parlata dagli aristocratici del contesto medievale inglese, era una donna bene educata, soprattutto a tavola. L’usanza era quella di mangiare prevalentemente con le mani, ma questo non significa che ci si dovesse abbuffare come bestie. La donna, infatti, non intingeva troppo le dita nella salsa e se le portava alla bocca con garbo, senza lasciar cadere briciole o gocce sul petto. Poi si asciugava le labbra così bene che sulla coppa non rimaneva alcuna impronta di unto.

“Certamente amava conversare, piacevolissima e affabile nel comportamento, si sforzava di imitare le maniere di corte e di avere modi di fare dignitosi per essere stimata degna di riverenza. Ma per darvi un’idea del suo carattere era così caritatevole e pietosa che si metteva a piangere se vedeva un topo in gabbia sia che fosse morto sia che sanguinasse. Teneva alcuni cagnolini che nutriva con carne arrostita oppure con del latte e del pan buffetto ma piangeva a calde lacrime se gliene moriva uno o se lo colpivano di male grazia col bastone. Era veramente tutta cuore e sentimento. Aveva il velo finemente pieghettato, il naso ben profilato, i suoi occhi grigio-vetro, le sue labbra piccoline, ma soffici e rosse, il suo mantello, certamente, era di foggia molto elegante. Portava al braccio un doppio rosario di piccoli coralli con i grani più grossi tutti colorati di verde e ne pendeva un medaglione d’oro lucente, su cui spiccava una A coronata, e più sotto Amor vincit omnia.”

La Madre Priora è tratteggiata come una macchietta teatrale, così sensibile e pietosa che si metteva a piangere “se vedeva un topo in gabbia, sia che fosse morto sia che sanguinasse”. Un dettaglio che oggigiorno sembra esagerato, se pensiamo al medioevo sudicio e gretto, dove non c’era spazio per gli animaletti da compagnia. Invece la Madre Priora si commuove perfino per l’animale più fastidioso e, se vogliamo, pericoloso: il topo.

Lo status sociale del personaggio viene sottolineato anche dai gioielli che indossa, come un “doppio rosario di piccoli coralli con i grani più grossi tutti colorati di verde” che teneva al braccio, e un medaglione d’oro al collo, lucente, “su cui spiccava una A coronata” con la dicitura sottostante “Amor vincit omnia”: una locuzione latina di Publio Virgilio Marone, che significa “l’amore vince tutto”, e che nell’originale proseguiva con “arrendiamoci anche noi all’amore”.

Dopo la presentazione della Madre Priora, comincia la storia vera e propria del bambino zombie.

“C’era una volta una grande città in Asia che aveva un quartiere ebraico nonostante la sua popolazione fosse in gran parte cristiana, un’enclave sostenuta dal signore di quella città per i servizi finanziari che offrivano prestando denaro per interessi, una professione che è odiosa a Cristo e ai suoi seguaci. Questo quartiere non era chiuso, perché non c’erano cancelli che lo chiudessero, e a un’estremità c’era una scuola per ragazzi e ragazze cristiani che imparavano, con il passare degli anni, le cose che si insegnavano ai bambini in quei giorni, vale a dire, cantare e leggere.

Tra coloro che frequentavano questa scuola c’era il figlio di una vedova, un piccolo corista che aveva allora sette anni. Sua madre gli aveva insegnato sempre ad adorare la nostra Beata Signora e lui non si è dimenticato di farlo, perché i bambini piccoli imparano velocemente. Frequentava felicemente la scuola ogni giorno ed era sua abitudine, ogni volta che vedeva un’immagine della cara madre di Cristo, inginocchiarsi e dire la sua ‘Ave Maria’ mentre passava. E sempre, quando racconto questa storia, penso a San Nicola, che in un’età altrettanto giovane diede particolare riverenza a Cristo.”

La storia è ambientata in Asia, dove vive una comunità di ebrei all’interno di una città cristiana. La cornice antisemita ci mostra una comunità a malapena tollerata per via dei servizi finanziari prestati tramite usura, pratica da sempre associata al peccato. Al confine col ghetto ebraico, che tuttavia non è chiuso da alcuna barriera, si trova una scuola, dove i bambini imparano a leggere e cantare musica sacra.

“Questo bambino era seduto al suo libro a scuola un giorno quando sentì l’Alma redemptoris cantata da alcuni bambini più grandi di un’altra classe, e man mano che il suo coraggio cresceva si avvicinò al suono finché non ebbe imparato la melodia e impegnato tutto il parole del primo verso a memoria. Certo era così giovane che non poteva sapere cosa significasse il latino, ma presto trovò un compagno di scuola a cui chiedere, anche se dovette persuaderlo amichevolmente con i pugni! Questo amico, che era un po’ più grande di lui, disse: ‘Penso che sia una canzone sulla nostra Beata Signora, per darci speranza e chiederle di essere nostra amica e conforto quando moriremo. Non ne so più di questo; Conosco la canzone ma non sono molto bravo con la grammatica latina.’

‘Se è un canto cantato in riverenza della madre di Cristo,’ disse questo bambino, ‘allora lo imparerò a memoria. Lo farò prima di Natale, anche se questo significa essere picchiato tre volte all’ora per non aver prestato attenzione ai miei compiti». Così l’amico più grande del ragazzino gli insegnò i versi mentre tornavano a casa da scuola ogni giorno finché non li conosceva tutti a memoria. E quando li conosceva tutti, li cantava ad alta voce e perfettamente due volte al giorno. Le cantava mentre andava a scuola a piedi e poi di nuovo quando tornava a casa di nuovo nel pomeriggio; tutta la sua attenzione mentre andava avanti era sulla madre di Cristo.”

Un bambino di sette anni, figlio di una vedova, compie tutti i giorni il tragitto attraverso il ghetto ebraico, per recarsi a scuola, dove impara il primo versetto dell’inno popolare medievale Alma Redemptoris Mater (“Madre benigna del Redentore”): non ne capisce le parole, ma un compagno di scuola più grande glielo spiega come un inno a Maria, ed il bambino comincia a cantarlo ogni giorno per andare a scuola, lungo la strada degli ebrei.

“O santa Madre del Redentore, che rimani accessibile porta del cielo,
e stella del mare, soccorri il popolo cadente, che vuole rialzarsi.
Tu che hai generato, nello stupore della natura,
il tuo santo Genitore, vergine prima e dopo,
accogliendo quell’Ave dalla bocca di Gabriele,
abbi pietà dei peccatori.”

“Quindi, come ho detto, questo ragazzino ha cantato la sua Alma Redemptoris mentre camminava avanti e indietro per il quartiere ebraico della città. Il suo amore per la madre di Cristo era così forte che non poteva fare a meno di cantare. Ma Satana, che ha piantato un nido di vespe nei cuori degli ebrei, si alzò ed esclamò: ‘Oh popolo ebraico! È una cosa che può essere consentita? A un bambino così piccolo dovrebbe essere permesso di camminare dove vuole per le tue strade, dicendo cose che vanno contro le tue leggi sacre?’ E alcuni elementi grossolani di questa comunità hanno pianificato di cacciare questo ragazzino dalla faccia della Terra. Assunsero un assassino che si era nascosto in uno dei loro vicoli appartati, e mentre il bambino passava nelle vicinanze, questo maledetto ebreo lo afferrò, lo tenne fermo e gli tagliò la gola, poi gettò il suo corpo in una fossa; in un pozzo nero, dico, l’hanno gettato, un luogo dove sono venuti a espellere i loro escrementi! Oh maledetto popolo! Tale comportamento non è diverso da quello che era ai tempi di re Erode! Cosa puoi sperare di ottenere da esso? L’omicidio verrà scoperto, assicurati! L’onore della cristianità può solo guadagnare dall’iniquità di un tale atto.

Oh piccolo martire! Sei morto da vergine innocente e ora puoi cantare come uno con l’Agnello celeste! – perché il grande evangelista san Giovanni scrisse a Patmos che coloro che muoiono casti andranno davanti all’Agnello cantando con voce fresca.”

Satana sussurrò alle orecchie degli ebrei, per istigarli a uccidere il bambino che osava cantare l’inno alla Madre del Redentore per le loro strade. Quindi fu assoldato un assassino che il giorno dopo si nascose nei vicoli per attendere il bambino e tagliargli la gola.

Il corpicino fu gettato in un pozzo nero, dove venivano scaricati gli escrementi. Una fine orribile. Ma, come profetizzato da san Giovanni a Patmos, in Grecia, “coloro che muoiono casti andranno davanti all’Agnello cantando con voce fresca”. Ed è così che ha inizio il prodigio del bambino zombie.

“Questa povera vedova ha aspettato tutta la notte il ritorno del figlioletto e quando non si è presentato alla sua porta, appena è spuntato il giorno, con il viso pallido per la preoccupazione e con i pensieri che correvano, ha perquisito la scuola e dovunque poteva pensare fino a quando non ha saputo che era stato visto l’ultima volta nel quartiere ebraico della città. Il suo cuore soffriva per l’angoscia di una madre mentre cercava ovunque, come se fosse fuori di testa, e invocava sempre la Vergine Maria per chiedere aiuto. Ha implorato tutti coloro che riusciva a trovare di dirle se avevano visto suo figlio. Tutti hanno detto: “No”. Ma Gesù la ispirò a chiamarlo vicino al punto in cui il suo corpo era stato gettato nella fossa.”

La madre che non vide tornare a casa il bambino corse a cercarlo dappertutto, finché non udì una vocina provenire dal fondo di un pozzo: una vocina che cantava l’inno alla santa Madre del Redentore…

“O Cristo, tu che scegli di essere adorato dal canto dei ragazzi in chiesa, ecco, testimonia la tua potenza! Questo gioiello della castità, questo smeraldo, questo stesso rubino del martirio, steso a faccia in su con la gola tagliata, cominciò a cantare la sua Alma redemptoris. La voce risuonò così forte che la gente cristiana che stava camminando lungo la strada principale si raccolse attorno al corpo, tutti meravigliati di ciò che stavano ascoltando e di ciò che stavano vedendo. Il prevosto comunale è stato chiamato. Arrivò rapidamente e ordinò di radunare tutti gli ebrei. Il bambino è stato portato in una vicina abbazia. E poiché tutti seguivano il suo corpo in pietosi lamenti, questo bambino cantava ancora l’Alma redemptoris mentre andavano.”

Sul fondo del pozzo, il bambino steso a faccia in giù con la gola tagliata, cantava l’inno alla Vergine. E lo cantava in modo così forte che i cristiani in strada accorsero attorno al pozzo. Giunse perfino il prevosto, che ordinò di scortare subito il bambino zombie cantante in processione fino all’abbazia, seguito da una folla incredula.

“Quando arrivarono all’abbazia, la madre del bambino giaceva in deliquio accanto al figlioletto. Il prevosto della città ordinò una morte rapida e vergognosa per tutti coloro che erano in qualche modo coinvolti in questo omicidio. Voleva assicurarsi che nessun crimine del genere venisse mai più commesso nella sua città. Li fece sbranare da cavalli selvaggi e poi, quando avevano subito terribili ferite, fece appendere i loro corpi spezzati per il collo, come prevedeva la legge.”

I colpevoli furono trovati e condannati a morte tramite smembramento con i cavalli. I corpi spezzati furono appesi per il collo ma il bambino zombie continuava a cantare, legato alla terra in una specie di tormento che gli impediva di salire in cielo.

“Il bambino innocente giaceva su una lastra davanti all’altare maggiore mentre veniva cantata una messa, e quando la funzione era finita l’abate radunò tutti i monaci insieme per portare rapidamente il corpo alla tomba per la sepoltura. Ma mentre gli spruzzavano l’acqua santa, il ragazzino riprese a cantare l’inno: O Alma redemptoris mater. L’abate, che era un sant’uomo, come sono o dovrebbero essere i monaci, cominciò a interrogare il bambino: “In nome della Santissima Trinità”, gli chiese, “ti prego, dimmi che cosa ti fa cantare , perché posso vedere abbastanza chiaramente che la tua gola è stata tagliata.’

‘Mi è stata tagliata la gola fino all’osso del collo’, ha detto questo bambino, ‘e sarei dovuto morire molte ore fa. Ma Cristo desidera, per l’adorazione della sua cara madre, che io possa cantare “O Alma” forte e chiaro. Ho sempre amato la cara madre di Cristo, fonte di ogni misericordia, per quanto la mia comprensione mi ha permesso. E quando è stato il momento di morire, è venuta da me e mi ha chiesto di cantare questo inno a lei mentre giacevo morente. Quando l’ho cantata fino in fondo, ha deposto un seme sulla mia lingua. E così canto, e devo cantare, in onore di questa madre gioiosa, libera e generosa che è per sempre una fanciulla, finché il seme non mi sarà tolto dalla bocca, perché mi ha detto: “Figlio mio, verrò a prenderti quando il seme sarà stato tolto dal tuo corpo, perciò non ti spaventare, manterrò la mia promessa”.”

L’abate decise di seppellire il bambino zombie, ma dopo aver disposto ogni cosa per la sepoltura, spruzzando l’acqua santa sul corpo, il bambino ricominciò a cantare l’inno. Allora l’abate interrogò il bambino zombie chiedendogli perché continuasse a cantare: cosa gli impedisse di trovare l’eterno riposo.

Il bambino zombie rispose che gli era stata tagliata la gola fino all’osso del collo, ma la bontà del Cristo e della Vergine gli avevano permesso di continuare a cantare quel bellissimo inno appena imparato, ponendogli un piccolo seme sulla lingua. E così avrebbe continuato, in eterno, finché quello stesso seme non fosse stato rimosso.

“’L’abate aprì la bocca del ragazzo e gli tolse il seme dalla lingua, e il bambino morì in silenzio. E quando l’abate ebbe visto questo miracolo, le lacrime gli scesero lungo le guance come pioggia lungo un muro, e cadde con la faccia a terra e vi rimase come se fosse stato legato con una corda. Anche tutti gli altri monaci si sdraiano a faccia in giù sulle lastre di pietra, piangendo e lodando la cara madre di Cristo; e dopo questo si alzarono, trasportarono il corpo e lo rinchiusero in un sepolcro di marmo. È ancora lì, che Dio ci conceda di crederci.

Oh giovane Ugo di Lincoln, ucciso in modo simile da gente simile, come tutti ricordiamo perché è passato così poco tempo, prega per noi, gente peccatrice, che Dio, attraverso la sua grande misericordia, possa aumentare le sue benedizioni su di noi per rispetto per sua madre Maria. Amen.’”

L’abate tolse il seme dalla lingua del bambino zombie, permettendogli di trovare riposo e di salire al cielo scortato dalla stessa Madre del Redentore. L’abate si mise a piangere e cadde con la faccia a terra, subito imitato da tutti gli altri monaci, addolorati da un pianto disperato per aver assistito a un prodigio così triste. La storia finisce con la menzione di Little Saint Hugh of Lincoln, un altro bambino martire della cui morte sono stati incolpati di ebrei nel contesto di antisemitismo che aveva già cominciato a prender piede perfino nella tradizione letteraria medievale.

Questa era la storia del bambino zombie cantante. Se ti appassionano gli episodi fantastici, pieni di avventura e mistero, non perdere “La Stirpe delle Ossa”, il mio romanzo di sangue e ferro affilato.

Lorenzo Manara