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24 Novembre 2015

Il signore delle mosche di William Golding

il signore delle mosche

Il signore delle mosche, un terrificante esperimento sociale descritto dal premio nobel per la letteratura William Golding

Ah, i romanzi degli anni ’50. Sempre pregni di quella retorica decadente; la manifesta regressione sociale che andava di pari passo con la crescita economica. Le auto metallizzate, le frittelle con lo sciroppo d’acero, i frigoriferi dal design così gommoso e la coca cola servivano solo a mascherare la follia malata di uomini malvagi, bestie selvagge pronte ad azzannarsi. “L’uomo produce il male come le api producono il miele”1 scriverà successivamente Golding, e non manca di farcelo notare in questo splendido romanzo.

Il signore delle mosche è un’opera avventurosa che descrive il naufragio di un gruppo di bambini su un’isola deserta. Non importa il chi, né il quando e soprattutto il dove. Della regola delle 5 W ce ne sbattiamo, tanto non serve a niente. Questi bambini naufragano e sono completamente soli, punto. Ma dove vuole arrivare il signor Golding? Vuole forse intrattenerci come fece il suo illustre ispiratore Defoe? No, questi bambini non si ingegneranno a costruire città sugli alberi e non proveranno a coltivare un bel niente. Questi bambini si stermineranno a vicenda.

Le mosche sono un segno di morte. Quegli insetti si posano sulle cose più sgradevoli; più ce ne sono e peggio è. Ma non fraintendetemi, non si tratta di un romanzo splatter. Di orrorifico c’è soltanto la consapevolezza della natura umana, dell’imbarbarimento che si innesca lontano dalla civiltà. Perché è questo che vuole farci capire Golding: che l’uomo è cattivo dentro, che basta spedirlo su un’isola deserta lontano dalle città costruite con mattoni e leggi per trasformarlo in una bestia.

I bambini ci provano. Cercano di riprodurre la società civile. Dettano delle regole, eleggono democraticamente un capo. Ma quando si inoltrano della giungla e riaffiorano le paure più ancestrali i bambini sono costretti ad abbandonare la ragione per la più allettante magia oscura. Evocano i propri demoni e senza volerlo diventano essi stessi i demoni.

La scrittura di questo romanzo è moderna. Asciutta e cinematografica come solo un maestro saprebbe fare. E non mi meraviglio che William Golding sia stato insignito del premio Nobel per la letteratura, considerando che Il signore delle mosche è stato il suo romanzo d’esordio. Si tratta di una storia fantastica degna di essere letta, senza dubbio.

“Quel che è peggio, neanch’io me ne curo, certe volte. E se io diventassi come gli altri, e non me ne importasse più… che cosa succederebbe?”

Il Signore delle Mosche, William Golding, 1952

  1. The Hot Gates, 1965, Raccolta di saggi
Lorenzo Manara

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