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22 Dicembre 2015

Macchine d’assedio: catapulta e ballista

catapulta

La catapulta è una macchina d’assedio che, contrariamente a quanto si pensa, non lanciava sassi.

La catapulta e la ballista sono due macchine d’assedio molto antiche. Furono inventate dai greci nel IV secolo avanti Cristo, adottate e perfezionate dai romani durante le guerre puniche, dimenticate nell’Alto Medioevo, e poi riprese ai tempi delle Crociate con ulteriori varianti e modifiche. Tutto questo tira e molla ha generato un’enorme confusione su queste macchine d’assedio, a cominciare dai nomi con cui le identifichiamo. Vediamo se riesco a districarmi nel casino etimologico.

In principio, era la gastraphetes. Si trattava di un primissimo modello di balestra inventato dai greci che letteralmente significherebbe “arco da pancia”, poiché il meccanismo ne permetteva la ricarica sulla pancia. Non c’è niente da fare, i greci erano troppo avanti. Utilizzando la stessa tecnologia vennero sviluppate la ballistes e la katapeltes (ballista e catapulta). Ovvero delle pesanti armi da getto a torsione. Tutte e due insieme? Sì. Può sembrare strano, ma queste due macchine d’assedio presentano una sola grossa differenza: il proiettile utilizzato.

catapulta

Catapulta, genere di macchina militare con la quale si scagliano con gran forza e a lunga portata frecce e dardi (Egidio Forcellini – Totius Latinitatis lexicon, 1771)

Ballista, che è un lemma latino, deriva dal greco ballein (lanciare, gettare). Katapeltes deriva dal greco peltes (secondo Santi Mazzini 1), che significa lancia, oppure da kata pelta (secondo Newark, Wikipedia, e molti altri 2) che significa “attraverso lo scudo”.
Insomma: la ballista lancia le pietre, la catapulta i dardi. Ed è lo stesso Vitruvio a confermarcelo:

“Catapultas quibus sagittae […] Balistas quibus saxa emittuntur.”

Ok. L’uomo del ventunesimo secolo ha sempre creduto che la catapulta scagliasse pietre, e invece no. La catapulta scaglia dardi. Va be’, ci sta. Abbiamo sbagliato e adesso lo sappiamo. S’impara sempre qualcosa di nuovo, eh? E poi non è che ce ne fregasse poi così tanto. Voglio dire, abbiamo di meglio a cui pensare rispetto alla catapulta e alla ballista. Purtroppo però la questione non è finita qui.
E’ un tale che si chiama Giulio Cesare che baldanzosamente arriva a mescolare le carte in tavola. Secondo il personaggio probabilmente più importante della storia umana, le catapulte sono quegli ingegni che mandano sassi 3. Ecco fatto. E adesso come si fa a stabilire chi ha ragione?

Io non oso contraddire Giulio Cesare. Come glielo dico a un personaggione così che ha sbagliato? Guarda, Giulio, le catapulte non lanciano i sassi. Eh, no. Lui mica se ne starebbe zitto. Mi risponderebbe che con il gonnellino di cuoio a frange e la corazza coi pettorali disegnati è arrivato fino in Britannia e l’ha conquistata con quella cazzo di catapulta. Lo saprà che cosa lancia, una cazzo di catapulta. E niente, a quel punto io direi di sì, c’hai ragione te. Perché effettivamente in Britannia c’è stato lui, mica io.

E Cesare non è nemmeno l’unico a contraddire l’etimo delle due parole: catapulta e ballista. Come sta scritto nell’enciclopedia popolare italiana:

“Come in altre cose degli antichi, così anche in questa delle macchine usate in guerra, domina una labirintea confusione. Ammiano Marcellino dice l’onagro un ordingno medesimo collo scorpione, benché Vegezio distingua tra loro i due stromenti, e affermi lo scorpione un’arme da uccidere con brevi e sottilissime frecce. Polibio mantiene costantemente la differenza tra le catapulte, usate a sprigionare armi acuminate, con tiri orizzontali, e le baliste, che sono chiamate macchine petrarie. Così fanno Tacito, Seneca e Vitruvio; Giulio Cesare, in quella vece, discorre delle catapulte come d’ingegni che mandano sassi, adeguandole così, evidentemente agli onagri. Giusto Lipsio, nel suo Poliocerticon, ha la balista per macchina da scagliar pietre, e la catapulta da tirar frecce, consono in questo a Polibio e a Plutarco.”

I due termini si sono mescolati e rimescolati più volte nel corso della storia, perdendo l’originario significato e confondendo addirittura Giulio Cesare!
E noi che dobbiamo fare? Assolutamente niente. Continuiamo pure a chiamarle come abbiamo sempre fatto. Catapulta e Ballista.
Dopotutto, se lo faceva Cesare…

  1. La Macchina da Guerra nel Medioevo, p16
  2. https://it.wikipedia.org/wiki/Catapulta
  3. Libro I del De bello civili di Giulio Cesare
Lorenzo Manara

Lorenzo Manara

Lorenzo Manara ha scritto il suo primo romanzo nel 2012 e da allora non può fare a meno di sedersi davanti alla tastiera del computer, la sera, per scrivere storie d'avventura fino a tarda notte.
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2 Comments on “Macchine d’assedio: catapulta e ballista

zonwu
5 Dicembre 2018 a 10:23

La catapulta/mangano e l’onagro

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sherazade2011
29 Gennaio 2016 a 22:08

S impara sempre qlc di nuovo!
Sherabientot

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