L’Assassinio del Re ITALIANO: Misteri e Coltelli alle Crociate

Corrado del Monferrato, il Re italiano ucciso dalla setta degli Assassini. Un intrigo tra Riccardo Cuor di Leone e Assassin’s Creed
Due coltellate nel cuore. È il 28 aprile del 1192 e Corrado del Monferrato, re di Gerusalemme, cade morto in strada mentre la folla urla per l’orrore. Non è stata una battaglia a ucciderlo, ma l’attacco fulmineo di due ombre silenziose: due membri del misterioso e letale ordine degli Assassini. Un omicidio che darà inizio a un intrigo internazionale avvenuto in pieno Medioevo.
Ma fermi un attimo. Un re italiano di Gerusalemme? Alle Crociate? Eh sì, è esistito davvero. Corrado del Monferrato era un nobile cavaliere che veniva dalle terre del Piemonte. All’epoca naturalmente non esisteva ancora il Regno d’Italia. Però cominciava a prendere piede una visione proto-nazionale: da lì a un secolo, i cronisti avrebbero cominciato a definire orgogliosamente gli abitanti della penisola, da cima a fondo, gli “italiani”.
Corrado non era solo un cavaliere corazzato, ma un raffinato diplomatico e un ambizioso stratega che non aveva nulla da invidiare ai grandi sovrani del Nord Europa. Decise di partire per il Medio Oriente (la “Terra Santa”) in un momento di crisi totale. Perché sul finire del XII secolo, il Regno di Gerusalemme (lo stato fondato dai cristiani europei circa cento anni prima, proprio con la conquista di Gerusalemme) era quasi distrutto. Un famosissimo condottiero musulmano, Saladino, aveva vinto una battaglia decisiva e si era ripreso quasi tutto il territorio, inclusa la città di Gerusalemme. Ecco perché i crociati erano in grande crisi: il regno che avevano conquistato aveva perso il suo frammento più importante: la città Santa vera e propria. Ed era sull’orlo della completa distruzione.
Quando il cavaliere piemontese, Corrado, sbarcò in Terra Santa, ai cristiani era rimasta solo una piccola città sulla costa: Tiro. Tutti pensavano che Saladino l’avrebbe conquistata in pochi giorni. Invece Corrado prese il comando della difesa, respinse l’assedio dello stesso Saladino e riuscì a resistere contro ogni previsione. Trasformò quella città nell’ultima fortezza per tutti i cristiani in Terra Santa: l’ultimo baluardo che resisteva ancora, e da cui poteva ripartire un nuovo contrattacco. Ovvero una nuova crociata.
Proprio mentre Corrado difendeva Tiro, l’Europa rispose al grido d’aiuto della Terra Santa inviando la cosiddetta Terza Crociata. Fu un evento colossale, forse la crociata più importante tra tutte, perché coinvolse i sovrani più potenti dell’epoca: Riccardo Cuor di Leone (il Re d’Inghilterra), Filippo (il Re di Francia), Federico Barbarossa (l’Imperatore tedesco).
Questi grandiosi sovrani arrivarono con migliaia di navi e cavalieri per sconfiggere Saladino. Tuttavia, portarono anche le loro rivalità: inglesi e francesi non si fidavano l’uno dell’altro, e volevano decidere chi dovesse comandare il Regno.
In mezzo a questo scontro tra potenze, Corrado dovette giocare una partita a scacchi difficilissima. Da una parte combatteva contro Saladino, dall’altra doveva usare la diplomazia per convincere i grandi Re europei e i nobili locali che lui era l’unico vero leader capace di governare.
La sua ascesa al trono non fu solo una questione di spade, ma un incredibile successo politico ottenuto su tre fronti contemporaneamente:
Prestigio militare: Mentre gli altri sovrani discutevano e litigavano, Corrado aveva i fatti dalla sua parte. Era l’uomo che aveva fermato Saladino a Tiro quando tutti gli altri avevano fallito. Questo gli garantiva il rispetto totale dei soldati e dei nobili che vivevano lì stabilmente e che non volevano essere comandati da un re qualsiasi arrivato dall’Europa.
Matrimonio: Corrado capì che per essere Re non bastava essere un bravo generale, serviva il “sangue blu” locale. Con una mossa da maestro sposò Isabella di Gerusalemme, l’erede legittima del trono. Questa unione fu il suo colpo di genio: trasformò un nobile piemontese in un sovrano con il diritto legale di governare la Città Santa.
Diplomazia: In quel momento, il fronte crociato era spaccato a metà. Il Re d’Inghilterra, Riccardo Cuor di Leone, sosteneva un altro candidato. Ma Corrado fu così abile a tessere alleanze con i francesi e con i nobili del posto che, alla fine, persino Riccardo dovette cedere. Nessuno poteva negare che Corrado fosse l’unico leader capace di tenere unito ciò che restava del regno.
Nell’aprile del 1192, il consiglio dei nobili e dei capi crociati si riunì e il verdetto fu unanime: Corrado del Monferrato era il nuovo Re di Gerusalemme.
Quel nobile partito dalle terre del Piemonte toccò il punto più alto del potere medievale. Corrado era diventato ufficialmente l’uomo più influente. Motivo per cui divenne il bersaglio dei membri della setta degli Assassini, assoldati da chissà chi per farlo fuori. Un assassinio che fu organizzato pochi giorni dopo la sua elezione, e prima ancora che si celebrasse la cerimonia dell’incoronazione. Ma perché? Chi fu il mandante di quell’assassinio? La risposta è difficile quanto intrigante, perché a venire accusati d’aver ordito l’assassinio del re di Gerusalemme furono nientemeno che gli altri sovrani, e soprattutto il re inglese: re Riccardo Cuor di Leone.
Detto questo, andiamo a quel giorno di aprile, il 27 aprile per la precisione, anno 1192, e scopriamo come Corrado del Monferrato, l’italiano che divenne re di Gerusalemme, fu assassinato, in una storia medievale true crime pazzesca (con tanto di intrighi internazionali e pure la setta degli assassini di mezzo).
Per seguire al meglio la vicenda, ho deciso di percorrere vari filoni storici: ovvero la cronaca ufficiale inglese, Itinerarium Ricardi1, che difende strenuamente Riccardo Cuor di Leone dalle accuse di aver ordinato il delitto, e le cronache di area franco-orientale, come quelle dello scudiero Ernoul e Guglielmo di Tiro2.
Il misfatto si svolge a Tiro, una delle più antiche e importanti città portuali dell’attuale Libano. In questo periodo la Terra Santa è il teatro della Terza Crociata, una gigantesca spedizione militare guidata dai sovrani europei per strappare Gerusalemme al controllo del sultano Saladino.
Tutto ha inizio quando Isabella, la moglie di Corrado, si reca ai bagni pubblici. Corrado, uomo dai modi decisi e non particolarmente paziente, decide di non voler aspettare la fine del bagno della moglie per pranzare. Sentendo i morsi della fame, monta a cavallo accompagnato da soli due cavalieri. La sua idea è semplice: andare a trovare un vecchio amico, il vescovo di Beauvais, sperando di arrivare in tempo per sedersi alla sua tavola. Quando però raggiunge l’abitazione del prelato, scopre che il vescovo ha già terminato il pasto. Nonostante l’invito cortese del vescovo a restare comunque per mangiare qualcosa, Corrado rifiuta, e decide di rientrare immediatamente a casa. Le varie cronache concordano più o meno su questa parte iniziale della vicenda, anche se quella di parte inglese non si sofferma sui particolari della moglie Isabella che va ai bagni.
Il percorso verso il palazzo costringe Corrado a passare per una zona molto trafficata della città di Tiro, nota come “il Cambio”, dove si trovavano gli uffici dei cambiavalute e della dogana. Qui la strada si stringe, diventando un vicolo angusto tipico delle città medievali. Seduti ai lati della via ci sono due uomini che sembrano aspettare qualcuno. Non appena Corrado si avvicina, i due si alzano con calma, con un atteggiamento rispettoso che non desta alcun sospetto.
Uno di loro fa un passo avanti e tende una lettera verso Corrado, come se volesse consegnargli una supplica o un messaggio urgente. È il trucco perfetto: nel momento esatto in cui Corrado allunga la mano per afferrare il foglio, l’uomo estrae un coltello e lo colpisce con violenza al petto. Nello stesso istante, l’altro complice compie un gesto acrobatico e balza sulla groppa del cavallo di Corrado.
Da quella posizione elevata, il secondo sicario affonda la lama nel fianco del re, sferrando il colpo di grazia. Il marchese crolla a terra sotto gli occhi dei suoi cavalieri, impotenti davanti a un attacco così rapido e coordinato. Da veri assassini acrobatici. È la fine per il valoroso difensore di Tiro: l’uomo che aveva resistito agli assedi del Saladino viene abbattuto da due sconosciuti in un vicolo polveroso.
Secondo alcune cronache, i due furono catturati e torturati, ma non rivelarono nulla che potesse portare ai veri mandanti. Morirono felici, portando il segreto nella tomba. Ma anche senza confessione, tutti sapevano bene chi fossero: assassini, i seguaci del veglio della Montagna. Il misterioso capo della setta degli Assassini che risiedeva in una sperduta fortezza tra le montagne della Siria. Secondo le leggi di questo gruppo, il Veglio aveva il potere assoluto di condannare a morte chiunque ritenesse indegno di vivere o pericoloso per i suoi interessi. Una volta emessa la sentenza, non c’era modo di sfuggire ai suoi esecutori.
Il sistema educativo di questa setta era incredibilmente avanzato e crudele. Fin da piccoli, molti ragazzi nobili venivano portati nel palazzo del Veglio per essere addestrati. Non imparavano solo a combattere, ma ricevevano un’istruzione superiore: studiavano diverse lingue e culture straniere. Questo serviva a trasformarli in spie perfette, capaci di infiltrarsi in qualsiasi corte europea o mediorientale senza bisogno di interpreti e senza mai destare sospetti.
La loro era una fede oscura e radicale. Quando un giovane veniva giudicato pronto, il Veglio lo chiamava a sé e gli ordinava di eliminare un potente nemico in cambio del perdono di ogni peccato. Ricevevano in dono un coltello dalla lama lunghissima e affilata, diventando strumenti di morte nelle mani del loro capo. Partivano immediatamente, pronti a servire il loro bersaglio anche per anni, integrandosi nella sua vita quotidiana. Non temevano la morte, perché erano convinti che quel sacrificio avrebbe garantito loro la gloria eterna in paradiso.
Il potere del Vecchio della Montagna non si basava solo sulla violenza, ma su una devozione totale e quasi ipnotica che i suoi seguaci gli giuravano. Esiste un racconto leggendario, tramandato dalle cronache dell’epoca, che illustra perfettamente questo legame inquietante. E che fa da ispirazione per un’intera saga di videogiochi famosissimi, che molti di voi conosceranno bene.
Si narra che il conte Enrico di Champagne, durante un viaggio, sia andato a trovare il Signore degli Assassini nelle sue terre. Per accoglierlo con i dovuti onori, il leader della setta lo accompagnò a visitare uno dei suoi castelli più imponenti, caratterizzato da una torre altissima.
Sulla sommità della torre, affacciati a ogni feritoia, c’erano due uomini vestiti con tuniche bianche immacolate. Il Vecchio della Montagna, rivolgendosi a Enrico, disse con orgoglio che i suoi uomini erano pronti a fare per lui cose che nessun soldato europeo avrebbe mai sognato di fare per il proprio sovrano. Il conte, scettico, rispose che forse era vero, ma non sembrava troppo convinto. Allora il Signore degli Assassini fece un semplice cenno e gridò un ordine verso l’alto.
Senza un istante di esitazione, due degli uomini appostati sulle feritoie si lanciarono nel vuoto, sfracellandosi al suolo davanti agli occhi inorriditi del conte. Enrico rimase pietrificato, ammettendo che nessuno dei suoi cavalieri avrebbe mai mostrato una simile obbedienza cieca. Il Vecchio, quasi divertito dallo stupore del suo ospite, si offrì persino di far saltare giù tutti gli altri, ma il conte lo pregò di fermarsi immediatamente. Molti di voi appassionati di videogiochi hanno già riconosciuto questo “salto della fede” che fa da pilastro per il videogioco dedicato alla saga degli assassini: Assassin’s Creed.
Insomma, i cristiani conoscevano le leggende sugli assassini, ed erano certi che fosse loro. A questo punto, restava da capire chi li avesse assoldati. Ed ecco come le cronache differiscono su questo punto.
Secondo alcuni, Corrado aveva litigato ferocemente con Riccardo Cuor di Leone poco tempo prima, anche perché il sovrano inglese non aveva mai approvato la sua elezione. Riccardo Cuor di Leone aveva patteggiato per un altro pretendente al trono. D’altro Canto, secondo le cronache inglesi del tempo, Corrado e Riccardo erano invece amiconi. Così tanto che quando Corrado fu trasportato morente nel suo palazzo, prima di spirare, affidò un incarico preciso a sua moglie, Isabella di Gerusalemme: difendere la città di Tiro con ogni mezzo e non consegnarla a nessuno, se non a Re Riccardo Cuor di Leone o al legittimo erede al trono.
Insomma, il caos politico aveva travolto l’Occidente, e la macchina della propaganda aveva già cominciato a mettersi in moto. Propaganda che coinvolse persino lo stesso Corrado. Oltre alle trame politiche tra re e regnanti, esiste una versione dei fatti più cattiva, che vede nello stesso signore del Monferrato il colpevole di tutto quanto, vista la sua arroganza e cupidigia.
Si dice infatti che, poco tempo prima, una nave mercantile appartenente agli abitanti delle terre degli Assassini arrivò nel porto di Tiro. Corrado, descritto in questo frangente come un uomo avido di guadagno, decise di sequestrare il carico, prendendo per sé tutto ciò che desiderava. I mercanti, derubati in quello che doveva essere un porto sicuro, andarono a protestare direttamente da Corrado, supplicandolo in nome di Dio di restituire i loro beni. Corrado, però, li liquidò con disprezzo: disse loro che non avrebbero avuto nulla e che avrebbero fatto meglio a preoccuparsi di non perdere anche il resto.
Davanti a tanta arroganza, i mercanti lo avvertirono che avrebbero riferito tutto al loro signore, il Veglio della Montagna. Corrado, incurante del pericolo, rispose che potevano andare a lamentarsi dove volevano. Fu a questo punto che intervenne un personaggio oscuro, tale Bernardo del Tempio, probabilmente un cavaliere templare, che propose una soluzione spietata: “Ti libererò io di questa gente, così non se ne sentirà più parlare”. Questo templare fece annegare i mercanti in mare, convinto che il silenzio dell’acqua avrebbe protetto il loro segreto. Un templare misterioso che sembra uscito da un capitolo del videogioco Assassin’s Creed, dove templari e assassini sono nemici giurati. Altro elemento ricorrente che ormai fa parte dell’immaginario collettivo.
Ma nulla restava segreto al Veglio della Montagna. Quando seppe del furto e della morte dei suoi uomini, inviò un primo messaggero per chiedere giustizia, ma Corrado rifiutò ancora. Seguì un secondo avvertimento, molto più cupo: se i beni non fossero stati restituiti, il marchese l’avrebbe pagata con la vita. Al terzo rifiuto, il Signore degli Assassini passò ai fatti. Scelse due dei suoi uomini migliori e li mandò a Tiro con un ordine preciso: uccidere il marchese.
Per non destare sospetti, i due sicari misero in atto un piano di infiltrazione a lungo termine. Arrivati in città, finsero di convertirsi al cristianesimo per integrarsi perfettamente nella società locale. Erano diventati delle “cellule dormienti”, ombre silenziose pronte a colpire non appena il loro bersaglio avesse abbassato la guardia. Cosa che avvenne, tra le strade di Tiro.
La storia, però, non finisce qui. L’intrigo è appena iniziato. Secondo un altro cronista inglese, William of Newburgh3, quando la notizia della morte di Corrado arrivò in Occidente, re Filippo di Francia reagì con un misto di dolore e strategia politica. Corrado era suo amico, ma la sua scomparsa gli offriva l’arma perfetta per distruggere la reputazione del suo grande rivale, il re inglese Riccardo Cuor di Leone. Sebbene Riccardo fosse ancora impegnato a combattere a migliaia di chilometri di distanza, in Terra Santa, Filippo iniziò a comportarsi come se la sua vita fosse in pericolo imminente.
Il sovrano francese stravolse le abitudini della corte. Contrariamente a quanto avevano fatto i suoi antenati per secoli, non si muoveva più liberamente tra la sua gente. Si circondò di una scorta armata permanente, agendo come se temesse di essere colpito da un momento all’altro. Questa mossa serviva a far credere a tutti che Riccardo avesse già assoldato dei sicari orientali per ucciderlo. Il clima divenne così teso che persino i nobili abituati a frequentarlo rischiarono di essere aggrediti dalle guardie solo per essersi avvicinati troppo al re.
Per ufficializzare queste accuse e infiammare l’opinione pubblica contro l’Inghilterra, Filippo convocò un grande consiglio a Parigi, riunendo i vescovi e i nobili più influenti del regno. Davanti a questa platea, presentò l’omicidio di Corrado non come un atto isolato, ma come la prova di un piano diabolico orchestrato da Riccardo. Arrivò persino a mostrare delle lettere, sostenendo che gli fossero state inviate da persone autorevoli per avvertirlo: il re d’Inghilterra aveva già sguinzagliato i suoi assassini, in viaggio verso la Francia. Insomma, vi erano i presupposti per dare inizio a una guerra contro l’Inghilterra.
Il discorso di Filippo a Parigi non convinse proprio tutti. Certo, molti cortigiani risposero con la solita adulazione, dando ragione al sovrano sia sulla sua sicurezza che sulla necessità di vendicarsi. Ma tra i presenti c’erano anche menti più sagge e prudenti, che non esitarono a frenare gli ardori del re francese con parole pesanti.
Questi consiglieri fecero notare che non era onorevole attaccare un uomo mentre si trovava in Terra Santa per combattere in nome di Cristo. Filippo doveva rispettare il codice della cavalleria e le leggi della Chiesa: Riccardo era un “pellegrino” sotto la protezione del Papa, e colpire i suoi territori in sua assenza avrebbe scatenato l’ira del pontefice e una sicura scomunica. “Aspetta che torni,” suggerirono i saggi, “se non saprà discolparsi o riparare ai suoi torti, allora la giustizia sarà dalla tua parte.”
Messo alle strette dalla logica e dal timore di uno scandalo religioso, il re di Francia dovette placare la sua furia, almeno apparentemente. Tuttavia, secondo il cronista inglese, quella tregua era solo una facciata. Non potendo invadere apertamente le terre di Riccardo, il re di Francia iniziò a tramare nell’ombra, cercando alleati ovunque per destabilizzare il regno inglese.
Poi arrivò un colpo di scena degno di un moderno thriller politico. In Europa iniziarono a circolare delle lettere misteriose che provenivano direttamente dal Vecchio della Montagna.
Questi documenti erano straordinari già alla vista: erano scritti contemporaneamente in caratteri ebraici, greci e latini, rendendo il messaggio leggibile a tutti i dotti del continente. Ma il dettaglio più inquietante riguardava il materiale usato per la scrittura. Non si trattava di comune inchiostro, ma di un liquido rossastro ricavato dal sangue della patella, un mollusco marino, che conferiva al testo un aspetto unico, quasi leggendario.
Un testimone oculare dell’epoca, considerato un uomo assolutamente degno di fede, raccontò di aver visto e letto personalmente queste lettere quando furono consegnate ufficialmente a Re Filippo, a Parigi. Il contenuto di quei fogli era destinato a smontare pezzo per pezzo l’intero castello di accuse costruito contro Riccardo Cuor di Leone.
In quelle righe scritte col sangue, il Signore degli Assassini prendeva la parola per rivendicare con orgoglio l’omicidio di Corrado, spiegando le proprie ragioni e negando con forza che Riccardo avesse mai avuto un ruolo nella vicenda. Ecco il contenuto della lettera:
“Il Vecchio della Montagna saluta i Principi e tutto il Popolo della Fede Cristiana. Abbiamo saputo che molti accusano l’illustre Re Riccardo d’Inghilterra per l’uccisione del marchese di Monferrato, sospettando che dietro ci siano vecchi rancori nati in Oriente. Per onore e per ripulire il nome del re da questa macchia ingiusta, abbiamo deciso di rivelare la verità, che finora avevamo tenuto segreta. Non vogliamo che un innocente paghi per le nostre azioni.”
Il tono si fa poi più duro e solenne, quasi un avvertimento a chiunque osi sfidare la setta: “Chiamiamo a testimone Dio: il marchese non è morto per colpa di Riccardo. È morto perché ci aveva offeso e, nonostante i nostri avvertimenti, non ha voluto rimediare ai suoi torti. È stato ucciso dai nostri agenti secondo la nostra volontà. Come sapete, noi avvertiamo sempre chi ci danneggia; se veniamo ignorati, la vendetta arriva per mano dei nostri servi fedeli, che non temono la morte perché sanno che Dio li ricompenserà.”
Infine, il capo degli Assassini smonta anche l’ultima bugia del re di Francia: “Sappiamo che si dice che Riccardo ci abbia convinti a tendere agguati al Re di Francia. Questa è un’invenzione totale. Riccardo non ci ha mai chiesto nulla del genere e noi, per il nostro onore, non faremmo mai del male a un uomo che non ci ha fatto nulla. Addio.”
Con queste parole scritte col sangue, il misterioso leader d’Oriente scagionò completamente il Cuor di Leone. Non appena le lettere vennero lette solennemente davanti a tutta la corte, l’atmosfera a Parigi cambiò istantaneamente. Davanti ai suoi nobili e ai prelati, il re di Francia dichiarò che Riccardo d’Inghilterra era stato scagionato in modo onorevolissimo da quell’accusa infamante. Con un tono quasi conciliante, aggiunse che non avrebbe avuto difficoltà, in futuro, a stringere di nuovo un’alleanza con lui. Affermò che l’unica vera ragione del suo allontanamento e della sua ostilità era stata proprio il sospetto che Riccardo avesse fatto uccidere il suo carissimo amico Corrado.
Insomma, la questione finì a tarallucci e vino. Perché? Be’, perché si stava trascinando da troppo tempo e senza portare da nessuna parte. Riccardo Cuor di Leone sarebbe tornato chissà quando, e il re di Francia non poteva continuare la farsa o avrebbe rischiato di passare lui da scemo. Insomma, era il momento di tagliarla lì. La lettera, a tal proposito, fu un espediente perfetto, che avrebbe salvato la faccia a tutti. Riccardo fu scagionato, e il re di Francia fece bella figura perché riconobbe l’innocenza dell’avversario con dignità e magnanimità, virtù del perfetto e bravo sovrano.
Una lettera che, manco a dirlo, io ritengo fasulla.
Ciò che è certo è che questo episodio segnò la fine di un’epoca. La Terza Crociata, iniziata con la grande speranza di riconquistare Gerusalemme, terminò con un compromesso diplomatico e una scia di sangue che arrivava fino ai palazzi d’Europa. La setta degli Assassini, inoltre, entrò definitivamente nel mito. La loro capacità di colpire chiunque, in qualunque luogo, e la loro fedeltà assoluta al Veglio della Montagna alimentarono leggende che arrivano fino ai giorni nostri, ispirando romanzi, film e celebri saghe di videogiochi. Quel giorno nel vicolo di Tiro, non morì solo un sovrano italiano, ma nacque una delle leggende più oscure e avvincenti di tutti i tempi.
Se questa storia ti ha appassionato, seguimi. Grazie mille e alla prossima!
- Riccardo di Templo (attr.), Itinerarium Peregrinorum et Gesta Regis Ricardi, Libro V, Capitolo 27, XII-XIII secolo ↩
- Ernoul e Guglielmo di Tiro, L’Estoire de Eracles / Chronique d’Ernoul et de Bernard le Trésorier, fine XII secolo ↩
- Guglielmo di Newburgh, Historia Rerum Anglicarum, Libro IV, Capitoli 24-25, fine XII secolo. ↩
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