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7 Ottobre 2018

L’arte di fotografare i morti nel 1800

fotografare i morti 1800

Quando in epoca vittoriana si scattavano fotografie ai cadaveri fingendo che fossero ancora vivi: fotografare i morti nell’Ottocento, una macabra moda.

Se c’è una cosa che mi mette angoscia sono le fotografie ottocentesche. Il soggetto potrebbe essere qualsiasi cosa, anche un semplice bambino felice; tuttavia la patina opaca, i graffi sulla superficie, le luci drammatiche, gli abiti severi e quell’atmosfera da incubo che accomuna la maggior parte delle fotografie antiche sono cose che riuscirebbero a tramutare il più allegro dei ritratti in una scena da film horror. Perciò quando ho scoperto che oltre ai bambini sorridenti i vittoriani erano soliti fotografare i morti non ho potuto fare a meno di farvi rabbrividire assieme a me.

La vita in epoca vittoriana era accompagnata dalla morte. Epidemie come difterite, tifo e colera imperversavano tra la popolazione e la mortalità, specie quella infantile, era elevata. La scienza medica stava compiendo passi da gigante, ma ci sarebbero voluti ancora decenni prima di sconfiggere le malattie che si diffondevano a causa di malnutrizione e scarse condizioni igieniche. La tragedia era comune in ogni famiglia, ma grazie all’avvento della dagherrotipia e, successivamente, della ancora più avanzata fotografia, i vittoriani scoprirono presto un modo per conservare la memoria dei propri cari in maniera indelebile.

La fotografia post-mortem era una pratica molto popolare. In certi casi il cadavere veniva rappresentato come se stesse dormendo, seduto o sdraiato, oppure veniva sistemato in pose più “dinamiche”, magari con gli occhi aperti e circondato dai propri famigliari che facevano finta andasse tutto bene. Una recita, insomma; un po’ come la macabra storia del Concilio cadaverico, quando nel 897 dopo Cristo il cadavere del papa venne riesumato e processato poiché accusato di sacrilegio.

La moda di fotografare i morti come fossero ancora vivi andò avanti per tutto il XIX secolo. Quando la tecnologia divenne accessibile anche per i ceti meno abbienti non fu più necessario allestire macabre scenette sul divano di casa in compagnia dello zio deceduto. Chiunque aveva la possibilità di fotografarsi prima della dipartita e questa spaventosa usanza cadde in disuso.

Bene. Ora che ho passato un’ora intera a cercare immagini di cadaveri vittoriani su Google posso finalmente chiudere l’argomento. Stanotte però farò gli incubi. Di sicuro.

Lorenzo Manara

Lorenzo Manara

Lorenzo Manara ha scritto il suo primo romanzo nel 2012 e da allora non può fare a meno di sedersi davanti alla tastiera del computer, la sera, per scrivere storie d'avventura fino a tarda notte. Nel 2018 ha firmato un contratto con una casa editrice di Londra per la pubblicazione del romanzo "Il Ritornante".
Lorenzo Manara

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