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11 luglio 2017

Dark Souls Board game: bocciato

gioco da tavolo dark souls

Ho provato il gioco da tavolo di Dark Souls, e non è andata benissimo.

Dark Souls è diventato uno dei giochi più famosi del decennio. Mi prese così tanto che a distanza di anni ricomincerei a giocarlo volentieri ancora oggi. Più di un anno fa uscì la notizia che Dark Souls sarebbe diventato un gioco fatto di carte e dadi, e sapete cosa ho fatto? Ho acquistato tutto quanto in preordine, a scatola chiusa. E ci scrissi sopra pure un articolo, se ricordate. Pagai più di un centinaio di euro. Ma ero contento. Cavolo, Dark Souls con dadi, tabelloni e miniature, ma di cosa stiamo parlando?

Il tempo è passato. Arriva maggio 2017 e finalmente il corriere suona alla porta con questo pacco di cinque chili pieno di cose di cartone colorato e plastica. Devo ammettere che la confezione è di lusso, così come la qualità di stampa. Perfino le scatoline di cartone interne sono stampate. Dettagli non da poco. Purtroppo però ecco subito la nota dolente: manca della roba. Parecchia roba.

Il fatto è che quelli della Steamforged Games (l’azienda produttrice) ha ricevuto così tanti ordini da non essere riuscita a evaderli tutti in una volta sola. Perciò ha dovuto dividere le spedizioni in due periodi di tempo, consegnando prima il gioco base a maggio e poi tutte le espansioni (che arriveranno questo autunno).

Ma io non mi sono fatto scoraggiare. Ho radunato tre miei compagni di avventure e ci siamo riuniti al tavolo. Abbiamo scartato i pezzettini, sistemato il tabellone, ordinato le carte nei mazzi, piazzato le schede dei personaggi, le miniature e iniziato a sfogliare il regolamento. Dopo un’ora eravamo già sui forum a cercare chiarimenti sulle regole. Perché non ci avevamo capito un cazzo.

La prima partita è stata abbastanza noiosa. Lentissima, con il meccanismo di gioco che invece di divertire e stimolare, intralciava e rattristava. Ci siamo stati dietro per qualche ora, poi siamo morti tutti contro il primo mini-boss. Ci siamo salutati e siamo tornati ognuno a casa propria. Nella tristezza più totale. Ma io non volevo arrendermi. C’era qualcosa che non tornava, di sicuro stavamo sbagliando ad applicare le regole.

Trascorsi del tempo sui forum, i giorni successivi. Cercai di capirci qualcosa fra le centinaia di discussioni a cui partecipavano giocatori da tutto il mondo, gente come me e i miei tre compagni di avventure. Gente che non ci aveva capito un cazzo. Venne fuori che sì, effettivamente stavamo sbagliando qualcosa. Perciò ho richiamato la truppa, ci siamo seduti attorno al tavolo e ci abbiamo riprovato. E’ finita ancora peggio della prima partita.

Il gioco si è trascinato stancamente nelle due ore più lunghe della mia vita. Dark Souls board game è noioso. Sempre uguale a se stesso, con meccaniche inutilmente incasinate, quasi dilettantesche. Il modo di entrare in una nuova area è tremendo, di difficile comprensione e applicazione. Il movimento fra i “nodi” avrebbe potuto essere qualcosa di interessante, e invece fa schifo. Avrebbero potuto prendere spunto dai board game di Dungeons and Dragons, come Wrath of Ashardalon o Castel Ravenloft che funzionano alla grande.

Il motivo di questo fallimento è semplice: voler accontentare i fan. I produttori hanno avuto paura a riadattare regole e semplificare, paura che milioni di fan avrebbero potuto ridire qualcosa sul fatto che il gioco da tavolo di Dark Souls sia diverso dal videogioco. Ma quello che dobbiamo capire è che si tratta di due cose completamente differenti. E aver voluto riprodurre ciò che accade su schermo grazie alla potenza di un calcolatore informatico sostituendo gli algoritmi con dadi e caselle è stato un grave errore. E io ci sono cascato.

Ma appena arriva ottobre so già cosa fare. Faccio un bel pacco di gioco base + espansioni e metto tutto su ebay.

Lorenzo Manara

Lorenzo Manara

Da grande voglio fare lo scrittore, ma mi vedrei bene anche come chitarrista elettrico di una hard rock band. Nel frattempo scrivo romanzi e li pubblico su Amazon, che nel cassetto non ho più posto.
Lorenzo Manara

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