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4 luglio 2017

Farsi piacere un libro per forza

farsi piacere un libro per forza

Quando ci facciamo piacere un libro per forza

Le valutazioni che compiamo ogni giorno sono distorte da bias cognitivi. Accade molto di frequente che ci si faccia piacere qualcosa forzatamente, in tutti gli ambiti della nostra esistenza. Valutiamo positivamente prodotti di moda costosi ai quali però non avremmo rivolto neppure un’occhiata se li avessimo trovati stesi su una bancarella, idolatriamo celebrità convinti che la loro musica sia il massimo della poesia umana e mentiamo perfino sul cibo. Gli schemi mentali e i pregiudizi influenzano addirittura le papille gustative, come dimostrato da numerosi esperimenti sociali e pubblicitari.

Crediamo di essere liberi, ma le nostre scelte sono influenzate da una miriade di elementi che a volte trascendono l’esperienza. Tempo fa ero un assiduo frequentatore di locali (oddio, si parla di dieci anni fa ormai. Dieci? Cristosanto). Ce n’era uno in particolare dove ogni venerdì, per un intero anno, mi ritrovavo a trascorrere la serata fino a chiusura. Camicia, scarpe lucide, e sorrisoni. Ci divertivamo un sacco. O forse no? Ricordo di ore intere passate a ballare davanti al muro di casse, il dj nostro amico che ci passava le bevute omaggio… All’apparenza sembravo felice. Ma di tutta quella roba non me fregava proprio niente. Per un anno intero (e sicuramente qualcosa di più) mi ero imposto uno schema mentale convincendomi che fosse divertente. E invece non lo era.

Tutto questo accade anche con i libri. Moby Dick è un classico della letteratura e lo conoscono tutti, perfino coloro che si sono fermati alla terza elementare. Ma chi lo ha letto? Io ci ho provato e vi devo confessare che è stata una tortura. All’ennesima divagazione biologica sulla natura scheletrica dei cetacei volevo bruciare il libro e gridare al mondo che era uno schifo. Sapete invece cosa ho fatto? Ho continuato, e dopo circa tre-quattro mesi di agonia sono arrivato in fondo. Sono sceso in strada e ho gridato a tutti quanto fosse bello.

Già, ho mentito. Mi convinsi che quella scrittura, che gli spiegoni e le infinite digressioni fossero pura arte letteraria di così elevata caratura da risultare noiosa. Capite? Arte=Noia. Be’, un’equazione proprio sbagliata. Non c’è niente di più sbagliato che accettare qualcosa senza comprenderla.

Non fraintendetemi. Se avessi gridato al mondo che Moby Dick fa schifo avrei comunque sbagliato. Perché per esprimere un’opinione ci vuole cura scientifica, ed è necessario possedere gli strumenti adatti per la decodifica di concetti e strutture. Avevo questi strumenti quando lessi Moby Dick per la prima volta? Non credo proprio. Negli ultimi anni ho studiato molto, ma sono sicuro che neppure oggi riuscirei a coinvolgermi. E sono sicuro anche che nessun cittadino del ventunesimo secolo possa farlo. Nell’articolo sul Don Chisciotte spiego meglio cosa intendo dire.

Insomma, il sistema di valutazione umana è fatto di compromessi fra la conoscenza individuale, gli schemi mentali e il pregiudizio. Un bel casino, vero? Ma adesso arriva la vera domanda, occhio: ci sono dei libri che vi siete fatti piacere per forza? E quali?

Provate a scavare dentro di voi. Magari trovate la risposta.

Lorenzo Manara

Lorenzo Manara

Da grande voglio fare lo scrittore, ma mi vedrei bene anche come chitarrista elettrico di una hard rock band. Nel frattempo scrivo romanzi e li pubblico su Amazon, che nel cassetto non ho più posto.
Lorenzo Manara

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4 Comments on “Farsi piacere un libro per forza

Cristina
6 luglio 2017 a 9:55

Beh, per quanto riguarda i libri del programma scolastico penso che la questione non si ponga…nel senso che fanno parte della conoscenza di base che volenti o nolenti, appassionati oppure no, “ce tocca”. Invece per quanto riguarda la lettura in generale… “Gomorra”, me lo sono fatto piacere perché il momento e il grande successo spacciato per rivoluzionario era predominante, ma dal punto di vista letterario – confesso – non lo rileggerei manco pagata!

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Lorenzo Manara
10 luglio 2017 a 14:07

Condivido quello che hai scritto riguardo Gomorra. Anche io me lo sono fatto piacere, ma a distanza di tempo mi sono reso conto che come romanzo non è granché.

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silviacavalieri
4 luglio 2017 a 19:55

Io ho sempre pensato che, per una specie di rispetto per il lavoro dello scrittore, fosse mio “compito-dovere” di lettore, leggere un libro fino in fondo. Penso che questa decisione eroica non sia del tutto sbagliata, perché, molto spesso, l’avvio dei libri è farraginoso e scoraggiante, ma il prosieguo diventa semper più interessante e avvincente e perché reputo che ci voglia un po’ di tempo per digerire il “respiro” dello scrittore. Non mi è piaciuto la “Fata carabina” di Daniel Pennac, al punto che , superati tutti i miei scrupoli, l’ho lasciato dopo le prime pagine, ho odiato fortemente Orcynus Orca di Stefano D’arrigo e l’ho abbandonato assai presto, pur avendo a quel tempo un’età verdissima, che mi rendeva paziente e avida di esperienze letterarie. Molte lune fa, ero una studentessa diligente e volenterosa, ma, se avessi potuto, non avrei letto i Promessi sposi e tantomeno “Il giorno” del Parini. Dirò di più: al liceo ero così corrotta che mi ero venduta il senso critico per i buoni voti in italiano scritto, ed ecco spiegato il mio ottimo punteggio all’esame di maturità. Confesso: ho mentito sfacciatamente, lodando la vergine cuccia delle Grazie alunna!!!

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Lorenzo Manara
4 luglio 2017 a 23:15

Il lettore ha tutto il diritto di mollare un’opera per noia. E non lo dico io, ma qualcuno infinitamente più autorevole di me :)
Da giovani si è più propensi a mentire a sé stessi. Accade per qualsiasi cosa, non soltanto con i libri. Credo riguardi l’ovvia inesperienza di vita, e forse la necessità di formare il proprio carattere sull’imitazione. I ragazzi tendono a rubare tutto ciò che li circonda, e facendo questo colgono il bello e il brutto. L’importante è riconoscere le proprie “bugie culturali”. Ammetterlo significa raggiungere un nuovo grado di consapevolezza. Un po’ come hai fatto tu, Silvia.

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