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13 Aprile 2021

Cavalieri di San Lazzaro: i morti viventi delle crociate

cavalieri di san lazzaro crociati

Nonostante afflitti da lebbra, i cavalieri di San Lazzaro parteciparono alle guerre in Terra Santa: crociati votati alla fede e al sacrificio

“I fratelli cavalieri e altri del suddetto ospedale (San Lazzaro) sono stati molte volte orribilmente uccisi e la loro casa a Gerusalemme e in molti altri luoghi della Terra Santa è stata completamente distrutta”

Giovanni, vescovo di Gerusalemme, 1323

I cavalieri di San Lazzaro appartenevano all’omonimo ordine dei Fratres hospitalis Sancti Lazari Hierosolimitani, che al tempo delle Crociate si occupava dell’assistenza ai bisognosi, proprio come faceva il ben più famoso ordine degli Ospitalieri. Tuttavia i fratelli con la croce verde cucita sulla sopravveste erano accomunati da un tratto distintivo non indifferente, che li rendeva unici nella società d’Oltremare: la lebbra.

L’idea di cavalieri lebbrosi può sembrare bizzarra (e infatti è perfetta per il romanzo di avventure-spade-ammazzamenti-medievali che sto scrivendo), ma in realtà sopperisce a un bisogno spirituale e militare di cui si aveva grande necessità nel regno crociato. Con l’avanzare della guerra e la cronica carenza di uomini in Terra Santa, l’ordine di San Lazzaro da semplice struttura assistenziale cominciò a ritagliarsi uno spazio fra gli schieramenti da battaglia crociati, divenendo a tutti gli effetti un ordine monastico-militare. L’ospedale lazzarita fungeva da rifugio per tutti coloro che contraevano il morbo e concedeva una possibilità di riscatto per quei cavalieri, in particolare templari, che avevano giurato di combattere in nome della fede e avevano tutta l’intenzione di continuare a farlo. Infatti nel codice del Tempio si invitano caldamente i confratelli malati a prendere il mantello lazzarita (come abbiamo visto in un precedente articolo). Ma come si comportavano in battaglia questi morti viventi?

Innanzitutto non erano tutti lebbrosi. Un ordine come quello di San Lazzaro, seppur più piccolo rispetto ad altri come i templari, gli ospitalieri o i teutonici, era una struttura ramificata in tutta Europa, suddivisa in case (commanderie) che amministravano terreni agricoli sparsi per il territorio, affidati a mezzadri (magari anche laici) compensati da regolare contratto.

Oltre agli aspetti economici necessari alla sopravvivenza dell’organizzazione dobbiamo considerare l’insieme della manodopera legata agli ospedali dove venivano accolti i lebbrosi, e tutto l’insieme di fratelli serventi e dei monaci che la spada non sapevano neppure come impugnarla. Insomma, quella dei cavalieri era solo una parte dell’intera organizzazione. La parte più tragica, fra l’altro. Nel senso drammaturgico del termine.

Perché dalle testimonianze che ci sono pervenute, le imprese a cui parteciparono i cavalieri di San Lazzaro finirono davvero tutte in tragedia. Matthew Paris, uno degli autori del Flores Historiarum e creatore di una serie di mappe della Terra Santa belle da morire, scrisse queste parole riguardo la battaglia di Al Mansurah dell’11 febbraio 1250:

Luigi, re di Francia, fu fatto prigioniero, e tutto il suo esercito disperso e messo in rotta, e molti nobili del suo regno furono presi con lui, e un grande corpo appartenente al Tempio, all’Ospedale, all’Ordine Teutonico e quello del Santo Lazzaro.
… Furono catturati, uccisi e dispersi gli ordini del Tempio, dell’Ospedale, di Santa Maria Teutonica e di San Lazzaro, due volte (…) I Saraceni trionfarono molte volte sull’esercito generale dei cristiani, vale a dire i Francesi, con il Re presente, i Templari, gli Ospitalieri, i Teutonici, i fratelli di San Lazzaro e tutti gli abitanti della Terra Santa furono conquistati, catturati, massacrati, ahimè!”

M. Paris. Flores historiarum. 1307

Per quanto riguarda la tattica militare vera e propria, è probabile che i cavalieri di San Lazzaro svolgessero un ruolo prevalentemente di supporto, occupandosi di missioni esplorative e di saccheggio[1 King Saint Louis and the Order of Saint Lazarus, Charles Savona-Ventura]; questo lo possiamo desumere proprio dalla loro condizione fisica e dalla terribile malattia che li obbligava a un allontanamento forzato dal resto della truppa, oltre al fatto che esiste un episodio molto interessante (uno dei pochi che li vede coinvolti in realtà) che sembra validare questa ipotesi.

Re Luigi IX, detto il Santo, organizzò una campagna in Siria (1250-1254) accompagnato dagli ordini militari fra i quali figurava anche un distaccamento di lazzariti. Il cavaliere Jean de Joinville nelle sue memorie ha dedicato un intero capitolo all’episodio che vede coinvolti i cavalieri di san Lazzaro durante una razzia. E l’immagine che ne viene fuori non è del tutto lusinghiera.

“Mentre il re era accampato davanti a Giaffa, il maestro di San Lazzaro aveva saputo che presso Ramah, a tre leghe di distanza da lì, vi stanziavano bestiame e altre cose, e pensava di fare un grande bottino. Non occupando nessun ufficio nel campo, anzi facendo quel che voleva, vi andò senza dir nulla al re. Non appena raccolto il bottino e depredato il bestiame, i Saraceni lo aggredirono e ricacciarono con tanta violenza, che di tutti gli uomini che aveva con sé, quattro soltanto riuscirono a sopravvivere. Rientrando al campo, il maestro di San Lazzaro cominciò a gridare all’armi.
Corsi ad armarmi, e supplicai il re che mi lasciasse andar là; e lui me ne diede licenza, e m’ordinò di portare con me anche i cavalieri del Tempio e dell’Ospedale. Quando arrivammo sul luogo, scoprimmo che nuovi Saraceni erano giunti nella valle dove il maestro di San Lazzaro era stato sconfitto. Mentre questi Saraceni sopravvenuti saccheggiavano i cadaveri lazzariti, il maestro degli arcieri del re li attaccò, e prima che noi accorressimo, li aveva sgominati, e uccisi molti. (…) Casi facemmo ritorno senza nessuna perdita, tranne quelle che aveva subito il maestro di San Lazzaro.

Jean de Joinville, Histoire de Saint Louis, 1309

L’autore della cronaca sottolinea che il maestro di San Lazzaro (che poi scopriamo essere fratello Nicolas Rainaldus de Floriaco, morto in Egitto nel 12581) non si occupava “di nessun ufficio nel campo, anzi facendo quel che voleva, vi andò senza dir nulla al re“. Questa precisazione non sta a significare, come potrebbe sembrare, che i lazzariti fossero dei trasgressori disubbidienti, gente che faceva quel che voleva perché sì. Ma, anzi, il fatto che il maestro venga definito come “di nessun ufficio nel campo”, vuol dire che non aveva una posizione nell’esercito regolare. E questo ci suggerisce che l’ordine dei cavalieri di San Lazzaro fosse un gruppo militare autonomo, che non aveva neppure bisogno di chiedere il permesso al re.

L’idea di andare a far razzia doveva essere affare molto comune in guerra, soprattutto per gli ordini che avevano costantemente bisogno di sostentarsi in tutte le loro attività; sperduti in una terra dove le donazioni e le rendite agricole non sempre bastavano. Stiam parlando di monaci, sì, ma pur sempre monaci guerrieri.

E veniamo alle ultime considerazioni, ovvero quelle legate all’esito dello scontro. Maestro Nicolas si recò da solo sul campo e venne travolto dai saraceni in maniera così violenta che soltanto lui e altri quattro uomini riuscirono a sopravvivere. Cosa potrebbe voler dire? Il cronista non entra nel dettaglio, ma le sue parole potrebbero essere viste come denigratorie, specialmente quelle finali “facemmo ritorno senza nessuna perdita, tranne quelle che aveva subito il maestro di San Lazzaro.” Il fatto che abbiano combattuto fino alla morte però non sembra essere sintomo di villania. Forse di scarsa intelligenza o avidità? Non lo sapremo mai.

In ogni caso non si tratta dell’unico episodio che vede i cavalieri di San Lazzaro annientati in battaglia. Quella della morte è una costante che li accompagna fin dai primordi della loro breve storia crociata, e che non deve essere letta col sinonimo di sconfitta. Dopotutto sopra le loro teste pendeva una condanna ben peggiore, alla quale sono certo che tutti loro volessero fuggire.

Se vi appassionano temi come il sacrificio, la morte, il riscatto e, soprattutto, le imprese eroiche di spade e ammazzamenti restate nei paraggi. Così non vi perdete nessun articolo e neppure l’uscita del mio prossimo romanzo. Ciao!

  1. De Villeneuve-Trans. Histoire de Saint Louis, Roi de France. Paulin, Paris, 1839, p.402.
Lorenzo Manara