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15 Luglio 2018

Il concilio cadaverico: un processo post mortem

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Quando il cadavere del papa venne riesumato poiché accusato di sacrilegio e tradimento: il concilio cadaverico, uno dei processi più macabri della storia

Nel febbraio del 897 una processione di sant’uomini e guardie pontificie si diressero al sepolcro di papa Formoso, ormai morto da 8 mesi. A colpi di piccone ruppero la pietra che sigillava le spoglie e strapparono il cadavere dalla tomba. Lo portarono alla cattedrale di Roma e lo vestirono di tutto punto: talare bianco con mozzetta cremisi sulle spalle, ampio mantello bordato d’oro e camauro in testa. Una volta che il cadavere venne posto sul trono poté avere luogo il processo: il primo concilio cadaverico stava per avere inizio.

Erano i cosiddetti Secoli Bui della Chiesa Cattolica. La caduta dell’Impero Carolingio aveva gettato l’Europa nel caos e lasciato il Papato senza sostegno politico e militare: Roma era debole, in balia dei regni che si avvicendavano uno dopo l’altro in cerca di potere. In questo clima d’incertezza papa Stefano VI decise di annullare gli atti compiuti dal suo predecessore.

Questa operazione avrebbe probabilmente accontentato le casate nobiliari rimaste insoddisfatte dall’ultima amministrazione papale e dato un po’ di tregua alla Chiesa. Tuttavia non è compito semplice quello di annullare i sacri editti del santo padre. Come fare per non cadere dalla parte del torto? Semplice: screditare la memoria del vecchio pontefice con una bella accusa di sacrilegio post mortem.

Cardinali e vescovi si riunirono in una macabra adunanza dinnanzi al trono su cui sedeva il cadavere del vecchio papa. Il nuovo papa, Stefano VI, guidava l’accusa e rivolgeva all’imputato privo di vita le terribili incriminazioni di cui veniva tacciato: tradimento e sacrilegio. Il processo assunse una connotazione drammatica, a tratti grottesca, culminando in una dura condanna: papa Formoso fu dannato per l’eternità e gli atti da lui promulgati in vita furono invalidati.

I partecipanti al concilio cadaverico si scagliarono sulla mummia al termine del verdetto. Lo spogliarono dei paramenti liturgici, gli recisero le tre dita della mano destra con la quale i Latini erano soliti benedire1 e lo trascinarono fuori dalla cattedrale di Roma. Lo condussero per le vie della città tra le urla barbariche della plebaglia e infine lo gettarono nel Tevere.

A cosa portò tutto questo? Poco e nulla. Il nuovo papa poté nominare i propri vescovi mandando a casa quelli che avevano raggiunto la cattedra grazie a Formoso, ma non visse abbastanza a lungo per fare altro. Qualche mese dopo scoppiò una rivolta popolare e Stefano VI venne catturato. Morì strangolato in una lurida cella di Castel Sant’Angelo e le sue spoglie finirono nell’antica basilica di San Pietro.

Fortunatamente nessuno ha mai fatto ricorso alla Corte d’Appello o ci saremmo trovati con due cadaveri da processare in secondo grado.

  1. Ferdinand Gregorovius, Geschichte der Stadt Rom im Mittelalter
Lorenzo Manara