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11 Novembre 2022

Un brigante di nome Morte

un brigante di nome morte

La storia medievale di tre avventurieri in cerca del brigante di nome Morte, narrata dall’Indulgenziere nei racconti di Canterbury, di Geoffrey Chaucer

Fra le 24 storie che compongono i Racconti di Canterbury, di Geoffrey Chaucer, narrate da uno stuolo di personaggi che si alternano uno dopo l’altro a ricalcare la struttura del Decamerone di Boccaccio, ne figurano alcune molto particolari. Come, ad esempio, la storia del brigante di nome Morte, recitata dall’Indulgenziere.

L’indulgenziere si presenta come un personaggio particolare, estroso nel vestire e nel cavalcare, e anche un po’ ambiguo, secondo alcune interpretazioni letterarie probabilmente omosessuale o eunuco per via della voce acuta e belante e dell’assenza di barba. Egli si porta dietro una borsa piena di reliquie false che vende agli ingenui preti di campagna, e lo afferma lui stesso nel prologo del racconto, subito prima di raccontare la storia del brigante di nome Morte. 

Le truffe che mette in atto per gabbare gli innocenti hanno l’unico scopo di arricchirsi. Nelle sue prediche, infatti, all’interno delle quali il racconto del brigante di nome Morte è sempre presente, l’Indulgenziere si concentra sul peccato di cupidigia, invitando le persone a vivere in maniera generosa e, quindi, comprare le sue reliquie. Fa spesso uso di frasi in latino per infinocchiare la gente e stordirla con parole altisonanti, e asseconda le necessità dei poveri lavoratori con reliquie calibrate per un pubblico campagnolo, spacciandole per rimedi che agiscono sul raccolto e sul bestiame.

L’Indulgenziere arriva perfino a confessare che tutti coloro che ha gabbato e gabberà in futuro possono andare all’Inferno, per quanto gli riguarda: a lui importa solo di arricchirsi. Egli è quindi la personificazione della cupidigia, il peccato da lui stesso usato per ammonire i fedeli, e su cui si basano le vicende del suo racconto, ovvero del brigante di nome Morte.

“Una mattina, molto prima che una qualsiasi campana suonasse l’ora delle nove, questi tre giovani indisciplinati si sistemarono in una taverna con una birra davanti a loro. E mentre si sedevano, udirono tintinnare una campanella; proveniva dalla testa di un corteo funebre che trasportava un corpo alla tomba. Uno di loro chiamò il ragazzo che era suo servitore e disse: “Va’ e chiedi di chi è quel corpo e assicurati di avere il nome giusto”.

«Signore», rispose il ragazzo, «non c’è bisogno che io faccia questo. Ho saputo due ore fa, prima del tuo arrivo, che è un tuo vecchio amico. È morto improvvisamente nella taverna la scorsa notte, seduto ubriaco alla sua panchina. Si è intrufolato un criminale silenzioso chiamato Morte che uccide tutti qui intorno; gli ha trafitto il cuore e se n’è andato di nuovo senza una parola. Questa peste ha ucciso un migliaio di persone, qui in paese. Signore, penso che sarebbe saggio per lei saperne di più riguardo un simile avversario prima di giungere in sua presenza. Mia madre mi ha insegnato a essere sempre pronta a incontrarlo.’”

Nelle Fiandre c’è una compagnia di ragazzi dediti ad ogni vizio: gioco, ingordigia, ubriachezza, lussuria, bestemmia e spergiuro. Tre di questi giovani, al mattino, sono già a bere in una taverna, quando sentono suonare la campana che annuncia il passaggio di un defunto: costui era un loro compagno, ucciso da un brigante di nome Morte. Questo criminale è rinomato per intrufolarsi nelle abitazioni e trafiggere il cuore delle persone: una metafora per rappresentare la pestilenza, o la generica morte che coglie le persone in ogni momento della loro vita, quando meno se lo aspettano.

In ogni caso, i tre ragazzi non intendono fargliela passare liscia: il brigante di nome Morte ha ucciso un loro compagno, ed è giunta l’ora di vendicarsi.

“«Per Maria, madre di Cristo», disse il festaiolo, «questo bambino ha ragione! C’è un villaggio a poco più di un miglio di distanza dove ha ucciso tutti: uomo, donna e bambino. Penso che debba vivere lì. Faremmo meglio a evitare il posto.’

“Per le braccia di Dio!” rispose il suo amico. ‘Evitare il posto? Giuro che lo cercherò, in ogni modo possibile. Ascolta, amici miei. Siamo come uno. Ciascuno di noi alzi la mano all’altro e giuri fratellanza. Allora saremo in grado di uccidere questa Morte traditrice. Colui che ha ucciso così tanti morirà lui stesso, per la dignità di Dio! E al calar della notte!’

Ognuno di loro ha promesso di stare al fianco dell’altro, ciascuno di morire per i suoi due amici, se necessario, e poi si sono alzati barcollanti, già ubriachi, e si sono avviati verso questo villaggio deserto, giurando molti macabri giuramenti e facendo a pezzi il corpo di Cristo . «La morte sarà uccisa! – se riusciamo a raggiungerlo», gridarono.”

I tre decidono immediatamente di andare a cercare il criminale per ucciderlo e stringono un patto di fratellanza. A breve distanza sorge un villaggio dove sono stati ammazzati tutti: uomini, donne e bambini. Ed è proprio lì che secondo loro si nasconde il brigante di nome Morte. “La morte sarà uccisa!”

“Quando ebbero appena percorso mezzo miglio, mentre stavano per attraversare una palizzata, incontrarono un vecchio vestito di stracci. Li salutò con umile cortesia: «Miei nobili giovani», disse, «possiate contemplare Dio con gioia».

‘Cosa?’ rispose il più orgoglioso di questi tizi indisciplinati. ‘Straccione della malora, perché sei tutto avvolto tranne che per la tua faccia e perché hai vissuto così a lungo?’

Il vecchio guardò dritto negli occhi e rispose: ‘Poiché non sono ancora riuscito a trovare un uomo, anche se potrei andare da qui all’India cercando uno, né in campagna né in nessuna città, che scambi la sua giovinezza con la mia età; e quindi devo trattenere i miei anni ancora per un po’. Per tutto il tempo che Dio vorrà, ahimè. La morte non prenderà la mia vita. Così cammino come un disgraziato indifeso, e per terra, che è la porta che mi separa da mia madre, busso con il mio bastone dalla mattina alla sera, gridando: “Cara madre, fammi entrare! Lo vedi quanto sono emaciato? Ahimè, quando sarà il mio corpo a riposo? Mamma, cambierei volentieri la bara di legno che aspetta nella mia camera da così tanto tempo con un semplice pezzo di lenzuolo cencioso. Ma lei non mi concederà questa misericordia, e così il mio viso è come lo vedi, pallido e raggrinzito.”

I tre ragazzi incontrano sul loro cammino un vecchio misterioso, verso cui si dimostrano sprezzanti e irrispettosi. Chiedono infatti come mai sia così coperto di stracci e come mai sia ancora vivo, nonostante la veneranda età. Il vecchio risponde d’aver cercato a lungo un giovane con cui scambiare la vecchiaia per una nuova vita, ma non ha mai trovato nessuno voglioso di effettuare lo scambio. Pertanto vaga col bastone, chiedendo alla madre, già nell’Oltretomba, di chiamarlo a sé, nell’attesa della Morte.

All’udire quel nome, i ragazzi pensano che il vecchio stia parlando del criminale, perciò lo interrogano prepotentemente, chiedendogli dove si trovi il brigante di nome Morte.

“«Ma signori, dovreste trattare gli anziani con rispetto, a meno che non si siano disonorati. Potete leggere voi stessi nelle sacre scritture: “Davanti a un vecchio col capo canuto alzatevi in piedi”. Quindi vi consiglio di fare del male a un vecchio adesso come vorreste che un uomo più giovane vi facesse del male quando sarete vecchi, se vivrete così a lungo. Che Dio sia con voi. Devo continuare il mio viaggio.’

«No, vecchio operaio, per Dio, non sfuggi così alla leggera, per San Giovanni!» disse un altro dei tre, mettendosi sulla sua strada. «Hai parlato poco fa della nostra nemica Morte. Ha ucciso tutti i nostri amici da queste parti e, sulla mia parola, credo che tu sia una delle sue spie! Dicci dov’è o, per Dio e il Santissimo Sacramento, lo pagherai a caro prezzo. Scommetto che sei in combutta con lui. Stai per uccidere noi giovani, spregevole vecchio cattivo!

‘Signori!’ rispose il vecchio esasperato. ‘Ottimo. Se sei così ansioso di trovare la Morte, gira lungo questo sentiero che si snoda nel bosco laggiù; L’ho visto sotto un albero, per fede. Vedi quella quercia? Ecco dove si trova ora. Ora Dio, che ha redento l’umanità sulla croce, ti salvi e ti corregga!’”

I ragazzi accusano il vecchio di essere in combutta con il brigante di nome Morte. Il vecchio, che rappresenta simbolicamente le conseguenze di azioni prepotenti e sconsiderate, nonché il nefasto destino di peccatori impenitenti1, indica ai ragazzi il luogo dove avrebbero trovato la Morte, visto che la desiderano tanto trovare. Ovviamente, però, quel che intende dire il vecchio non coincide con le aspettative dei ragazzi.

“I tre giovani corsero finché giunsero all’albero, e là trovarono un intero mucchio d’oro, quasi otto stai di fiorini appena coniati. Tutti i pensieri di perseguire la Morte svanirono in un attimo. Ognuno di loro era così euforico che si sedette accanto a questo tesoro prezioso e il più subdolo di loro disse: “Fratelli, ascoltate attentamente, perché nonostante la vita oziosa che conduciamo insieme, non sono privo di saggezza. La fortuna ci ha dato questo tesoro perché possiamo continuare a trascorrere i nostri giorni nel piacere e nel divertimento, e troveremo presto buoni modi di spenderlo, sì, per la preziosa dignità di Dio! Chi avrebbe potuto pensare, quando stamattina è sorto il sole, che a mezzogiorno Saremmo così ricchi! Se solo potessimo portare quest’oro a casa mia – oa tua, oa tua», si corresse rapidamente, «ma in tutta onestà, non si può fare. Non finché è luce. Saremmo accusati di essere ladri e verremmo impiccati per aver trasportato la nostra stessa proprietà! Quindi dobbiamo portare questo tesoro di notte, nel modo più accurato e segreto possibile. Propongo di tirare le cannucce e quello che è più corto torni presto in città e compri del pane e del vino. Non dire niente a nessuno. Non parlare dell’oro. Gli altri due staranno qui e la custodiranno. E se il primo ritorna abbastanza in fretta, appena fa buio porteremo questo tesoro in un luogo sicuro.’”

Il luogo indicato è una vecchia quercia, sotto la quale i ragazzi trovano una borsa piena d’oro. Tale bottino è così ingente che, immediatamente, fa dimenticar loro la missione sacra di cui si erano fatti paladini. Decidono di spartirsi i soldi, ma di farlo solo nella notte, in modo da tornarsene al villaggio senza farsi vedere da nessuno.

Per trascorrere la notte fuori, però, i tre hanno bisogno di mangiare e, soprattutto, bere. Quindi tirano a sorte per mezzo della pagliuzza corta al fine di designare colui che sarebbe dovuto tornare indietro, a casa, per recuperare da mangiare e da bere, e infine ritornare dagli altri due, rimasti di guardia davanti alla quercia.

“Allora questo personaggio disdicevole – perché le sue intenzioni non erano in alcun modo caritatevoli – tirò fuori dal pugno delle cannucce tagliate e chiese agli altri di disegnarne una a testa. Toccò al più giovane partire per la città.

Non appena se ne fu andato, questo intrigante disse al suo compagno rimasto: ‘Sai che sei mio fratello giurato, quindi lascia che ti dica qualcosa che potrebbe essere a tuo vantaggio. Sai bene che il nostro giovane amico è tornato in città, ed ecco l’oro accanto a noi – e così tanto da essere diviso in tre. O forse solo in due, se possiamo lavorare in questo modo. Non sono io un buon amico per te?’

L’altro ha risposto: ‘Come possiamo farlo? Sa che l’oro è qui.’

«Se sai mantenere un segreto», rispose il primo, «ti dirò quello che ho in mente».

‘Prometto di non dire una parola.’

‘Allora sai che siamo in due e due di noi saranno più forti di uno. Hai capito la mia direzione? Quando torna, aspetta che si sieda, quindi fai in modo che tu voglia una lotta giocosa. Affonderò la punta della mia spada in profondità nel fianco del suo corpo mentre tu lo tieni in una stretta amichevole. E assicurati di usare anche il tuo pugnale, in seguito. Quindi possiamo assecondare ogni fantasia che abbiamo mai avuto e giocare a dadi per tutto il tempo che vogliamo.’”

Il più giovane dei tre pesca la pagliuzza corta, ed è quindi costretto a lasciare i compagni che, ricordiamolo, avevano giurato eterna fratellanza, per andare a recuperare da bere e mangiare. Non appena se ne va, però, uno dei due ragazzi rimasti comincia a insinuare il seme della discordia nella mente del compagno, spiegandogli che un tesoro tanto prestigioso sarebbe ancora più grande, se spartito tra due sole persone, invece che tre.

Ed ecco che i due decidono di attendere il ritorno del terzo compagno per farlo fuori: la cupidigia colpisce così a fondo da giustificare perfino l’omicidio, fondandosi proprio su quella fratellanza che avrebbe dovuto unirli e, invece, li mette l’uno contro l’altro.

I due ragazzi avrebbero quindi agguantato il compagno non appena sarebbe ritornato e lo avrebbero trafitto con la spada e il pugnale, entrambi, per assicurarsi che morisse bene.

“Quindi questi due cattivi sono d’accordo. Il terzo sarà ucciso. Ma il più giovane, quello che sta andando in città, non può fare a meno di far rotolare nei suoi pensieri le luminose monete d’oro mentre cammina, guardando con gli occhi della mente la loro bellezza appena coniata.

«Oh Signore», si disse, «se mi fosse possibile avere tutto questo tesoro per me, nessuno al mondo condurrebbe una vita così allegra come me! E gli venne in testa il pensiero, spinto senza dubbio dal diavolo, di un forte veleno. E senza alcun rimorso, questa idea si è così saldamente impiantata nella mente del giovane che quando è arrivato in città, senza alcuna esitazione, è andato direttamente dallo speziale e ha chiesto un veleno per distruggere alcuni topi. E c’era anche una faina nella sua terra, disse, che stava uccidendo tutti i suoi polli. Aveva bisogno di sbarazzarsi di qualche parassita. Sì. Parassiti.”

Anche il terzo ragazzo, però, appena giunto in città per recuperare viveri, viene morso dal dubbio. Chissà quanti soldi gli sarebbero spettati se, invece di spartirli con gli altri due, se li fosse tenuti tutti per sé. Si reca quindi dallo speziale per comprare un veleno, affermando di voler eliminare topi e pure una faina, che entrava nella sua terra per ammazzargli i polli.

“Lo speziale rispose: ‘Posso darti qualcosa che, Dio perdoni la mia anima, non c’è creatura al mondo che dopo averne mangiato o bevuto una piccola quantità non muoia presto. Basterà un boccone della grandezza di un chicco di grano. Sì, morirà, e in meno tempo di quello che ci vuole per camminare per un miglio, è un veleno così forte e virulento.’

Questo giovane maledetto mise la sostanza in una scatola e corse nella strada accanto a un uomo che poteva riempire tre grandi bottiglie piene di vino. Mise discretamente il veleno in due delle bottiglie e tenne pulita la terza per sé, poiché aveva intenzione di lavorare sodo quella notte, per portar via tutto quell’oro. Quando le tre bottiglie furono riempite di vino, si affrettò a tornare dove lo aspettavano le altre due.”

Lo speziale consegna un veleno al ragazzo così potente che “non c’è creatura al mondo che dopo averne mangiato o bevuto una piccola quantità non muoia presto”. Il ragazzo versa il veleno in due bottiglie di vino e si reca dagli altri due, ai piedi della quercia.

“C’è bisogno di aggiungere altro? Sai cosa intendevano fare tutti e non hanno perso tempo a farlo. Quando il più giovane fu morto, il principale congiurato si rivolse al suo complice e disse: “Ora sediamoci a bere e divertiamoci. Possiamo seppellirlo più tardi’. Prendendo una delle bottiglie che contenevano il veleno, ne bevve un lungo sorso e lo passò all’altra. E suppongo che non ci sia un passaggio in nessuno dei libri di medicina persiana di Avicenna che descriva attacchi e agonie così orrendi come dovettero sopportare questi due disgraziati prima della loro fine.”

L’Indulgenziere conclude il racconto sul brigante di nome Morte con un “C’è bisogno di aggiungere altro?”. Ognuno di questi criminali ha in mente il suo piano e lo mette in pratica fino in fondo. Non appena il ragazzo giunge con i viveri, viene afferrato e pugnalato. I due assassini, poi, si mettono a banchettare ai piedi della quercia e si scolano le bottiglie di vino avvelenate, passando a miglior vita nell’agonia più lancinante che “nessuno dei libri di medicina persiana di Avicenna” abbia mai descritto.

L’indulgenziere si lancia quindi contro i suoi ascoltatori in una nuova invettiva contro la cupidigia che, come si è visto, ha portato i tre ragazzi alla morte. Invita quindi gli altri pellegrini descritti nei Racconti di Canterbury a donare i loro preziosi, acquistando le prodigiose reliquie che, per loro fortuna, lui è in grado di offrire. Del brigante di nome Morte, quindi, non sapremo mai niente senonché, a causa sua, altri peccatori son caduti nelle fosse ardenti delle Malebolge.

Questo racconto mi è stato di ispirazione per la stesura de “La Stirpe delle Ossa”, il mio ultimo romanzo. Non perderlo se vuoi leggere di avventure medievali ambientate in un’Italia perduta.

  1. Il vecchio presenta anche analogie con il vecchio descritto da Massimiano nella sua elegia a tema “vecchiaia”, comprendente varie lamentazioni e immagini come quella del bastone sbattuto per terra
Lorenzo Manara