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4 Aprile 2017

20 anni di Harry Potter: una recensione sincera

harry potter recensione sincera

Ho riletto il primo libro di Harry Potter dopo 20 anni, ecco cosa ne è venuto fuori.

Difficile discutere di un fenomeno culturale così vasto come quello di Harry Potter; si rischia sempre di fare incazzare qualcuno. Siamo partiti nel 1997 con un breve libro per bambini e siamo arrivati nel 2017 a una saga cinematografica che ha superato in ricavi tutti e ventiquattro i film di James Bond messi assieme. Quest’anno il maghetto di J. K. Rowling festeggia venti candeline e credo che tale ricorrenza sia l’occasione perfetta per fare le pulci all’opera narrativa più famosa del nostro tempo. Com’è invecchiato Harry Potter? Adesso che abbiamo la pancia piena siamo in grado di giudicare l’effettivo valore della saga? Dopo vent’anni ho deciso di rileggere il primo libro Harry Potter e la pietra filosofale, ed ecco quello che ne è venuto fuori. Diamoci sotto.

Harry è un ragazzino un po’ invadente. Nonostante vogliano propinarcelo come povero incompreso, fin dalle prime pagine de “La pietra filosofale” assistiamo alla formazione di una conca gravitazionale che permette al bambino sopravvissuto di attrarre a sé ogni genere di evento, positivo o negativo che sia. Egli è il centro dell’universo in varie e differenti declinazioni: vittima di abusi fisici e psicologici da parte dei parenti babbani, e vera celebrità fra i maghi. La cicatrice sulla fronte è l’emblema di uno status da privilegiato, stemma di riconoscimento che gli vale una pacca sulla spalla e un ringraziamento da parte dei maghi che lo incontrano a fronte di qualcosa che, di fatto, non ha compiuto: battere Voldermort.

Già, perché a battere Voldemort non è stato Harry Potter, ma sua madre. E come ha fatto la mamma di Harry ha sconfiggere il Signore Oscuro? Be’, con la forza dell’amore, la più potente delle energie universali. Ciò che lascia certamente perplessi è il fatto che il Signore Oscuro si faccia sorprendere da qualcosa che dovrebbe aver visto migliaia di volte. Quante famiglie ha sterminato prima di arrivare a Harry? Sembrerebbe che fra tutte le mamme uccise da Voldemort solo quella di Harry amasse davvero suo figlio.

“Statemi bene a sentire, bambini. Se siete dei personaggi secondari probabilmente vostra madre non vi ama abbastanza.”
J. K. Rowling, 1997

Nonostante la variegata sequela di violenze minorili messe in atto dagli zii, Harry riesce finalmente a ricevere la lettera che annuncia la sua appartenenza al mondo magico: potrà frequentare le lezioni della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts! Nella busta con la convocazione è allegata la lista dei libri di testo da acquistare, compreso l’elenco degli animali da compagnia che sono ammessi a Scuola, ovvero “gatti oppure rospi oppure gufi”.

Harry sceglie di portarsi dietro una civetta (che tecnicamente non è un gufo, ma appartiene comunque alla famiglia degli Strigidi perciò gliela diamo per buona). Ron invece se ne esce con un ratto. A parte il fatto che sulla lettera non c’è scritto che è possibile avere un ratto, nessuno ha pensato all’aspetto sanitario della questione? Hogwarts sarà pure una buona scuola di magia, ma in materia igienica è decisamente inadeguata per accogliere bambini di undici anni. Lee Jordan, altro studente, possiede addirittura una stramaledetta tarantola. Ma siamo pazzi? Già ce li vedo i genitori che organizzano una manifestazione di protesta sul gruppo WhatsApp “Mamme della II C – Grifondoro“.

Ma forse sto esagerando. Dopotutto le mura di Hogwarts ospitano cose ben peggiori dei ratti, come ad esempio:

  • giganteschi e famelici cani a tre teste
  • serpenti assassini nelle tubature
  • alberi che possono ucciderti in giardino
  • dissennatori che succhiano l’anima

Hagrid dice che Hogwarts è “Il posto più sicuro del mondo”. Certo, Hagrid, come no.

Come abbiamo detto, il vero potere di Harry è attrarre a sé gli eventi che consentono alla trama di andare avanti. A tal proposito, durante le vacanze di Natale, gli viene donato il mantello dell’invisibilità. Scopriremo nei libri successivi che tale oggetto è uno dei tre doni della morte.

Albus Silente in persona, preside della Scuola, regala a Harry un oggetto magico leggendario. Cavolo, non sarà un tantino eccessivo? Mi ricorda quando giocavo a Dungeons and Dragons e il Master mi concedeva per errore di valutazione un artefatto magico potentissimo. Inutile dire che l’equilibrio di gioco si rompeva e l’avventura andava completamente a puttane (fra l’altro, se non volete compiere lo stesso errore del mio vecchio Master, vi consiglio la lettura della guida su Come creare un’avventura GDR).

Grazie al mantello, Harry se la spassa allegramente. Lo vediamo entrare nella sezione proibita della biblioteca per rubare dei libri e intrufolarsi un po’ dappertutto, sgraffignando cose e origliando conversazioni private. Piccolo bonus: Harry nel film se ne va a giro per il castello nascosto sotto il mantello, con il braccio teso che regge una lanterna. Nessuno gli ha spiegato che tenere il braccio di fuori annulla i benefici derivanti dall’invisibilità?

harry potter recensione sincera

Tanto vale non usarlo quel cacchio di mantello.

Più tardi, Harry, Ron e Hermione vengono sorpresi a girellare di notte per i corridoi di Hogwarts e per questo dovranno scontare una punizione: girellare di notte per la foresta proibita. Wow. Un occhio per occhio così non si vedeva dai tempi della Bibbia.

Insomma, i professori di Hogwarts permettono che dei bambini di undici anni vengano mandati nella foresta che, ricordiamo, è proibita; infischiandosene delle voci che girano sul possibile ritorno di Voldemort. Questo però è il minore dei problemi. Stiamo infatti assistendo al primo (e di certo non ultimo) paradosso della saga fantasy più remunerativa di Hollywood: come è possibile scontare una punizione per aver contravvenuto alle regole in un luogo nel quale si contravviene alle regole solamente entrandoci?

Pensateci: Harry , Ron e Hermione potrebbero essere puniti mentre sono in punizione.

Ma andiamo avanti. Nella foresta proibita succedono cose strane e, come da migliore tradizione horror anni’ 90, i personaggi si dividono. Harry si ritrova da solo di fronte a nientepopòdimenoché Tu-sai-chi, alias Lord Voldemort. Siamo alla resa dei conti. Il Signore Oscuro è debole, ma davanti a sé ha solo un bambino e può facilmente terminare ciò che aveva iniziato undici anni prima. Harry di contro non fa niente, nemmeno mette mano alla bacchetta. Potrebbe tirargli addosso un incantesimo. O un sasso. Ma niente, Harry preferisce titubare e aspettare. Aspettare cosa? Il Deus Ex Machina, è ovvio.

Un centauro, che passava giusto di lì, salva Harry. Riapparirà un’altra volta dopo quattro libri e poi non lo rivedremo mai più. Questo evento innesca nel trio di amici la voglia pazzesca di andare a cercare la pietra filosofale.

La pietra filosofale è un oggetto magico che non deve finire in mani sbagliate, e per questo è stata nascosta nel posto comunemente riconosciuto come il più sicuro del mondo: Hogwarts. Per assicurarsi che nessuno riesca a trovarla, Silente escogita un dungeon con un sistema di chiusura a tre porte.

  1. Un immenso cane a tre teste fa la guardia alla prima porta. Si addormenta se gli fai ascoltare un brano musicale.
  2. La seconda porta è chiusa a chiave e per aprirla bisogna acchiappare la giusta chiave volante.
  3. La terza porta può essere oltrepassata dopo aver vinto una partita a scacchi.

Ed ecco tutto. Questo è il meglio che ha saputo fare uno dei maghi più potenti del mondo. A giudicare dalle sue capacità organizzative lo trovo un po’ sopravvalutato come preside. Non sto dicendo che non sia bravo con gli incantesimi, eh, però dai. Il cane che si addormenta con la musica: non c’è neanche bisogno di commentare.

A riprova del fatto che le difese escogitate da Silente siano inadeguate, i tre bambini protagonisti di questa storia superano tutte e tre le prove senza problemi. Harry attraversa l’ultima porta e si ritrova a fronteggiare il cattivo nello scontro finale: nientepopòdimenoché l’insegnante di Difesa contro le Arti Oscure, che ha nascosto la faccia di Voldemort dietro la propria nuca per tutto il tempo.

Giunto al termine del libro, Harry avrà sparato sì e no un paio di incantesimi risolutivi. Finora se l’è sempre cavata grazie all’aiuto esterno, rivelandosi un protagonista alquanto passivo. Come si comporterà di fronte al Signore Oscuro che ha ucciso i suoi genitori? Una palla di fuoco ci sta tutta, no? Macché. Come nella foresta proibita, Harry resta immobile ad aspettare. E noi sappiamo benissimo cosa aspetta: il Deus Ex Machina, il salvataggio in extremis che, anche in questo caso, è l’ammore.

Il Signore Oscuro allunga le mani per toccare Harry, e la pelle del bambino sopravvissuto comincia a bruciare perché la protezione magica della madre è ancora forte. Poi Harry si ritrova la pietra filosofale in tasca. Fine.

harry potter buchi di trama

Evviva Harry! Fortissimo.

Aspettate un attimo. E la pietra filosofale? Come ha fatto a finire nella tasca del grembiulino di Harry? A spiegarcelo è Silente in persona, alla fine del libro. In pratica l’ultima protezione ideata dal preside permetteva che soltanto chi volesse trovare la pietra senza usarla sarebbe stato in grado di recuperarla. Trovarla, ma non usarla, queste le esatte parole. Vecchio volpone, lo vedete che faceva solo finta di essere scemo? Questa rivelazione però ci permette di analizzare la situazione da un nuovo punto di vista: gli sforzi che Harry ha intrapreso per recuperare la pietra sono stati un rischio del tutto superfluo poiché Voldemort non avrebbe mai potuto prendere la pietra da solo. Anzi, giocando a fare il piccolo Sherlock Holmes e recuperando la pietra filosofale, Harry ha messo in pericolo l’intero pianeta inutilmente.

I professori però sembrano pensarla diversamente. Non soltanto Harry e i suoi fantastici amici non vengono puniti, espulsi e radiati dall’albo, ma vengono addirittura premiati. Cento punti a Grifondoro per aver quasi consegnato la pietra filosofale nelle mani dell’Oscuro Signore! Applausi, pacche sulle spalle, tarallucci e vino. Nella sala della festa i maghetti sembrano tutti contenti, ma in un angolo si intravede una figura. È l’unico personaggio triste di tutta la vicenda; qualcuno che ha fatto molto, ma che non ha ricevuto alcun ringraziamento. Senza di lui, Harry non avrebbe potuto partecipare alla festa perché chiuso in una bara di legno, sepolto sottoterra. Un individuo fondamentale, che apparirà più volte in tutti e sette i libri della saga. Di chi sto parlando? Ma del signor Deus Ex Machina alias Tu-non-sai-quanti-buchi-nella-trama-ci-sono. Poveraccio.

A una nuova lettura, questo è quello che ho trovato in Harry Potter e la pietra filosofale: un libro per bambini dalle idee interessanti, ma dall’elevata presenza di errori strutturali e stilistici. Quando avevo tredici anni, la prima volta che lo lessi, queste cose non le notai. Però ricordo perfettamente che non mi piacque e non riuscii nemmeno a finirlo. Lo trovai noioso. Lo avevo preso in prestito alla biblioteca della scuola, e feci finta di averlo letto fino in fondo perché altrimenti non avrei potuto lasciarlo per sceglierne un altro. Funzionava così nella mia scuola, c’era una sorta di programma sperimentale per incentivare i bambini a leggere, e ciascuno di noi doveva prendere un libro al mese dalla biblioteca.

Insomma, non mi piacque affatto. Ma poi uscì il film. Lo andai a vedere al cinema con gli amici e lo trovai migliore del libro. Mi recai alla libreria a comprare il secondo libro, il terzo e il quarto. Li lessi tutti di fila nell’estate di passaggio fra le medie e le superiori e caddi nel vortice fino ad appassionarmi. Come mai avevo cambiato idea? E’ stato il film? Il martellamento mediatico mi ha fatto il lavaggio del cervello?

Non lo so. Sta di fatto che sono cresciuto con Harry Potter, libro dopo libro, fino alla sua conclusione. E con me è cresciuta pure J. K. Rowling, che ha iniziato La Pietra filosofale con una scrittura alquanto mediocre e immatura, fino ad arrivare a un livello di padronanza tale che oggi le consente di spaziare persino fra generi diversi, dal fantasy al thriller. Praticamente la scrittrice più ricca del mondo ha imparato a scrivere scrivendo Harry Potter. Ed è grazie a lei che forse molti bambini hanno imparato a leggere.

Arrivati a questo punto vi starete chiedendo da che parte sto. Vi vedo già col dito pronto sul tasto dei commenti, indecisi se difendere a spada tratta il vostro libro preferito. Volete sapere cosa penso realmente di Harry Potter? Be’, la mia parte razionale mi suggerisce che dopo questa rilettura, a distanza di 20 anni dalla prima pubblicazione, Harry Potter e la pietra filosofale è un libro per bambini dalla scarsa rilevanza letteraria. Esistono tantissime storie scritte per i più piccoli di gran lunga superiori rispetto a questa.

La mia parte nostalgica però si ricorda dei bellissimi pomeriggi passati a leggere. Ero poco più di un bambino, e ai bambini basta poco per divertirsi, loro con la fantasia sono in grado di compensare tutte le mancanze del mondo che li circonda. Certo, sarebbe meglio far leggere alle giovani menti in apprendimento opere che siano eccellenti in tutto, ma chi sono io per giudicare un fenomeno culturale così gigantesco?

Perciò voglio terminare l’articolo così, quasi in sospeso. Nessuna sentenza definitiva. Vi lascio piuttosto con una domanda, la vera domanda che mi assilla da sempre, fin da quando ho cominciato a leggere le avventure di Harry, quel pomeriggio di circa vent’anni fa:

I maghi interrompono il loro ciclo di studi “babbani” a undici anni per concentrarsi solo ed esclusivamente sugli studi magici. Considerato che nessuno di loro tocca più un libro di matematica o grammatica, allora la comunità dei maghi è composta da semi-analfabeti fermi a un livello d’istruzione da quinta elementare?

Grazie per essere arrivati in fondo a questo lunghissimo articolo. Ci leggiamo alla prossima ;)

Lorenzo Manara
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