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24 Novembre 2019

Il mito della Terra piatta nel Medioevo

terra piatta medioevo

Nel Medioevo credevano davvero alla Terra piatta?

Oltre al buio e sudicio Medioevo noi moderni diamo per scontato un altro mito: ovvero che gli uomini medievali credessero alla Terra piatta; un sottile disco di terra tipo piadina che fluttua nell’aria, con i mari che si riversano dal bordo verso un Inferno popolato da mostri e chissà quali altri orrori ignoti.

Confutare questo mito è davvero semplice. Basta un breve articolo come quello che state leggendo e delle rappresentazioni artistiche dell’epoca.

terra piatta
Federico II attorniato dai sudditi. Particolare di miniatura dal “Exultet”, prima metà del XIII secolo.

A cosa mi riferisco? Ora ve lo dico. Avete presente i simboli del potere monarchico e imperiale? Solitamente sono tre quelli più usati: la corona, lo scettro e il globo crucigero.

Il globo crucigero è una preziosa sfera con una croce sulla sommità, quasi sempre dorata. Rappresenta la supremazia di Cristo sul mondo e, se tenuta in mano da un regnante, la legitimazione divina del potere.

Si tratta di un simbolo antico e diffusissimo. Veniva raffigurato sugli affreschi, sulle monete, sulle insegne e sui decori. Il mondo e il dominio su di esso nel palmo della mano… ovvero una sfera!

Non un disco crucigero (o una piadina crucigera), ma un globo. Dunque grazie a questa simbologia possiamo dedurre che non è vero che nel Medioevo credevano al mito della Terra piatta. O per lo meno non vi credevano gli artisti che raffiguravano globi crucigeri e coloro che conoscevano il significato dei simboli imperiali.

Non siete ancora del tutto convinti? Va bene, andiamo avanti.

“Noi chiamiamo la Terra globo. Non perché non ci siano delle irregolarità di montagne o pianure. Ma perché se consideriamo tutto l’insieme la circonferenza della Terra rappresenta un globo perfetto.”

“Il motivo per cui i giorni sono tutti uguali è la rotondità della Terra.”

“La Terra è rotonda non nel senso di uno scudo, ma piuttosto di una palla. Rotonda allo stesso modo da tutti i lati.”

Beda il Venerabile (673 circa – 735)

Beda il Venerabile era un monaco vissuto nel VII secolo, durante il periodo considerato il più buio della storia medievale. Nonostante l’epoca e la posizione geografica poco favorevole a eventuali scambi culturali (viveva nell’Inghilterra del nord, in uno sperduto monastero benedettino), Beda non credeva affatto al mito della Terra piatta.

Il monaco inglese scrisse un libro nel quale emergeva chiaramente il suo pensiero riguardo la forma della Terra, libro che venne copiato da altri monaci e così diffuso tramite i monasteri e le abbazie di tutta Europa. Esattamente come Beda molti altri sapienti scrissero volumi sul globo terracqueo. Dunque la conoscenza riguardo la forma del nostro pianeta era un fatto condiviso, su cui non è possibile avere dubbi.

L’aspetto su cui si potrebbe obiettare dinnanzi a queste prove è che derivano dal pensiero di personaggi non proprio comuni. Un monaco era uomo di cultura, sapeva leggere e scrivere. Cosa possiamo dire riguardo la gente semplice? Cosa credevano gli umili contadini analfabeti che non facevano altro che zappare la terra per la gran parte del loro tempo?

Non possiamo dirlo con certezza. Sappiamo che le monete con sopra raffigurato il globo crucigero passavano di mano in mano continuamente, attraverso numerosi paesi e vari secoli, tuttavia non è da escludere che qualcuno credesse davvero alla Terra piatta. Qualche ignorantone che si faceva abbindolare da superstizioni e dicerie c’era di sicuro. Ciò non significa però che si trattasse dell’opinione comune dato il gran numero di prove che ci sono pervenute.

Dopotutto coloro che credono al mito della Terra piatta ci sono ancora oggi, nel XXI secolo. Mi dispiacerebbe che grazie a questi individui gli archeologi del Tremila dopo Cristo pensassero che noi del Duemila siamo tutti dei dementi terrapiattisti.

Non sarebbe giusto, ecco.

Lorenzo Manara

Lorenzo Manara ha scritto il suo primo romanzo nel 2012 e da allora non può fare a meno di sedersi davanti alla tastiera del computer, la sera, per scrivere storie d'avventura fino a tarda notte. Autore del romanzo Il Ritornante.
Lorenzo Manara

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