Close

29 Settembre 2015

L’uomo di Marte di Andy Weir

l'uomo di marte

L’uomo di Marte, il romanzo di fantascienza di Andy Weir. La fisica, la chimica e la meccanica non sono mai state così divertenti.

Poco tempo dopo aver finito l’articolo per quel tale Robinson Crusoe, qui sul blog, mi è capitato fra le mani il romanzo di Andy Weir: L’uomo di Marte (o “Sopravvissuto”, la traduzione italiana). Come potevo non innamorarmene?

Siamo nel 21° secolo. Mark Watney è un astronauta NASA. Fa parte della missione spaziale Ares 3, la terza missione nella storia dell’umanità ad aver portato l’uomo su Marte. Fin dalla prima pagina veniamo messi al corrente del casino in cui si è ritrovato questo poveraccio: Mark ci parla attraverso il suo diario di bordo, spiegandoci di essere rimasto completamente solo sul pianeta.

L’uomo di Marte attinge a piene mani dal sempre geniale tema del sopravvissuto portato in letteratura da Daniel Defoe. Mark, come Robinson, deve provvedere a se stesso in un luogo deserto cercando di sfruttare i rottami della nave (spaziale) e lottare contro la natura (spaziale). Rispetto al collega seicentesco parte in leggero svantaggio, considerato che l’atmosfera di Marte non consente un normale svolgimento della vita (dal fattore ossigeno, fino ad arrivare al problema della coltivazione), tuttavia la potenza tecnologica della NASA e le capacità straordinarie di Mark gli consentiranno di risolvere tutti i problemi che gli si presentano davanti. E di problemi ne capitano veramente tanti. Una pioggia di cacca che non smette di rovesciarsi addosso al botanico astronauta fino all’ultima pagina.

l'uomo di marte

Il nulla. Cosa potrebbe mai accadere in mezzo al nulla?

Ogni volta che Mark fa un passo avanti verso la salvezza, sistematicamente inciampa. A quel punto si ferma un secondo a lavorare di cervello, trova il modo di risolvere il problema, e riparte. Poi inciampa di nuovo.
Lo scrittore Andy Weir, che possiamo considerare un uomo di scienza, è stato molto bravo a gestire questa linea narrativa a sobbalzi. Sebbene l’uomo di Marte sia infarcito di nozioni matematiche, fisiche e chimiche, non mi sono mai annoiato. Verso la fine si comincia a sentire una certa ripetitività nella struttura del “problema-disastro-risolvo-problema-disastro-risolvo…” però le situazioni sono comunque varie e la tensione resta alta. Altro che bricolage.

Anche l’ironia gioca un ruolo importantissimo nell’equilibrio del romanzo. Mark Watney è un personaggio simpatico. Le battute sono calibrate al millimetro, i tempi comici precisi come solo un matematico della Nasa sarebbe in grado di gestire. Grazie a questo espediente tecnico ci ritroviamo a tirare il fiato tra le varie equazioni e i disastri spaziali. Mi sarei aspettato un Mark scassaballe che piange e si dispera per metà del romanzo, invece mi sono ritrovato un personaggio interessante, carismatico e che non prende nemmeno in considerazione l’idea di disperarsi perché crede nella scienza. Una fede razionale, e potentissima.

Ottimismo, speranza, ma soprattutto amore per la scienza e fiducia nell’umanità. Un’umanità altruista, che se ne esce nel migliore dei modi. Io che sono misantropo di professione ho trovato tutto questo molto “sano”. Il romanzo mi ha trasmesso positività e la mia mente si è nutrita con piacere.

Promuovo L’uomo di Marte di Andy Weir con voti eccellenti. Adesso aspettiamo il film con Matt Damon. La sua faccia mi fa incazzare, non so perché, poverino. E poi c’è anche Ridley Scott, una pietra miliare del cinema. Ha avuto i suoi alti e bassi, ma ci sta. Sono speranzoso.

Lorenzo Manara

Lorenzo Manara ha scritto il suo primo romanzo nel 2012 e da allora non può fare a meno di sedersi davanti alla tastiera del computer, la sera, per scrivere storie d'avventura fino a tarda notte.
Lorenzo Manara

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.