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29 Marzo 2016

Il cavallo di Troia

il cavallo di troia

Tutti conoscono la storia del cavallo di Troia, stratagemma dei greci per superare le mura della città di Priamo. Ma qual è la verità?

La leggenda del cavallo di Troia è una delle più famose al mondo. Ottiene gran risalto grazie al poema epico di Virgilio svariate centinaia di anni dopo la scomparsa di Omero, nell’Eneide. E’ lo stesso Enea che ci narra della caduta di Troia a causa dell’astuto stratagemma di Ulisse.
Secondo la leggenda, un pugno di uomini (che variano dai 13 ai 50, a seconda della fonte storica1 ) si nascondono nel ventre del cavallo e aprono le porte della città dopo che gli stessi troiani li trasportano dentro le mura. Ma siamo sicuri che la storia sia andata proprio così?

E’ risaputo quanto agli uomini piaccia ricamare sopra le questioni che li riguardano. Lo facciamo tutti, anche per le cose più stupide. Ricordate quando avete decantato le vostre prodezze sessuali agli amici, davanti a una birra media? Forse quei quaranta minuti erano in realtà cinque. Forse era tutto un po’ sovradimensionato.
Virgilio potrebbe aver fatto la stessa cosa, potrebbe aver pompato un po’ questa leggenda del cavallo di troia per farla diventare, appunto, leggendaria. E allora noi che facciamo? Siccome ci piace spulciare la roba vecchia, andiamo a vedere le varie teorie che girano intorno al cavallo.

La teoria più semplice, e anche la più realistica, è quella di Pausania. Egli era uno scrittore greco che intorno al II secolo dopo Cristo se ne esce dicendo che chiunque non consideri il popolo troiano incredibilmente stupido sa che il cavallo era una macchina d’assedio2. Secondo Pausania il cavallo di Troia era un semplice ariete. Magari l’ingegnoso macchinario ricordava la forma di un cavallo a causa della copertura per proteggersi dalle frecce e del battente di legno dalla testa equina.

cavallo di troia

Bassorilievo Assiro di Nineveh. Tiglath-Pileser III assedia una città con una macchina d’assedio dalla vaga forma di cavallo. Il drappo che copriva il legno dell’ariete era probabilmente imbevuto d’acqua per scongiurare eventuali incendi. [VII secolo A.C.]

Ma la teoria che preferisco è quella di Amos Nur, geofisico e professore della Standford University. Egli sostiene che Troia fosse caduta in seguito a una terrificante serie di terremoti e che gli stessi greci ne abbiano approfittato per oltrepassare le mura distrutte e conquistare la città 3.

Che la città di Troia fosse stata colpita da terremoti è confermato dalla stratificazioni di ben dieci città che si sono sovrapposte durante lo scorrere dei secoli 4, ma l’elemento più interessante è la giustificazione che gli stessi Achei potrebbero aver dato al cataclisma.

Se dopo anni di assedio riesci a conquistare la città nemica solo grazie a un terremoto, mi sembra doveroso ringraziare la divinità dei terremoti. Tale divinità era Poseidone. Ma che tipo di omaggio avrebbe compiaciuto il dio? I greci erano soliti fare gigantesche statue per rappresentare i simboli sacri delle divinità. E, indovinate un po’, il simbolo sacro di Poseidone è Il cavallo.

Insomma, secondo questa teoria il cavallo di Troia non era altro che un gigantesco tributo. Una scultura votiva lasciata sulla spiaggia per ringraziare Poseidone e il suo terremoto distruttore. Fantastico, vero?

Sbattuti e stanchi
Di guerreggiar tant’anni e risospinti
Ancor da’ fati, i greci condottieri
A l’insidie si diero; e da Minerva
Divinamente instrutti, un gran cavallo
Di ben contesti e ben confitti abeti
In sembianza d’un monte edificaro.
Poscia finto che ciò fosse per voto
Del lor ritorno, di tornar sembiante
Fecero tal, che se ne sparse il grido.
Dentro al suo cieco ventre e ne le grotte,
Che molte erano e grandi in sì gran mole,
Rinchiuser di nascosto arme e guerrieri
A ciò per sorte e per valore eletti.

[Eneide, Libro Secondo]

  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Cavallo_di_Troia
  2. Periegesi della Grecia, libro I, capitolo XXIII, sezione 8
  3. Apocalypse: Earthquakes, Archaeology, and the Wrath of God, Amos Nur, 2008
  4.  https://it.wikipedia.org/wiki/Troia
Lorenzo Manara

Lorenzo Manara

Lorenzo Manara ha scritto il suo primo romanzo nel 2012 e da allora non può fare a meno di sedersi davanti alla tastiera del computer, la sera, per scrivere storie d'avventura fino a tarda notte.
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