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4 Gennaio 2022

I nani della mitologia: dalle origini al fantasy di Tolkien

nani edda

L’origine dei nani nelle opere di mitologia germanica e norrena: i personaggi barbuti de “Il signore degli anelli” dal folclore medievale al fantasy

Nella letteratura fantastica del XX secolo i nani assumono un ruolo di rilievo grazie alle opere di Tolkien. Compaiono ne “Il signore degli anelli”, ma soprattutto ne Lo Hobbit, dove li troviamo protagonisti di una sgangherata spedizione alla riconquista di un reame perduto. Il professore di Oxford però non si è inventato niente. Le creature barbute che vivevano sottoterra facevano parte dei miti e delle leggende europee già nell’Età Antica.

Prima però, una premessa: noi non sappiamo quasi niente delle tradizioni mitologiche germaniche e norrene. La verità è che la maggior parte delle storie si trasmettevano oralmente, senza un controllo dottrinale imposto da una guida religiosa comune (come è avvenuto ad esempio per la religione cristiana) e, come se non bastasse, tutte quelle storie erano composte da una moltitudine di “versioni” spesso in contrasto fra loro; ciò che si raccontava nell’Islanda del VIII secolo non coincideva necessariamente con i racconti della Germania, Danimarca, Svezia, Norvegia o di chissà quale altro paese dello sconfinato nord.

Quel poco che sappiamo è dovuto alle trascrizioni che nel corso del Medioevo ci hanno permesso di conoscere gli antichi miti e che, di conseguenza, appaiono filtrate dalla mentalità dell’epoca. Nel XII secolo ad esempio venne messa su carta la leggenda del Re Herla1 e il racconto di un regno nanico sotto la montagna pieno di tesori e magia, al cui interno però si nascondeva una tremenda maledizione: là dentro il tempo scorreva più lentamente rispetto alla superficie, e un giorno equivaleva a cento anni terrestri. Lo sventurato re dei Britanni dopo tre giorni di feste e banchetti trascorsi nel reame dei nani, non appena fuori dalla montagna, si ritrovò proiettato di trecento anni nel futuro (dai britanni “celti” fino ad arrivare alla conquista dell’isola da parte degli anglosassoni). Lui e i suoi tormentati cavalieri vennero inoltre condannati a una galoppata eterna, dando origine al mito della caccia selvaggia. Tutto questo per aver dato retta a una creatura demoniaca, lontano dalla luce del Signore cristiano.

I nani sono descritti come un popolo infido, pericoloso; affascinano gli uomini con le loro ricchezze per poi rivelarsi malvagi e vendicativi. Si tratta di un motivo comune a molte altre leggende, a cominciare proprio da quelle che più di tutte hanno ispirato la creazione del mondo fantasy de Il signore degli anelli, ovvero le saghe dell’eroe Sigfrido (o Sigurd) di cui Tolkien era esperto conoscitore2 e il ciclo eddico.

Dapprima i dvergar si erano formati e avevano presa vita nella carne di Ymir, ed erano proprio vermi, ma per decisione degli dèi avevano ricevuto la conoscenza del sapere umano e l’aspetto degli uomini; nondimeno abitavano nella terra e nelle rocce. Móðsognir fu il primo e il secondo Durinn.

Così dice la Vǫluspá:
Allora andarono tutti i potenti
ai seggi del giudizio,
gli altissimi dèi,
e tennero consiglio:
chi dovesse dei dvergar
le stirpi foggiare
dal sangue di Brimir
e dalle ossa di Bláinn.
Allora in forma d’uomo
ne nacquero molti,
dvergar nella terra,
come disse Durinn.


E questi, disse [la vǫlva], erano i loro nomi:
Nýi, Níði,
Norðri, Suðri,
Austri, Vestri,
Alþjófr, Dvalinn,
Nár, Náinn,
Nípingr, Dáinn,
Bífurr, Báfurr,
Bǫmburr, Nóri,
[Órinn], Ónarr,
Óinn, Mjǫðvitnir.
Vigr e Gandálfr,
Vindálfr, Þorinn,
Fili, Kili,
Fundinn, Váli,
Þrór, Þróinn,
Þekkr, Litr, Vitr,
Nýr, Nýráðr,
Rekkr, Ráðsviðr.


Anche questi erano nani e abitavano nelle rocce; mentre i primi, invece, nel fango:
Draupnir, Dólgþvari,
Hǫrr, Hugstari,
Hleðjólfr, Glóinn,
Dóri, Óri,
Dúfr, Andvari,
Heptifili,
Hárr, Svíarr.

Gloin, Dori, Ori… tutti i nomi che abbiamo imparato a conoscere con “Lo hobbit” sono ripresi dalle opere cui fa capo l’Edda in prosa di Snorri Sturluson, un manuale di poesia scaldica: ovvero un’intricata forma poetica rivolta ai signori nordici basata su un utilizzo di perifrasi (dette kenningar), che oggi giorno risultano alquanto difficili da decifrare poiché ci mancano i riferimenti culturali per comprendere il variegato “sottotesto” privo di spiegazione.

All’interno dell’Edda di Snorri non ci sono solo trattazioni poetiche, ma anche frammenti di storia mitologica fra cui la creazione del popolo nanico. Secondo l’autore i nani presero vita dalla carne del gigante Ymir sotto forma di parassiti, veri e propri vermi nati dalle membra putrefatte, e gli dei dettero loro forma umanoide mischiando il sangue del gigante Brimir con le ossa del gigante Bláinn.

Móðsognir fu il primo della stirpe dei nani, seguito poi da Durinn. Durin è un nome che ricorre spesso nell’ambientazione tolkeniana, poiché si tratta di uno dei Sette padri nanici e predecessore dei sovrani che si succedettero fra i Lungobarbi; tutti che portavano il suo stesso nome (fino a Durin VII). Si pensa che nell’originale germanico significasse “l’addormentato”, ma non ci sono molte spiegazioni a riguardo. Così come non sappiamo altro riguardo gli altri nani che nell’Edda vengono a malapena nominati.

In una celebre opera appartenente alla mitologia germanica “La canzone dei Nibelunghi”, trascritta nel XIII secolo da un autore anonimo, il popolo dei nani viene anche chiamato “popolo della nebbia”, richiamando le caratteristiche chiave delle interpretazioni folcloristiche dei secoli precedenti quali l’avarizia, l’accumulo di ricchezze e l’appartenenza a un’avanzata civiltà sotterranea. Il loro tesoro è composto da straordinarie quantità d’oro, che in alcune versioni del mito più recente provengono da un anello magico, posseduto da un personaggio che incarna le caratteristiche del popolo dei nani delle antiche saghe. Si tratta di Andvari, nell’Edda viene identificato come uno dei primi nani del Creato3.

Ma i nani non erano soltanto accumulatori compulsivi. Erano soprattutto esperti artigiani, fabbri e gioiellieri. Uno dei miti che rafforza questa caratteristica comune nelle leggende antiche deriva in particolar modo dal mito del Mjollnir, il martello del dio Thor, che nell’opera di Snorri Sturluson viene forgiato proprio dai più abili dell’intera stirpe nanica, i figli di Ivaldi4.

Nel suo continuo scherzare e infastidire qualunque creatura (mortale o divina che fosse) Loki questa volta la combinò proprio grossa. Tagliò i capelli dorati della dea Sif, moglie di Thor, la più bella fra le dee e Thor s’infuriò come non mai. Catturò il dio simpaticone e giurò di rompergli tutte le ossa se non avesse rimediato subito al danno. Loki allora si recò dai fabbri più abili del Creato, i nani figli di Ivaldi, che crearono nuovi capelli d’oro, una lancia magica per Odino (Grungnir) e un’intera nave per Freyr (Skíðblaðnir), ma non solo. Loki doveva sentirsi così in debito da organizzare una finta competizione metallurgica tra i fabbri per ottenere altri oggetti meravigliosi da donare agli dei per placare l’ira di Thor. I termini della sfida erano questi: se i due nani fossero riusciti a creare tre oggetti ancora migliori di quelli appena creati, Loki stesso ci avrebbe rimesso la testa.

“Allora Loki scommise la sua testa con il nano chiamato Brokkr che il fratello di Brokkr, Sindri, non poteva creare altre tre cose preziose uguali in virtù a queste. Ora, quando arrivarono alla fucina, Sindri posò una pelle di maiale nel focolare e ordinò a Brokkr di soffiare il mantice, e non cessò di lavorare finché non prese dal focolare quello che vi aveva deposto. Ma quando uscì dalla fucina, mentre l’altro nano soffiava, subito un tafano si posò sulla sua mano e lo punse: nonostante questo soffiò come prima, finché il fabbro non tolse l’opera dal focolare; ed era un cinghiale, con criniera e setole d’oro. Successivamente, depose l’oro nel focolare e ordinò a Brokkr di soffiare e di non smettere per nessuna ragione, finché non fosse tornato. Lui è uscito; ma di nuovo il tafano arrivò e si posò sul collo di Brokkr, e ora morse di nuovo; nonostante questo soffiò finché il fabbro non prese dal focolare quell’anello d’oro che si chiama Draupnir. Allora Sindri posò del ferro nel focolare e gli ordinò di soffiare, dicendo che sarebbe stato rovinato se la forgiatura fosse fallita. Immediatamente il tafano si posò tra gli occhi di Brokkr e gli punse la palpebra, ma quando il sangue gli cadde negli occhi in modo che non potesse vedere, allora lo afferrò con la mano il più rapidamente possibile, – mentre il mantice si appiattiva, – e scacciò via il tafano. Allora il fabbro si avvicinò e disse che era stato vicino a rovinare tutto ciò che era nel focolare. Poi prese un martello dalla fucina, mise tutte le preziose opere nelle mani di Brokkr suo fratello e gli ordinò di andare con loro ad Ásgard e reclamare la scommessa.

Skàldskaparmàl, Edda in prosa, 1220 ca. – Snorri Sturluson

I due nani, Brokkr e Sindri, si adoperarono per forgiare tre oggetti meravigliosi. Ma Loki, secondo alcuni trasmutato in tafano, li tormentò durante la forgiatura, impedendo a Brokkr di soffiare col mantice per mantenere alte le temperature. Questo causò un difetto nel Mjollnir, che venne fuori con un manico un po’ troppo corto. I nani si presentarono comunque agli dei per mostrar loro tutti e tre gli oggetti, ovvero: il cinghiale d’oro, l’anello Draupnir e il martello. Questi sarebbero stati messi a confronto con le precedenti creazioni dei figli di Ivaldi: i capelli d’oro, la lancia e la nave, per decidere quali fossero gli oggetti migliori.

“Ora, quando lui e Loki portarono i preziosi doni, gli Æsir si sedettero nei seggi del giudizio; e doveva prevalere quel verdetto che Odino, Thor e Freyr avrebbero dovuto rendere. Allora Loki diede a Odino la lancia Gungnir, e a Thor i capelli che Sif avrebbe dovuto avere, e Skídbladnir a Freyr, e raccontò le virtù di tutte queste cose: che la lancia non si sarebbe mai fermata nel suo affondo; i capelli sarebbero cresciuti non appena fossero stati posti sulla testa di Sif; e Skídbladnir avrebbe avere una brezza favorevole non appena le vele fossero state issate, in qualsiasi direzione sarebbe potuta andare, inoltre, la nave poteva essere piegata come un tovagliolo e portata in tasca se lo desiderava. Allora Brokkr portò avanti i suoi doni: diede a Odino l’anello, dicendo che otto anelli dello stesso peso sarebbero caduti da esso ogni nona notte; a Frey diede il cinghiale, affermando che avrebbe corso per aria e per mari, di notte o di giorno, più veloce di qualsiasi cavallo; e mai sarebbe potuto diventare così buio nella notte, o nei mondi delle tenebre, ma che sarebbe stato chiaro dove era presente questo cinghiale, così luminose brillavano le sue setole. Quindi diede il martello a Thor e disse che Thor avrebbe potuto colpire con la forza che desiderava, qualunque cosa potesse trovarsi davanti a lui, e il martello non avrebbe fallito; e se lo lanciava contro qualcosa, non sarebbe mai mancato, e non sarebbe mai volato fino a non tornare nella sua mano; e se lo desiderava, poteva tenerlo sotto le vesti, tanto era piccolo; ma aveva un difetto, che l’asta del manico fosse un po’ corta.

La decisione degli dei fu che il martello fosse il migliore di tutti questi tesori e la più grande protezione contro i giganti del gelo, e dichiararono che il nano aveva equamente vinto la scommessa. Allora Loki si offrì di riscattare la sua testa. Il nano rispose dicendo che non c’era speranza per lui su quel punto. Prendimi, allora! disse Loki; ma quando il nano doveva prenderlo, Loki era lontano, perché aveva le scarpe con le quali poteva correre per l’aria e per il mare. Quindi il nano chiese a Thor di catturarlo e lui lo fece. Ora il nano voleva tagliare la testa a Loki, ma Loki disse che la testa era sua, ma non il collo. Allora il nano prese filo e un coltello e volle praticare dei buchi nelle labbra di Loke, in modo da cucirgli la bocca, ma il coltello non tagliava. Allora disse che sarebbe stato meglio se avesse avuto il punteruolo di suo fratello, e non appena l’ha chiamato il punteruolo era lì e ha trafitto le labbra di Loke. Ora Brokkr cucì insieme la bocca di Loke e spezzò il filo alla fine della cucitura. Il filo con cui era cucita la bocca di Loke si chiama Vartare (cinturino).

Loki perde la scommessa e perderebbe pure la testa se non fosse per un altro dei suoi stratagemmi: per recidere la testa i nani dovrebbero mozzargli il collo, ma di questo non si era fatta alcuna menzione nell’accordo. I nani sono stufi di questi inganni e decidono di andare all’origine di tutti i problemi e cucire le labbra al dio degli scherzi. Cosa che non viene impedita da Thor e dagli altri dei che stanno lì, a guardare, coi loro nuovi e sfavillanti doni meravigliosi.

In molte occasioni l’autore della saga fantasy occidentale più famosa al mondo ha spiegato quali siano le correlazioni fra Il Signore degli Anelli e la storia antica. Il termine stesso Middle Earth, Terra di Mezzo, appare nel testo di un poema scritto in Old English (anglosassone) del 800 dopo Cristo.

Hail Earendel, brightest of angels,
Sent to men over Middle-Earth…

Christ I – frammento di poema tratto dal Codex Exoniensis (800 ca.)

I più attenti di voi avranno notato anche un altro nome presente in questo frammento di poema anglosassone, ovvero Earendel: termine usato per indicare un astro luminoso, tipicamente il pianeta Venere; e termine che lo stesso Tolkien riprende sotto forma di Eärendil. Ricordate la scena del terzo film di Peter Jackson con Frodo e il ragno gigante? Ecco, la fiala luminosa che impugna lo hobbit viene chiamata “luce di Eärendil“, che sarebbe la stella del vespro, la più luminosa delle stelle. Ed è con questa bella immagine che voglio concludere l’articolo.

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  1. Walter Map, De nugis curialium
  2. La leggenda di Sigurd e Gudrún, opera postuma pubblicata dal figlio di Tolkien, Christopher, non è altro che una riscrittura del mito
  3. Gylfaginning, Edda in prosa, 1220 ca. – Snorri Sturluson
  4. Skàldskaparmàl, Edda in prosa, 1220 ca. – Snorri Sturluson
Lorenzo Manara